L’agricoltura può migliorare il clima con produzioni a basso impatto ambientale - Agrimpresaonline Webzine

L’agricoltura può migliorare il clima con produzioni a basso impatto ambientale

allevamento bovini

allevamento bovini

29/05/2013

Risparmio idrico, riutilizzo dei sottoprodotti aziendali e buone pratiche agronomiche riducono le emissioni di Co2 che si possono calcolare con uno specifico software

Luna Beggi

La conferenza quadro dell’Onu sul cambiamento climatico segnala che nel 2007 l’agricoltura in Europa è stata responsabile del 10% delle emissioni complessive dell’Ue.

L’impatto principale è dato dall’ossido nitroso (N2O), che pesa per il 49% del totale ed è dovuto prevalentemente all’uso di fertilizzanti e concimi chimici, e dal metano (CH4), responsabile del 31% delle emissioni, prodotto dalla fermentazione enterica, soprattutto del bestiame.

Cosa può fare l’agricoltura

Le aziende agricole possono fare molto per ridurre significativamente queste emissioni ed hanno diversi buoni motivi per mettersi all’opera. Innanzitutto il cambiamento climatico non è un problema astratto, scollegato dalla nostra realtà quotidiana. Ad esempio la grande siccità del 2012 è stata una conseguenza tangibile delle modificazioni del clima in corso, sia a livello globale che locale. E non occorre ricordare quanto sia stata devastante per il mondo agricolo: alcune stime parlano di una riduzione del 25-30% della produzione nazionale di mais, del 30-40% della produzione di soia, del 20% della produzione di girasole, del 25% della produzione di pomodori, del 10-15% della produzione di latte.

Le motivazioni

Ci sono poi alcune motivazioni economiche che possono spingere le aziende agricole alla riduzione delle emissioni. La prima è legata al mercato: è vero che i prodotti ecologici rappresentano ancora un comparto, ma una nicchia in rapida espansione. In un periodo di crisi economica il consumatore si fa più attento alla qualità di ciò che acquista, in particolare del cibo. Basti pensare al progressivo diffondersi di Gruppi di acquisto solidale e mercati contadini, che aiutano a tenere la filiera corta, con grande vantaggio, sia per il clima (meno km percorsi = meno CO2 emessa, che per il produttore (meno intermediari = retribuzione più equa). Inoltre, per chi fa la spesa al supermercato, possiamo prendere in considerazione i dati sul mercato del bio, ricordando che l’agricoltura biologica ha un impatto sul clima di molto inferiore rispetto all’agricoltura intensiva: gli ultimi dati disponibili (fonte Ismea) parlano di un aumento del 7,3% nelle vendite di prodotti a marchio biologico nel 2012, seguito all’aumento del 9% del 2011.

Inoltre diverse azioni utili a ridurre le emissioni climalteranti hanno come beneficio collaterale il fatto di ridurre le spese per la gestione dell’aziende agricola. Ad esempio, all’interno di aziende che abbinano la coltivazione all’allevamento, l’uso del proprio letame per fertilizzare il terreno riduce o elimina la necessità di acquistare ulteriori fertilizzanti chimici.

Infine, in un periodo in cui gli scandali alimentari sono all’ordine del giorno e il consumatore si fa sempre più attento ed esigente rispetto al rapporto tra cibo, salute e ambiente, poter vantare un impegno concreto per la riduzione del proprio impatto può essere utile a costruire un buon rapporto di fiducia col consumatore. Questo rapporto di fiducia, perché sia solido e radicato, non può affidarsi a effimere campagne pubblicitarie o di marketing, ma deve passare attraverso la conoscenza diretta reciproca (Gas, spacci aziendali e mercati contadini) oppure attraverso elementi di garanzia quali marchi e certificazioni (ad esempio la certificazione biologica o i marchi di origine Dop-Igp).

Cosa fare

Per chi fosse interessato a intraprendere la strada della riduzione delle emissioni, una prima cosa da fare è un check up dell’intera attività agricola, incaricando una società specializzata in analisi di sistemi di gestione oppure, meno oneroso e più veloce, utilizzando Cool Farm Tool, foglio di calcolo elaborato dai ricercatori dell’Università di Aberdeen, scaricabile gratuitamente: inserendo i dati richiesti è possibile calcolare le emissioni di gas serra relative ad ogni fase della propria attività agricola. Ma com’è possibile in concreto ridurre le emissioni dell’attività agricola? Un rapporto Fao dell’aprile 2009, dal titolo “Low green house gas agricolture: mitigation and adaptation potential of sustainable farming systems” elenca una serie di pratiche possibili.

La prima e rivoluzionaria azione da compiere è ripensare gli scarti come risorse. Infatti gli scarti agricoli e il letame possono essere compostati e trasformati in concime. Questo ha due ricadute positive: da un lato si evitano le emissioni legate alla produzione di concimi chimici azotati (che per essere prodotti richiedono molta energia da fonte fossile e che rilasciano in atmosfera ossido nitroso), dall’altro si stocca nel suolo un’ampia quantità di metano presente nel letame, che diversamente verrebbe rilasciata in atmosfera. Un ulteriore contributo alla riduzione delle emissioni di metano viene dagli impianti a biogas, che producono metano grazie alla fermentazione anaerobica del concime aziendale (letame e scarti agricoli) e lo usano come fonte di energia rinnovabile. Se non si possiede bestiame, si può provare ad acquistare il letame dalle aziende agricole vicine, rafforzando le relazioni e i rapporti di vicinato e lavorando a chilometro zero.

Ci sono tante altre azioni amiche del clima, ad esempio: inserire leguminose nella rotazione rende il terreno naturalmente più fertile, perché queste piante hanno la capacità di fissare l’azoto; ridurre il dissodamento del terreno aiuta a mantenere al suo interno il carbonio stoccato; fare regolari controlli e manutenzione ai macchinari consente di mantenerne l’efficienza energetica; utilizzare quanto più possibile energia rinnovabile (e produrla in loco) riduce le emissioni da fonti fossili; lasciare sul terreno i residui colturali cerealicoli preserva la fertilità del suolo e la sua funzione di stoccaggio.

L’importanza di comunicare

Una volta preso l’impegno e ottenuti risultati è importante comunicare ciò che si fa; infatti il cibo prodotto è al contempo più etico, più sostenibile e più sano, e il consumatore attento apprezzerà. Le strade sono tante, dalle visite all’azienda, a un blog dove raccontare la propria esperienza, da una certificazione (se ci sono i requisiti) alla partecipazione a mercati contadini, dove chiacchierare direttamente con chi fa la spesa. La condizione necessaria è sempre una: essere chiari e trasparenti, raccontando in modo comprensibile quel che davvero si fa e non nascondendo i nodi critici su cui si può ancora migliorare. Questo approccio farà ottenere una buona reputazione presso i consumatori, che è la base per conquistarne la fiducia.

L’impegno può portare a diversi risultati: oltre alla riduzione dell’impatto climatico, consente di ridurre anche i costi di gestione dell’azienda. Il prodotto sarà poi qualificato (e pagato) in un mercato più alto.
Per ulteriori informazioni visita il sito: www.mangiamenoco2.it

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