Pericoltura: produttività nella media con prezzi non soddisfacenti

Erika Angelini

Gasolio e mezzi tecnici schizzati alle stelle associati a un calo produttivo dovuto agli eventi climatici estremi pesano sulla redditività delle aziende

FERRARA – I produttori di pere del ferrarese stanno facendo i conti con un’annata che da un lato ha visto il “ritorno” di una produttività che mancava ormai da diversi anni e dall’altro con prezzi che non soddisfano le aspettative.

Parliamo, infatti, di una produzione discreta che certamente non sta saturando il mercato e non giustifica una contrazione delle quotazioni rispetto all’anno scorso fino al 40%, anche perché i numerosi estirpi del passato hanno fatto contrarre le potenzialità dell’areale. Secondo i primi dati ancora parziali parliamo, infatti, di rese media per l’abate che si attestano sui 180-200 q/ha, discrete ma non paragonabile ai 250-300 q/ha tipici del ferrarese.
A penalizzare la produzione, stimata di quasi il 30% in meno, che si mostra comunque davvero molto variegata da un’azienda all’altra in tutti gli areali, è stato sicuramente l’andamento climatico che ha limitato l’accrescimento dei frutti e fatto diminuire le rese.
La qualità, invece, appare buona per la quasi assenza di cimice asiatica e un impatto contenuto di patologie aggressive come l’alternaria e il marciume calicino, sotto controllo in gran parte dei casi, anche se la pressione rimane molto variegata e dipendente anche dalle modalità di difesa scelte dalle aziende agricole.
Un quadro che si inserisce in un contesto produttivo generalmente positivo anche per le pere estive, William in primis, che ha registrato un buon andamento produttivo e qualitativo, così come altre varietà come Carmen e Santa Maria. Una valutazione che esclude gli areali colpiti da eventi estremi e da forti grandinate, ma nel complesso le aziende che non hanno subito danni parlano di una campagna generalmente positiva.

Perché, dunque, l’Abate e le pere in generale vengono pagate decisamente “poco”?

Per valutare i prezzi è necessario considerare un fattore determinante: i costi alle stelle per super irrigazione, mezzi tecnici, carburanti – un litro di carburante vale un chilo e mezzo di pere – e assicurazione che svalutano ulteriormente le quotazioni già non esaltanti. Un meccanismo che per i frutticoltori rimane inspiegabile perché chiaramente non c’è Abate in abbondanza ma le richieste stentano a decollare, mentre sul mercato al consumo i prezzi lievitano, tanto dal campo alla tavola aumenta del 400%, quindi se alla produzione la pera Abate viene pagata un euro e poco più, al consumatore ne costa quasi quattro. Un trend della filiera che può portare il consumatore a fare scelte d’acquisto diverse e a creare, quindi, un circolo vizioso e speculativo in cui la richiesta di pere continua a diminuire e con lei i prezzi pagati all’origine.

A queste problematiche si aggiunge l’incertezza dell’intero sistema di conferimento perché l’agricoltore nel momento in cui conferisce sa le quotazioni di mercato, ma non sa ancora il prezzo reale che verrà pagato per il suo prodotto dal commerciante o dalla cooperativa, generalmente comunicatogli al saldo, fino a un anno dopo la consegna del prodotto quando lui ha già sostenuto gli investimenti per la campagna successiva. Dunque, la quotidianità delle aziende agricole è fatta di prezzi “da determinare” liquidati dopo 9-12 mesi, costi in costante aumento ai quali si aggiunge un altro motivo di incertezza legato al sistema assicurativo. Le compagnie, a fronte di eventi sempre più estremi e frequenti, faticano ormai ad assicurare certi prodotti e lo fanno con polizze che non sempre le aziende possono permettersi.

Come fare, dunque, per ritornare a una pericoltura produttiva e remunerativa?

Secondo le aziende non ci sono ricette “magiche”, ma azioni concrete da mettere in atto subito come un prezzo che tenga conto dell’aumento dei costi sostenuti, che sia equo e sostenibile lungo tutta la filiera. Una sostenibilità che è messa a rischio anche da eventi che sono fuori da ogni controllo, come le guerre e il clima, ma da altri fattori sui quali si può e si deve incidere, come le speculazioni di mercato, la certezza del prezzo e i tempi di pagamento, e un sistema assicurativo che protegga realmente il lavoro delle aziende.

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