Dicembre 2014
Claudio Bertuccioli
SANTARCANGELO DI ROMAGNA (Rimini) – Ci sarà un motivo se i santarcangiolesi sono comunemente qualificati dai riminesi con l’appellativo di “zvlon”, cioè cipolloni, da zvola che significa cipolla in dialetto. La ragione sta nel fatto che storicamente i cittadini di Santarcangelo di Romagna sono da sempre collegati al gustoso bulbo.
La cipolla coltivata a Santarcangelo, però, non è una comune cipolla: gli orticoltori della zona, infatti, si tramandano da decenni la coltivazione di una cipolla detta “zvola dl’aqua” cioè “cipolla dell’acqua”. La tradizione vuole che questo bulbo venisse coltivato lungo le fosse che alimentavano i mulini situati in prossimità del torrente Marecchia, mulini che macinavano il grano coltivato nella pianura compresa tra Verucchio e Rimini.
Recenti studi e soprattutto la curiosità di chef ed estimatori del buon mangiare hanno riportato nuovo interesse su questo ortaggio cosicché l’Amministrazione comunale di Santarcangelo di Romagna, nella persona dell’assessore allo Sviluppo economico Paola Donini, ha pensato bene di dedicare un po’ di spazio a questa particolare cipolla all’interno della tradizionale fiera di San Martino. Si è così tenuto l’8 novembre scorso, presso la Casa della Cultura, un incontro pubblico, curato e presentato dall’operatore culturale Remo Vigorelli.
L’assessore Donini ha dichiarato che l’Amministrazione intende valorizzare il forte legame tra terra ed enogastronomia.
Il primo relatore a prendere la parola è stato Vanni Tisselli che ha illustrato gli studi compiuti dal Crpv (Centro ricerche produzioni vegetali) su questa particolare “popolazione varietale” e sulle sue caratteristiche botaniche principali.
Tisselli ha poi descritto lo stato dell’arte relativo alla determinazione dei caratteri genetici dell’ortaggio conosciuto anche come “cipolla precoce di Romagna”. A seguire ha preso la parola Alberto Ventura della Regione Emilia Romagna che ha consigliato di cercare un riconoscimento della cipolla dell’acqua all’interno dell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali oppure attraverso l’adozione di un marchio collettivo.
Da dimenticare Dop e Igp a causa dell’esiguità delle superfici coltivate, della complessità degli iter autorizzativi e, soprattutto, per i costi di gestione.
Ezio Rughi, agronomo, ha descritto le principali avversità che colpiscono l’ortaggio e Natalino Cappelli ha esposto i dati di un’indagine che testimonia il notevole consumo di cipolla che viene fatto nei ventisette ristoranti, nove gastronomie e sei negozi di ortofrutta presenti nel territorio santarcangiolese. Secondo l’indagine, in sintesi, il consumo di cipolla si aggira attorno ai 270 Kg. a settimana. La parola è passata poi a due protagonisti della gastronomia locale, Massimiliano Mussoni, chef del ristorante Sangiovesa e Sauro Sapignoli patron della Collina dei Poeti.
Lorenzo Falcioni, presidente della Cia di Rimini, nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della ricerca nella selezione delle cipolle che maggiormente posseggono le caratteristiche genetiche e morfologiche del prodotto locale. Ha inoltre assicurato la massima collaborazione dell’organizzazione nel caratterizzare maggiormente la cipolla dell’acqua di Santarcangelo, nell’interesse degli agricoltori e degli operatori enogastronomici.
