Alessandra Giovannini
Bassi i consumi e ancora problemi per le frodi
“Annata abbastanza buona sia a livello nazionale che regionale e locale”. Questo il primo commento di Giorgio Baracani, apicoltore guelfese e presidente del consorzio di produttori Conapi. “Non ci possiamo lamentare per quanto riguarda la produzione di miele. Finalmente una presenza di acacia sulle nostre colline, si parla di 10/12 chili ad alveare, una produzione degna di rispetto perché la nostra non è una zona particolarmente vocata, un’ottima produzione anche di tiglio e di millefiori, circa 25/30 chili ad alveare”.
Si è tornati, dunque, a produrre miele a primavera. “E se non ci fosse stata una buona primavera – aggiunge Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio Nazionale Miele che ha sede a Castel San Pietro -, causa la siccità sarebbe stato un disastro”. Oggi, però, siamo in una fase critica. “C’è una carenza di fioriture autunnali – dice ancora Baracani -, speriamo che le piogge di questi giorni aiutino le api a fare buona scorta di nettare di polline su fioriture di inula ed edera. Alla regina serve un incentivo per la deposizione per gli alveari che devono produrre per prossimo anno, e come scorta per affrontare al meglio l’inverno”.
Il vero problema adesso è, però, riuscire a vendere il prodotto. “Sempre a causa della concorrenza internazionale e il bassissimo prezzo – prosegue Naldi -. La difficoltà, in particolare, è riuscire a vendere i mieli meno richiesti, come il millefiori, e l’apicoltore cercherà di rifarsi sui mieli monoflora che è riuscito a produrre e dovrà ottimizzare il nomadismo per continuare a fare il monoflora, in modo meno costoso quindi evitando tanti sopralluoghi, con risparmio di gasolio. Spostare le api ti pone un sacco di problemi per cui stiamo studiando progetti per riuscire a sostenere le aziende, le imprese, per fare spostamenti, chiamiamoli, intelligenti”.
Ma come vanno i consumi? “L’impressione è che restano bassi – prosegue Naldi -. Dopo il periodo del Covid, in cui i consumi erano schizzati, c’è stato un ribasso. Non c’è consumo del miele, e in particolare di quello italiano, perché costa di più di quello d’importazione di bassa qualità, la sensibilità al salutismo c’è, ma è contrastata dal potere di acquisto che è basso”.
E poi le frodi, le adulterazioni. “Sono – dice ancora Naldi – anche al centro della ricerca condotta dall’Ispettorato Centrale Tutela Qualità e Repressione Frodi in collaborazione con Osservatorio Nazionale Miele, dedicata allo sviluppo di nuove metodiche integrate per individuare zuccheri esogeni nei mieli. Due gli obiettivi, contrastare in modo sempre più efficace le adulterazioni e garantire la corretta alimentazione di soccorso per la sopravvivenza delle api. I risultati sono molto incoraggiati. È un progetto che rafforza la tutela del miele italiano, a beneficio degli apicoltori, dei consumatori e della biodiversità”.



