L’anno che verrà

Il 2016 si apre portandosi dietro alcune situazioni critiche per quanto riguarda i comparti produttivi in agricoltura e alcune (poche) situazioni in cui i produttori hanno “respirato” nel corso del 2015.

I problemi più grossi si registrano ancora una volta nella zootecnia, nello specifico il settore lattiero caseario e la zootecnia da carne, sia bovina che suina.
Le situazioni di cui si è tanto analizzato e discusso nel corso del 2015 sono in buona parte rimaste irrisolte e, aldilà del recente spostamento in alto delle quotazioni del Parmigiano Reggiano, si continua a rimanere in un ambito di sofferenza per i bilanci delle aziende agricole. Certo, le situazioni sono diversificate, ma alcuni comuni denominatori per quanto riguarda la possibilità di individuare una via di uscita sono evidenti: promozione e valorizzazione, aggregazione commerciale, progettazione di filiera.
Su questi temi stiamo battendo il ferro da tempo, ma come quasi sempre in questo Paese, tutta una serie di resistenze, campanilismi “aziendali” e molti individualismi fanno si che non si riescano ad ottenere i risultati che servirebbero. A partire da questo 2016 si proverà la strada di costruire alcuni progetti di filiera auto promossi, con l’aspettativa di costruire dei modelli pilota estendibili o riproducibili.

Gli altri contesti che trascinano situazioni complicate dagli anni precedenti sono il comparto cerealicolo, sostanzialmente per tutte le produzioni (la fiammata dei prezzi del grano duro abbiamo visto quanto sia stata di breve durata) e quello ortofrutticolo, anche se in maniera differenziata fra le varie tipologie di prodotti.
Per i cereali siamo ben consapevoli sia dello scarso impatto quantitativo che hanno le produzioni italiane, sia delle dinamiche globali esterne al settore agricolo che impattano sulla formazione dei prezzi. A nostro modo di vedere risultati possono arrivare da maggiore distintività delle produzioni nazionali, da filiere negoziate riproducendo alcuni esempi virtuosi già in essere e dalla capacità di migliorare, ancora una volta con maggiore coesione, il trading sia in entrata che in uscita.
Per l’ortofrutta, il 2015 ha visto nascere un paio di importanti novità per quanto riguarda la coesione e l’aggregazione commerciale. Bisogna continuare su questa strada e fare di più ed estendere l’esperienza in termini di produzioni interessate e di condivisione delle strategie commerciali. 

Poi c’è il tema della innovazione di processo e di prodotto sul quale c’è sicuramente da fare: un po’ meno per quanto riguarda il processo produttivo, sicuramente di più per l’innovazione di prodotto in ambito varietale e di diversificazione. Nel 2016 avremo inoltre la necessità di cogliere alcune occasioni che possono dare risposte a certe tipologie aziendali e ad alcuni ambiti territoriali. Le produzioni biologiche, la multifunzionalità e le attività connesse, in particolare per quanto riguarda custodia, manutenzione, difesa di territorio e paesaggio e l’agricoltura sociale avvalendosi delle possibilità offerte dalla nuova legge recentemente approvata.

In conclusione, l’obiettivo è di recuperare, per chi produce, una fetta più consistente del valore all’interno della filiera che porta il prodotto e il servizio, frutto del lavoro dell’agricoltore, dai campi al consumatore e alla società.

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