Il giro del mondo del pomodoro (e sue odierne contraffazioni)

Maggio 2015

Allacciatevi le cinture di sicurezza, amiche e amici miei. Si parte nel gran circuito storico dell’alimentazione popolare (e poi della gastronomia).

Ripensate questo gustoso paradosso: gli spaghetti, allora di soia, li inventarono i cinesi. Il mitico pomodoro giunse in Europa dopo la scoperta dell’America. Secoli dopo gli spaghetti al  pomodoro  sono uno dei biglietti da visita del “made in Italy” nel mondo. “Focus”, dunque sul pomodoro.

Già lo gustavano gli Atzechi, quando nel nostro Mediterraneo vigevano altri sapori e Ulisse beffava i Ciclopi per sottrargli i formaggi. Ci vollero secoli prima che i sapori e saperi dei diversi continenti potessero incontrarsi. Guai a dimenticare il faticoso procedere della storia. Torniamo al profumo della “pummarola”, il sugo dei pomodori di cui oggi la nostra regione è qualitativa e importante produttrice italiana (quindi con sleale concorrenza estera, visto il successo internazionale). E dire che il pomodoro, cinque secoli fa, faticò assai ad imporsi nella nostra Europa. Certo, era un bel frutto (“pomo d’oro”, da cui il nome), con bei fiori da regalare alle amanti: ornamento, non alimento. Oggi l’affermarsi del pomodoro sembra una cavalcata: storicamente fu una corsa ad ostacoli.

La rivoluzione rossa del pomodoro (mentre iniziavano a perfezionarsi i modi di coltivazione) partì da Napoli, nel Settecento. Andava a nascere la “pizza napoletana”, buon cibo per poveri. Nel Risorgimento le “camicie rosse” di Garibaldi portarono al Nord italiano anche il gusto del pomodoro, nelle sue varie salse. Epopea tricolore che nel tempo ha conquistato il mondo. Forse, sostiene Tugnazz, ci vorrebbe un nuovo Garibaldi per l’Italia, quale pacifica potenza alimentare.

Il Passator Cortese

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