In crescita gli infortuni in agricoltura: innovazione e formazione le leve per aumentare la sicurezza a fronte di numeri di nuovo in salita

Dai dati dell’Inail si rileva che nel periodo tra gennaio e aprile 2018 in Emilia Romagna gli incidenti mortali in agricoltura sono stati 4, uno in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

Alessandra Giovannini

DALLA REDAZIONE – Trattori, alberi cardanici, motoseghe, ma anche motozappatrici, motocoltivatori e scale sono i principali mezzi utilizzati nei campi e in azienda che possono procurare infortuni, anche gravi, e decessi. Ribaltamenti e rovesciamenti, cadute dal mezzo, contatto o impigliatura con organi in movimento le principali cause. “Ma anche le rotture ed i guasti di organi delle macchine ed attrezzature – specificano dall’Inail di Bologna –, sono stati responsabili di gravi incidenti per l’operatore o per le persone che si trovavano vicino alla macchina”.

“Un comparto, quello dell’agricoltura – spiega il dott. Paolo Galli, direttore del servizio Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Ausl di Imola – che viene tenuto costantemente sotto controllo, assieme a quello edile, per il numero di infortuni gravi e mortali. Difficile è raggiungere e incontrare gli agricoltori dal momento che la maggior parte di loro risultano essere coltivatori diretti. Qualcosa però è cambiato dal 2008 grazie all’entrata in vigore del decreto legislativo 81 che prevede anche per i lavoratori autonomi, l’applicazione della normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, come ad esempio l’obbligo di utilizzare attrezzature in regola con i requisiti di sicurezza”.

Il controllo nelle aziende, e quindi dei macchinari, ma anche delle persone che vi lavorano, rappresenta per gli organi di vigilanza anche un momento per fare prevenzione. Il lavoro nei campi e nelle aziende non è più quello di vent’anni fa, anche l’agricoltura si è meccanizzata e, di conseguenza, sono aumentati i rischi e gli infortuni, e quello che preme, anche alle istituzioni, è di tutelare la salute del lavoratore. “Sono 650 le aziende emiliano romagnole – dice ancora Galli – che ogni anno vengono controllate, e questo grazie al Piano regionale della prevenzione 2015-2019, che recepisce le strategie preventive definite a livello nazionale”.

Un Piano che dedica il progetto 1.4 alla Tutela della salute e della sicurezza in agricoltura e silvicoltura. Un impegno sul controllo, dunque, ma anche la necessità di organizzare attività, seminari, convegni per incontrare gli agricoltori. Un incontro non sempre facile e, anche per questo, l’Ausl di Imola ha pensato di dare vita nel 2016 ad un progetto con respiro biennale che ha raccolto l’invito del Piano regionale della prevenzione di affiancare alla vigilanza tradizionale l’adozione di nuove strategie di tipo proattivo, funzionali al miglioramento della sicurezza sul lavoro. Un lavoro di squadra che ha visto la collaborazione in tutte le diverse fasi, delle associazioni di categoria, quindi anche della Cia, e che può essere da esempio per altre realtà aziendali del territorio.
“Sicurezza in campo – spiega Galli – è un progetto di prossimità, ossia di incontro diretto ed informale tra operatori della sicurezza e agricoltori. L’idea alla base è stata proprio quella di incontrare direttamente il maggior numero possibile di lavoratori agricoli, facendoci trovare nei luoghi e negli orari in cui si riuniscono, ma in cui non sono impegnati in attività lavorative. Nello specifico, approfittando della campagna di vendemmia che si svolge annualmente a settembre, gli operatori del servizio hanno allestito dei presidi presso le principali cantine vinicole del circondario dove gli agricoltori, nelle ore serali, andavano a conferire le uve. In questo modo, mentre i singoli agricoltori attendevano lo scarico dei loro carri, i nostri operatori hanno potuto illustrare e consegnare loro un breve questionario sui requisiti minimi di sicurezza delle trattrici, chiedendone la compilazione anonima per ogni mezzo posseduto, per ottenere da ognuno un’autovalutazione della sicurezza dei propri mezzi. All’uscita dalla cantina, il questionario è stato ritirato ed è stato consegnato del materiale informativo sulla sicurezza in agricoltura.
I dati acquisiti nel corso degli interventi sono stati elaborati e se ne sta ricavando, da un lato, una valutazione generale della sicurezza delle macchine operanti sul territorio, dall’altro, una percezione del grado di competenza e conoscenza, in materia di salute e sicurezza, dei lavoratori del settore”. I risultati di questa prima fase del progetto saranno restituiti e discussi nel corso di un’iniziativa realizzata ad hoc entro la fine di quest’anno.
Altri temi legati all’infortunistica sono l’innovazione e la formazione. “Innovare, migliorare e, quindi, aumentare le difese. – aggiunge Paola Poli, tecnico della prevenzione dell’Ausl di Imola ed esperta del settore agricoltura – I macchinari oggi in commercio sono altamente tecnologici e perfettamente equipaggiati sul versante della sicurezza, ma è comunque possibile mettere a norma anche mezzi obsoleti installando, ad esempio, strutture di protezione antiribaltamento e sistemi di ritenzione del conducente (cinture di sicurezza)”. Altro discorso è la formazione. Le aziende agricole della regione sono prevalentemente piccole realtà imprenditoriali con una popolazione lavorativa numericamente variabile nel corso dell’anno, sulla base delle necessità dettate dai cicli produttivi. “Lavoratori stagionali, spesso stranieri con scarsa conoscenza della lingua italiana, la cui formazione in materia di sicurezza risulta essere scarsa e poco efficace, se non addirittura assente – sottolinea ancora la Poli – Inoltre, poi, i lavoratori che svolgono attività per meno di 50 giorni nell’anno solare non hanno obbligo di formazione e questo è un ulteriore problema”. C’è inoltre un altro aspetto da tenere sotto controllo. “Occorre – aggiunge Paolo Galli – sensibilizzare ulteriormente le figure sanitarie sulla necessità di riconoscere le patologie professionali a carico dei lavoratori agricoli, le quali, nonostante l’aumento negli ultimi anni delle denunce inoltrate all’Inail, risultano ancora sottostimate. Solo una accurata anamnesi lavorativa, che significa chiedere al paziente approfondite e dettagliate informazioni sulla mansione e sul lavoro che svolge, può mettere lo specialista in condizione di riconoscere la patologia professionale, altrimenti spesso indistinguibile da una patologia comune. L’ernia del disco, ne è un esempio”. Leggi, incontri, sollecitazioni, studio, richiesta di attenzione, articoli sui giornali, trasmissione televisive. “Tutto è utile per sensibilizzare questi lavoratori – conclude Galli – perché convincerli dell’importanza di adottare i corretti comportamenti e utilizzare le protezioni adeguate, può salvare loro la vita”.

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