Un documento di programma per il futuro dell’agricoltura - Agrimpresaonline Webzine

Un documento di programma per il futuro dell’agricoltura

L’inizio del 2018 sarà caratterizzato dai “congressi Cia”, anche per la Confederazione regionale, appuntamenti dedicati ad analisi del quadriennio passato, alla programmazione di quello che verrà e al rinnovo dei gruppi dirigenti.

Lo spazio è limitato per approfondire tre capitoli così importanti, in certi casi anche complicati e complessi, per questo le occasioni fornite dalle assemblee territoriali, provinciali e regionale saranno utili per esprimere considerazioni che possano portare un contributo a riflessioni e discussioni delle prossime settimane. Per prima cosa occorre ragionare di situazioni che pensavamo potessero essere casuali, congiunturali se non addirittura eccezionali, invece non si sono dimostrate tali. Le ripetute crisi di mercato su più settori produttivi, le calamità meteo frequenti ma, soprattutto sempre più diverse, le difficoltà registrate per quanto riguarda temi come costo della burocrazia, territorio, fauna selvatica dimostrano che avevamo ragione negli anni scorsi – ma è una magra soddisfazione – a presentare le nostre preoccupazioni e le proposte, purtroppo troppe volte accolte, ma poi raramente realizzate da chi di dovere. Con il risultato di vedere poi riconosciuto in alcuni casi i problemi causati, come nel caso del pronunciamento arrivato proprio oggi dalla Corte dei conti della Ue, che ha definito dannoso e inefficace il “greening” introdotto nella Pac.

Come si esce dalle situazioni più gravi e come consolidare il percorso virtuoso delle filiere che hanno saputo riprendersi, è il tema portante del secondo capitolo di cui dovremo discutere. Il documento programmatico che verrà dibattuto nelle assemblee contiene tutti questi concetti; dalla sostenibilità dell’agricoltura a tutto tondo, quindi etica e sociale, ambientale ed economica; dalla necessità di innovare nel maggior numero possibile di aziende, filiere, processi produttivi e commerciali alla necessità di definire strategie, politiche adatte e scelte conseguenti. Il documento congressuale è sicuramente una ottima base di partenza: vanno tuttavia a mio modo di vedere riviste e asciugate alcune parti, per renderle più chiare e comprensibili e, di conseguenza, più “appetibili” e incisive.

Poi c’è il terzo tema, l’Organizzazione con tutto il suo contesto di governo, gestione, sistema di relazioni con gli interlocutori sociali e istituzionali, efficacia della azione di rappresentanza. Intanto sarà sicuramente un momento di verifica su un percorso, quello dell’autoriforma, avviato oramai due decenni e mezzo fa nella nostra organizzazione regionale e terminato, in tutto il Paese come pure da noi, 4 anni or sono.

Sono sempre stato convinto del valore di queste scelte, lo sono tutt’ora, avvalorate anche dall’esperienza personale di questi anni, in particolare per il lavoro fatto su alcuni tavoli nazionali e soprattutto europei. Questo non vuol dire che non si possa migliorare, bensì che occorre lavorare per rafforzare l’auto riforma, consolidare il sistema di distinzione dei ruoli che porta a insistere nelle scelte di diffusione capillare in tema di rappresentanza, oltreché di miglioramento, specializzazione e qualità del sistema dei servizi. Infine una considerazione personale.

Con questo mandato termino il mio impegno diretto nei gruppi dirigenti, ai vari livelli, cominciato nell’ormai lontano 1989.
Le valutazioni non sta a me farle, mi piace però sottolineare il mio compiacimento per poter lasciare una Cia regionale sicuramente più coesa di come l’ho trovata, che viene guardata come uno dei migliori modelli regionali dal resto del sistema confederale e, soprattutto, con un gruppo dirigente che parte, ovviamente, dalla figura del prossimo presidente regionale, per arrivare agli altri componenti degli organi che saranno formati da soggetti preparati, competenti e che hanno già chiaro nel loro futuro in Cia la parola chiave a cui dovranno più spesso fare riferimento che è proprio “impegno”.

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