La cimice orientale fa strage di frutti: scatta l’emergenza nella regione Ufficio tecnico Consorzio fitosanitario provinciale di Modena

Settembre 2015

MODENA – Il 2015 verrà ricordato dagli agricoltori modenesi per i pesantissimi attacchi della cimice orientale, l’Halyomorpha halys, che in molte aziende ha compromesso più del 50% dei frutteti.

Il primo esemplare fu rinvenuto nel 2012 nel medesimo territorio; immediatamente partì una azione di monitoraggio, in stretta collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia, i Consorzi fitosanitari delle rispettive province, il Servizio fitosanitario regionale e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Da subito si avviarono rilievi e osservazioni per verificare la distribuzione e la biologia dell’insetto appena introdotto. L’allerta nasceva dalle potenzialità invasive della cimice espresse soprattutto negli Stati Uniti. Halyomorpha halys è infatti inserita nella lista d’allerta Eppo (European and mediterranean plant protection organization), che sottolinea la necessità di controllare il territorio, causa l’aggressività mostrata su numerose colture. Se nel 2013 i casi accertati erano sporadici e limitati a pochi individui, la stagione seguente fece registrare i primi gravi attacchi. La zona interessata fu soprattutto quella dei comuni di San Cesario e Castelfranco, oltre alla parte centrale di Modena a ridosso del Panaro. I danni espressi, seppur circoscritti, furono già evidenti, con alcune aziende che persero più della metà del raccolto di pere.

Come è andata nel 2015 è storia fresca, ancora in corso di registrazione. Ricordiamo che l’Halyomorpha sverna come adulto, aggregandosi e cercando rifugio soprattutto nelle abitazioni. È quindi evidente il disagio che può provocare sia negli ambienti rurali sia nel contesto urbano, in cui si spinge. Ha una livrea marmorizzata grigio-marrone, con tacche chiare che caratterizzano le antenne, le zampe e l’addome. L’adulto raggiunge la lunghezza di 12-17 millimetri. Con l’arrivo della primavera, abbandona i ricoveri in cui ha svernato, portandosi sulle piante ospiti, per nutrirsi ed accoppiarsi. Da qui discenderanno le generazioni. A cominciare da maggio è possibile osservare le uova, di colore bianco, deposte in gruppi di circa 30 unità, prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie. Le forme giovanili che ne derivano sono estremamente mobili e si diffondono velocemente sulla vegetazione circostante. Anche in questa fase, pur non avendo ancora le ali, mostrano una notevole capacità di spostarsi. Se a ciò si somma una enorme polifagia, otteniamo un potenziale di infestazione preoccupante. Dopo la nascita, in ogni suo stadio, l’Halyomorpha halys punge con l’apparato boccale frutti, semi e granaglie (quindi sia substrati polposi e teneri, che materiale coriaceo e “secco”).

È ovviamente con le sue punture che provoca i danni di interesse agrario. Gli attacchi precoci determinano le classiche deformazioni (il “cimiciato”, già noto per Miridi e per le nostre cimici “autoctone”). Poi, man mano che il frutto raggiunge le sue dimensioni definitive, le punture comportano suberificazioni, aree necrotiche o, peggio, deliquescenze della polpa (soprattutto sui frutti in fase di maturazione). Le zone medio-alte della chioma sono quelle maggiormente frequentate. Sembra inoltre che l’insetto, per quanto polifago, abbia particolari preferenze, discriminando, soprattutto in appezzamenti promiscui, le specie o le varietà su cui fermarsi. Poi, con il progredire dei raccolti, anche le popolazioni si spostano, cambiando la pianta ospite alla ricerca di nuovi frutti. Infestazioni massive si registrano su pomacee (soprattutto pero), su drupacee (particolarmente pesco), pomodoro ed estensive (soia, girasole, mais e sorgo). Non disdegna la vite. Come detto poi, per la sua larga adattabilità, è altrettanto frequente trovarla su rovi, siepi, arbusti o alberi, soprattutto in chiusura di stagione.

I danni registrati sono pesanti e preoccupanti. Il caldo estivo ha probabilmente favorito la proliferazione della cimice (e di altri fitofagi simili) e condizionato l’efficacia degli interventi. Per tale motivo proseguono a ritmo serrato le ricerche sulle misure tese a contenerne la diffusione. Si stanno valutando sia gli antagonisti che gli strumenti che ne possano condizionare il comportamento o lo spostamento sulle colture (trappole di aggregazione o mezzi fisici e biotecnologici). Parallelamente si effettuano prove di efficacia tra i prodotti fitosanitari disponibili o quelli prossimi alla registrazione.

Non per ultimo, è in corso una campagna di sensibilizzazione su tale problematica che interessa in modo trasversale sia il contesto produttivo agricolo, sia quello ambientale e quello urbano.

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