In montagna il Parmigiano ha superato il 22% della produzione totale

PARMIGIANO-FORMA

Claudio Ferri

REGGIO EMILIA – L’orizzonte, non tanto lontano per il Consorzio del Parmigiano Reggiano, è la montagna, con le sue forme di eccellenza.  

La presentazione della 60a Fiera del Parmigiano a Casina, nel reggiano, è stata l’occasione per ribadire l’impegno dell’ente sul ‘re dei formaggi’, in particolare quello di montagna che si conferma il più importante formaggio Dop ottenuto, appunto, in quota, con oltre il 22% della produzione totale.

I nuovi dati forniti dal Consorzio confermano che nel 2025 la produzione degli 82 caseifici di montagna della Dop (situati nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna a sinistra del fiume Reno) ha superato le 921.000 forme, con un aumento del +4,2% sul 2024 e del +20,4% sul 2016, anno in cui è stata inaugurata la politica del Consorzio di rilancio e valorizzazione. Inoltre, nei primi sei mesi del 2026 la produzione in montagna ha segnato un +5,9% sullo stesso periodo del 2025, superiore al +5,5% della media comprensoriale. 

Cresce in parallelo anche la produzione di latte, che tocca quota 436.000 tonnellate (+2,6% sul 2024 e +14,7% sul 2016), grazie al lavoro dei 785 allevatori oggi attivi sull’Appennino emiliano (pari al 36,8% degli allevatori totali che conferiscono il latte per la Dop).

Si conferma la più importante Dop italiana: il Consorzio spinge su una ulteriore valorizzazione del prodotto appenninico

Un impulso fondamentale è arrivato anche dal lancio nel 2016 della certificazione Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna”, pensata per dare maggiore sostenibilità economica al territorio e offrire ai consumatori garanzie ancora più stringenti sull’origine e la qualità del formaggio. I numeri confermano il successo dell’iniziativa: si contano oltre 218.000 forme lavorate da 30 caseifici certificati, con una quota di quasi il 24% della produzione nelle zone di montagna. Questi dati testimoniano il successo delle politiche introdotte dal Consorzio, capaci di ribaltare una pericolosa tendenza negativa. Tra il 2000 e il 2010 l’Appennino aveva infatti perso 60 caseifici e il 10% della produzione di latte. Un deficit arrestato dal 2014 con il Piano Regolazione Offerta, che ha introdotto sconti specifici e un bacino quote latte dedicato espressamente alle zone montane.

“Il Parmigiano Reggiano si conferma l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano, la più importante Dop prodotta in quota – ha detto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio. “Operare in queste aree significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna. Senza il Parmigiano Reggiano, l’agricoltura in queste zone verrebbe abbandonata. Invece, grazie all’opera del Consorzio, alla certificazione “Prodotto di Montagna” e al progetto Vivi Parmigiano Reggiano, stiamo trasformando queste sfide in opportunità, costruendo un ecosistema turistico di qualità, dove paesaggio, tradizioni e accoglienza si fondono per attrarre visitatori consapevoli, dando linfa vitale a zone straordinarie che meritano di essere vissute e raccontate. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita i beni più preziosi e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale”.

Insomma, rispetto ad anni fa la situazione è cambiata e la percentuale di montagna è importante, oltre oltre a rappresentare un elemento economico che contribuisce alla ‘radicazione’ sul territorio dei produttori e relativi benefici sociali. Di fronte anche ad un calo dei consumi dovuto alla difficoltà delle famiglie, Bertinelli ha ricordato che il mercato offre diverse alternative al Parmigiano. Molte aziende del Nord Italia producono formaggi duri non Dop, con prezzi decisamente più bassi. “Abbiamo formaggi italiani senza additivi e conservanti che vengono messi sugli scaffali a dieci euro al chilo – ha detto -. Il mercato dei formaggi a pasta dura è quindi affollato e rischia di essere un mercato di commodities. Per questo dobbiamo creare il mito, una icona, una esperienza ‘parmigiano’ dove territorio, artigianalità, bellezza del paesaggio dei territori verdi per il foraggio coltivato creano i presupporti per un turismo importante, con ricadute sui consumi. Chi è fuori da questo contesto deve apprendere che il territorio è tale perché ci sono agricoltori e caseifici per il Parmigiano. La strategia – ha incalzato Bertinelli – è che questo formaggio deve diventare una meta turistica fissa, un luogo di destinazione ‘naturale’: sarà uno strumento per mantenere viva la nostra montagna”. 

“Il Consorzio ha profuso negli anni un impegno costante a sostegno della montagna, uno sforzo che oggi è chiamato a riprendere vigore», ha dichiarato, L’amministratore delegato alla montagna del Consorzio, Andrea Lori ha spinto sull’acceleratore “ perché – ha detto – la nostra priorità non si esaurisce nella sola tutela della produzione, ma punta a una forte accelerazione sugli strumenti e sulle politiche di valorizzazione del prodotto. A tal fine, tra i mesi di settembre e ottobre, avvieremo un ciclo di incontri sul territorio per un confronto diretto e operativo con tutti i caseifici montani. L’obiettivo è definire congiuntamente un nuovo pacchetto di interventi strategici, che costituirà l’asse portante delle proposte per il bilancio preventivo 2027 e per la programmazione futura”.

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