I "piccoli floricoltori" hanno retto l'urto del Covid - Agrimpresaonline Webzine

I “piccoli floricoltori” hanno retto l’urto del Covid

Erika Angelini

FERRARA – Nell’ultimo anno le aziende florovivaistiche di grandi dimensioni hanno subito danni ingenti a causa dello stop o al forte ridimensionamento delle cerimonie.

Un trend, si parla della perdita del 60% di fatturato in pochi mesi nel 2020, che ha caratterizzato le aziende floricole che nel ferrarese hanno scelto come sbocchi commerciali il canale Ho.re.ca, la Grande distribuzione e l’export.
Ora, con approssimarsi del tipico periodo delle cerimonie si attende di capire come evolverà la situazione e se ci sarà un seppur parziale ritorno alla normalità. In questo contesto i piccoli-medi floricoltori stanno vivendo una situazione completamente diversa, come spiega Davide Melchiorri, floricoltore di Pontegradella.

“La nostra è una floricoltura di piccole dimensioni, circa 1700 mq, che produce piante ornamentali e fiori – principalmente le varietà stagionali che si coltivavano nei giardini dei nostri nonni – e offre servizi aggiuntivi come la manutenzione dei giardini. Durante l’ultimo anno, contrariamente alle aziende più grandi e strutturate, abbiamo lavorato molto perché vendiamo principalmente al consumatore finale che, soprattutto durante i diversi lockdown ha acquistato piante ornamentali, da orto ma anche fiori recisi. Quando ho iniziato, circa quaranta anni fa, ho scelto di distribuire su diversi canali compresa la Grande distribuzione, ma alla lunga mi sono reso conto che lavorare sulla quantità, vendendo a prezzi a volte troppo bassi, non mi ripagava e non mi dava neanche soddisfazione.

Adesso, insieme a mia figlia Valentina di 23 anni, che fa sicuramente parte della nuovissima generazione di agricoltori, lavoriamo sulla qualità e sulla fidelizzazione del cliente. Unico problema che rimane è quello del clima, in particolare gli sbalzi termici in primavera, che possono fermare la vendita di piante da orto o di fiori per la sistemazione delle aiuole dei giardini. Ma credo che curando il prodotto, scegliendo varietà nuove e il rapporto di fiducia con le persone che si affidano alla nostra azienda floricola, ci siano delle buone prospettive anche per le nuove generazioni nel settore della floricoltura”.

Cura della qualità e differenziazione dei servizi è la ricetta per “sopravvivere”

I floricoltori hanno, infatti, già perso 200 milioni di euro con la sospensione dei matrimoni nel quadrimestre marzo-giugno, cifra che si deve raddoppiare con lo stop di tutte le altre cerimonie civili e religiose (battesimi, comunioni, cresime e funerali) e la soppressione di feste di laurea, convegni, eventi pubblici, fiere e assemblee, che ha dato il colpo di grazia al comparto, con imprenditori costretti a mandare al macero milioni di steli ormai sfioriti (più di 400 le varietà in commercio).

Nel solo settore dei matrimoni, secondo stime Cia, la spesa media per gli addobbi floreali è di circa 3.000 euro e comprende una lunga lista che va dai classici bouquet per sposa e damigelle, alle composizioni per la chiesa o il Comune, fino a tutte le decorazioni per il ricevimento, all’arco nuziale nelle cerimonie open air, agli altri ornamenti per gli outfit o la macchina degli sposi.

C’è preoccupazione anche per l’emendamento del bonus matrimonio nel Dl Rilancio, che introdurrebbe una detrazione per le spese che si sosterranno dal 1° gennaio 2021, convincendo a rimandare la cerimonia all’anno prossimo le restanti 120mila coppie ancora indecise sulla possibilità di sposarsi nel secondo semestre 2020. Il rinvio infrangerebbe le aspettative dei professionisti del settore, che speravano in una ripresa a partire dall’estate e che dovranno, invece, cancellare un’annata intera, rimanendo senza risorse e con tanti conti da saldare, a partire da quelli di smaltimento dei fiori invenduti, che si aggiungono al danno del mancato profitto.

All’interno del comparto floricolo nazionale, sono in grave difficoltà circa 15.000 aziende che producono fiore reciso – localizzate perlopiù in Liguria, Toscana, Campania, Sicilia e Lazio – e rappresentano quasi la metà di tutte le imprese florovivaistiche del Paese. Senza aiuti dal Governo sarà fallimento certo e chiusure per il Made in Italy floreale che compete ad alti livelli nel mercato internazionale solo grazie alla sua forza d’impresa e senza aiuti europei.

Cia non può che rilevare come, ancora una volta, altri Paesi europei stiano facendo per il settore meglio dell’Italia. In Olanda, è stato stanziato per il settore floricolo un fondo da 600 milioni, ma anche in Francia e Germania sono state approntate misure importanti a sostegno dei produttori. Per sopperire alle necessità delle aziende floricole che hanno bisogno di liquidità immediata, oltre a quanto già previsto nel Dl Rilancio, sarebbe di sollievo l’annullamento per un anno dei contributi previdenziali, oltre a indennizzi a fondo perduto, senza i quali non si potranno avviare a settembre i nuovi cicli colturali per la ripresa delle attività.

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