Fini: “Agricoltura pilastro della sicurezza nazionale, vero asse strategico”

Claudio Ferri

ROMA – In un periodo segnato da guerre, crisi climatiche e tensioni economiche globali, l’agricoltura non è un settore marginale, ma un pilastro della sicurezza nazionale, della coesione sociale e del futuro del Paese. Il settore primario, quindi, deve essere considerato un vero asse strategico, perché la sovranità alimentare è la base della libertà di un popolo: un popolo che non può sfamarsi è un popolo ricattabile.

Lo ha detto Cristiano Fini che il 6 maggio scorso è stato confermato presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore vitivinicolo di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, è stato rieletto dalla nona assemblea elettiva svolta a Roma, dal titolo “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”.

Fini nel suo intervento ha ricordato le priorità del mondo agricolo. “Una su tutte è garantire la sicurezza alimentare ai cittadini italiani ed europei, tutt’altro che scontata a causa delle tensioni geopolitiche – ha detto Fini – e anche della crisi climatica che sta mettendo in grande difficoltà le rese produttive degli agricoltori. Quindi, per fare questo, occorre innanzitutto garantire un reddito agli agricoltori. I prodotti devono essere pagati per ciò che valgono e non a prezzi al di sotto dei costi di produzione, come vediamo in alcune filiere. Non possiamo continuare ad assistere a un prezzo del grano che è quello di 40 anni fa, quindi dobbiamo lavorare di più e meglio, cercando di aggregare, ma anche cercando di dare un giusto riconoscimento e un’equa distribuzione del valore lungo la filiera. Oggi purtroppo non è così – ha proseguito Fini – perché su 100 euro che spende il consumatore solo sette rimangono al produttore sui prodotti freschi e solo due, addirittura, sui prodotti trasformati. È chiaro che c’è una grande distorsione di mercato che va messa a posto e va sanata”.

Sul tema delle rese produttive, Fini sollecita un intervento con strumenti che la sola ricerca può dare. “Mi riferisco a piante più resistenti, un suolo che sia più fertile, ma al tempo stesso abbiamo bisogno di migliorare quella che è la disponibilità dei terreni agricoli, ovvero meno cementificazione e più agricoltura”. Infine, il tema legato all’acqua: “è la risorsa più importante che abbiamo per produrre eccellenze – ha sottolineato -. Noi l’acqua non la consumiamo, ma la utilizziamo, perché una parte viene recuperata in falda e una parte finisce nei nostri piatti. Quindi abbiamo delle priorità da definire, a livello nazionale, ma anche a livello europeo. Quando parlo di Europa intendo sicurezza alimentare che deve essere garantita attraverso delle politiche molto specifiche, come ad esempio quella della Pac, la prima politica che ha fondato l’Unione europea. Era centrale allora, lo deve essere anche oggi per garantire sicurezza alimentare ai cittadini, per equilibrare i prezzi e mantenerli equi per i produttori. Oggi, purtroppo, la Pac viene minacciata da una proposta della Commissione Europea, sia sulle risorse, ma ancora di più sul ‘Fondo unico’, un meccanismo che tende a togliere e a snaturare quella che è la sua specificità. Quindi dobbiamo fare degli interventi affinché vadano più risorse agli agricoltori. Più agricoltura significa economia, significa ambiente e significa anche tenuta sociale delle aree interne e delle aree rurali del nostro Paese”.

Custodire il territorio rientra, infatti, nello slogan congressuale della Cia, ma manca un riconoscimento economico all’agricoltore che si occupa di questa importante funzione. “Purtroppo nessuna gratificazione ai produttori – prosegue Fini – anche se noi siamo i veri custodi del territorio perché non solo svolgiamo una funzione economica legata alla produzione di cibo, ma abbiamo anche una grande valenza ambientale. Noi siamo coloro che fanno manutenzione sul territorio, che evitano lo spopolamento, che tutelano la biodiversità, ma svolgiamo anche una grande azione sociale. Senza agricoltori le aree interne del nostro Paese sarebbero ancora più desertiche. E questo non lo possiamo continuare a permettere. È evidente che il ruolo deve essere riconosciuto anche economicamente. Oggi purtroppo – ha concluso Fini – non è così ed è una delle rivendicazioni che portiamo avanti in questa assemblea”.

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