La produzione di pere è inferiore alla media 2015-2018

pere

Erika Angelini

Meno invasiva la cimice, mentre le fitopatologie abbassano la qualità dei frutti

DALLA REDAZIONE – Ultimata la raccolta delle pere estive, e in attesa di conoscere quali saranno le performance dell’Abate a fine campagna, abbiamo fatto il punto su situazione fitosanitaria e di mercato con Gianni Amidei, presidente dell’Oi Pera, l’Organizzazione interprofessionale Pera.

Quale è la situazione produttiva delle pere in Regione?

In base ai dati raccolti ed elaborati da Cso Italy, la produzione regionale è stimata in circa 464.000 tonnellate, inferiore del 14% al triennio 2015-2018. Il confronto va sicuramente fatto con questo periodo perché il 2019, come sappiamo, è un anno fuori media, a causa di cali produttivi oltre il 50%. A questo dato va aggiunto quello del calo delle superfici che per la Conference arrivano anche al 30%. Finora solo la William è l’unica verità in controtendenza e, a dispetto delle previsioni che vedevano un calo del 15%, la produzione appare vicina alla media. Per l’Abate il calo stimato è dell’11%, ma bisognerà attendere la fine della raccolta, con l’incognita dei danni da cimice asiatica e delle altre fitopatologie, soprattutto quelle fungine e da freddo.

Quanto stanno influendo questi problemi sulla qualità?

Al momento, posso cautamente affermare che la cimice c’è, ma è mediamente meno presente rispetto all’anno scorso. Appurato che non può essere merito della vespa samurai rilasciata da pochi mesi, possiamo solo sperare che non si annidi nei campi di mais e soia, in attesa di volare sull’Abate. Ai danni da cimice si aggiunge, anche quest’anno, il grande problema della Maculatura bruna e poi un altro marciume, quello calicino, provocato da un patogeno fungino molto difficoltoso da debellare. Non manca la Cinghiatura da freddo, un difetto puramente estetico provocato dai cali termici primaverili. Il cerchio rugginoso che si forma intorno alla pera non altera la polpa e il sapore, ma si tratta di un frutto notevolmente deprezzato e destinato a mercati esteri, come quelli dell’Est Europa. In sostanza, se la produzione sarà più vicina alla media, a preoccupare sarà la pezzatura e un’alta percentuale di seconda qualità, che finirà per influire su prezzi e redditi delle aziende.

I produttori possono sperare nelle stesse quotazioni del 2019?

Lo ritengo molto difficile, perché i cali produttivi ci saranno ma credo non tali da far arrivare i prezzi ai livelli del 2019. Finora ci aspettavamo un mercato più brillante, invece, c’è poca richiesta soprattutto dall’estero.
Sicuramente è presto per fare delle previsioni certe, ma la pera rimane un prodotto sul quale investire molto a livello di promozione, perché entri nelle abitudini alimentari quotidiane, come la mela. L’Organizzazione Interprofessionale continua a lavorare in questo senso, sostenendo una filiera frutticola importante per la nostra regione.

 

Produzione di pesche e nettarine ai minimi storici

La campagna produttiva italiana di pesche e nettarine sarà ricordata come una delle più scarse di sempre. Per ritrovare una flessione del 28% bisogna, infatti, tornare indietro di ben 25 anni, ma anche l’offerta in Europa, ridotta quest’anno del 17%, è ai minimi storici. Secondo il Report Tendenze frutta fresca di Ismea, sul calo dei raccolti hanno inciso la riduzione delle superfici investite e l’andamento climatico sfavorevole a causa di un inverno mite e seguito da gelate tardive di marzo e aprile. Tuttavia, i dati della campagna 2020, dopo un biennio piuttosto negativo per la filiera, mostrano alcune conferme come la riduzione delle superfici, anche se una quota in riconversione varietale e qualche segnale positivo come la presenza di produzioni di ottima qualità, consumi stabili e prezzi all’origine in aumento. Le difficoltà del comparto peschicolo nazionale risiedono in gran parte nella propria struttura e nella concorrenza con il prodotto europeo e, in modo particolare, con quello spagnolo. L’eccessiva frammentazione della produzione agricola italiana determina una minore redditività rispetto ai nostri diretti competitor spagnoli.
I produttori spagnoli, inoltre, possono far leva sulla precocità dei loro raccolti che gli consente di aggredire i mercati europei già a partire dal mese di aprile. L’Italia, di contro, vanta un’eccellente offerta di prodotto a maturazione tardiva, con raccolta compresa tra fine agosto e ottobre, che riesce a spuntare ottime quotazioni, soprattutto in concomitanza di autunni caratterizzati da temperature elevate, ma che trova scarso interesse sui mercati esteri. Nel contesto di generale contrazione dell’offerta, il mercato italiano di pesche e nettarine alla fase di origine, ossia al cancello dell’azienda agricola, mostra notevoli aumenti di prezzo sia rispetto ai livelli del 2019 sia rispetto al livello medio degli ultimi tre anni. Gli incrementi riguardano tutte le tipologie di prodotto, pesche e nettarine, sia a polpa bianca sia a polpa gialla, e tutte le piazze di produzione monitorate da Ismea, anche se l’entità delle variazioni è diversa da caso a caso.

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