In Romagna l’annata agraria evidenzia differenze tra le numerose colture - Agrimpresaonline Webzine

In Romagna l’annata agraria evidenzia differenze tra le numerose colture

FORLì – Cia Romagna ha svolto la presentazione dei dati dell’Annata agraria 2018. Il report, tradizionalmente realizzato da Cia Ravenna (che ne ha curato 31 edizioni), da quest’anno facendo seguito alla nascita di Cia Romagna, si è ampliato all’intero territorio romagnolo, con dati relativi alle province di Forlì-Cesena, Ravenna, e Rimini. Dopo l’illustrazione delle tendenze dell’anno in corso si è svolta la tavola rotonda “La Romagna del futuro: tra colture innovative e nuove tecnologie, canapa, olivo, frutta secca e biodinamica” alla quale sono intervenuti Raffaele Drei, presidente Crpv – Centro ricerche produzioni vegetali; Ivan Nardone, dipartimento economico Cia nazionale; Massimo Biondi, produttore dirigente Cia Romagna.

L’andamento climatico ha fortemente influenzato le fasi vegetative delle colture e ha avuto effetti sulle produzioni finali, con differenze fra prodotto raccolto e commercializzabile.

Estensioni tendenzialmente in crescita o stabili, tranne che per pesche e nettarine. Produzioni in calo, tranne che per le pere con un +15 di produzione rispetto al 2017. L’albicocco è fra le fruttifere con maggiori difficoltà per quantità, qualità, prezzi deludenti non remunerativi a causa della mancanza di prodotto e per i consumi. Una situazione particolare la stanno vivendo le pere, dove manca almeno un 10% di prodotto di prima qualità e i prezzi sono inferiori di circa il 25% rispetto al 2017. Meglio le autunno-invernali, con Abate 70+ quotate fra 1,25 e 1,40 euro/kg. In difficoltà i calibri piccoli. In flessione produttiva le ciliegie, anche la Corniola di Cesena.

Per pesche e nettarine, pur nella costante flessione di superfici e produzione, l’annata si presenta relativamente migliore anche per i prezzi medi alla produzione. Per il susino sembra esserci una debole riscossa. Ancora dubbi sulla stagione dell’Actinidia, che un po’ preoccupa. Ottima per qualità la campagna olivicola romagnola dove insistono il 90% degli ettari regionali a olivo. Il riminese esprime la superfice più ampia. Produzione complessivamente tendenzialmente in crescita, ma andamento differenziato con un +70% per il ravennate, un +20% per il forlivese cesenate e un -70% per il riminese. Sono circa 3.800 le tonnellate di olive prodotte in Romagna, di cui circa 250/280 tonnellate Dop. La produzione complessiva di olio è di circa 470 mila kg, di cui circa 30 mila kg Dop: 6 mila kg Dop “Colline di Romagna” e 24-25 mila kg Dop “Olio Brisighella”.

Per il vitivinicolo in Romagna crescita media del 43% rispetto al 2017: uve bianche (+25%), in particolare il Trebbiano di pianura, anche del 56% in più sul 2017. Molto bene le varietà a bacca rossa (+18%). Uve Dop in crescita di circa il 25%. Il prezzo all’origine delle uve è in media di 22 euro/quintale, inferiore anche più del doppio rispetto a quello del 2017 (50 euro/quintale).

Cerealicolo. I cereali maggiormente diffusi in Romagna sono i frumenti, duri e teneri. Nella parte più a sud, nelle colline del forlivese cesenate, è presente anche l’orzo (3.300 ettari nel 2017, a fronte dei 1.640 e dei 1.300 del ravennate e del riminese), insieme a colture più aride come il girasole e il farro. Il 2018 appare altalenante e complessivamente in Romagna la produzione è calata di circa il 17%. Le rese sono state tutte in calo (tranne quelle di mais e sorgo) di circa 15 quintali in meno per ettaro rispetto al 2017.

Colture industriali. L’erba medica ha avuto un’ottima produzione di foraggio, qualità buona e mercato in crescita, con andamenti pre-2017 e prezzi interessanti anche per il prodotto disidratato. Risultati deludenti per la barbabietola da zucchero in particolare per il titolo zuccherino. Lo zucchero prodotto è stimato in calo del 48% rispetto al 2017. Annata poco soddisfacente anche per le quotazioni.

Colture da seme. Il comparto è il fiore all’occhiello dell’agricoltura regionale e nel distretto di Forlì Cesena (seguito da Bologna e Parma) si registra la maggior presenza di ditte sementiere fra le circa 75 complessive presenti in Emilia Romagna, un terzo del totale nazionale. La campagna romagnola 2018 in quanto a superfici coltivate con colture da seme presenta una situazione simile a quella del 2017, con leggere flessioni per cavoli, carota, spinaci, coriandolo e basilico, mentre propendono all’aumento quelle di zucche, zucchino, rape e cetriolo.

Positiva invece la stagione per bunching e cipolla, cicoria estiva, cetriolo e le altre cucurbitacee, rucola, piselli e lattughe. I ravanelli ibridi sembrano al di sotto delle aspettative, mentre i ravanelli standard sono nella media. Le carote da seme purtroppo hanno problemi di commercializzazione a causa della batteriosi.

Le barbabietole da seme per la maggior parte si trovano nel ravennate e nell’imolese, con superfici anche nel forlivese cesenate, pur se di estensioni inferiori. Rese per ettaro che di circa il 20% in meno, passando da una media di circa 25 q/ha del 2017 a una media di 20 q/ha del 2018. La qualità del seme non dovrebbe aver sofferto.

Al link prosegue l’analisi dell’annata.

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