L’annata agraria della Romagna rispecchia l’andamento regionale: 2020 difficile fra Covid, meteo avverso, parassiti, fauna selvatica e mercati più competitivi - Agrimpresaonline Webzine

L’annata agraria della Romagna rispecchia l’andamento regionale: 2020 difficile fra Covid, meteo avverso, parassiti, fauna selvatica e mercati più competitivi

annata agraria

Lucia Betti, Giorgia Gianni, Emer Sani

RAVENNA – Si è tenuta in modalità webinar la tradizionale presentazione dei dati dell’annata agraria di Cia Romagna. Hanno partecipato: Danilo Misirocchi, presidente Cia Romagna, Mirco Bagnari, direttore Cia Romagna, Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna, Dino Scanavino, presidente Cia Agricoltori Italiani, Denis Pantini di Nomisma, Pierluigi Randi, vicepresidente Ampro, e Manuela Rontini, consigliere regionale. Ha aperto i lavori Danilo Misirocchi, che ha ripercorso le tante criticità che hanno afflitto il 2020, oltre al Covid: “In primavera abbiamo avuto grandi problemi dall’iniziale chiusura dei mercati agricoli. In questa fase è stata mantenuta la loro apertura, sono attività che si svolgono all’aperto e in piena sicurezza. Problemi ha avuto anche la silvicoltura, inserita molto tardi fra le attività ammesse durante il lockdown, e speriamo che la cosa non si ripeta. Si tratta, infatti, di un’attività importante sia per chi la esercita, sia per il mantenimento dei boschi e la tutela del territorio. Le restrizioni da Covid hanno aggravato poi la pressione della fauna selvatica, aumentata senza controllo, con danni non solo all’agricoltura, perché provoca incidenti e porta il rischio della peste suina.
Ora, con la zona arancione che impedisce gli spostamenti, occorrono deroghe o è impossibile l’attività venatoria. Abbiamo avuto, inoltre, il problema delle gelate, con una vastità e un’entità di danni mai visti prima, per cui gli aiuti sono ancora insufficienti.
L’ortofrutta è il comparto più in difficoltà a causa del clima, ma anche dei mercati, della cimice, delle patologie, e le aziende non riescono più a investire e innovare. Attendiamo ancora che finalmente si arrivi alla riduzione della burocrazia e chiediamo che per la copertura del rischio, dove vediamo un progressivo disimpegno delle compagnie assicurative, vengano incentivati strumenti nuovi, come le polizze parametriche. Infine, il Green New Deal: noi ci siamo, sin da quando già negli anni ‘70 in questa regione abbiamo iniziato la lotta integrata.
Ma non deve essere l’ideologia che detta le regole su coltivazioni e sostanze utilizzabili, bensì la scienza e le competenze”.

I dati della Romagna (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini)

In estrema sintesi, di seguito, la previsione dell’andamento dell’agricoltura romagnola nel 2020.

Imprese: calano tutte (-0,8%), anche le agricole (-2,2%).
Frutticolo: aumentano ettari in produzione, calano ettari coltivati, rese medie, produzione. Aumentano i prezzi medi all’origine (tranne che per le pere). Attenzione, però, la produzione delle drupacee è pressoché azzerata e si prevede un calo anche dell’actinidia, nonostante superfici (coltivate e in produzione) in leggero aumento rispetto al 2019. Un esempio: la superfice totale di pesche e nettarine in tutte e tre le province romagnole (Forlì Cesena, Ravenna, Rimini) nel 2020 è inferiore a quella che era nel 2015 la superfice di pesche e nettarine della sola provincia di Ravenna, sia per ettari coltivati (ha Ra 2015, 8.759 – ha Romagna 2020, 8.306), sia per ettari in produzione (ha Ra 2015, 7.959 – ha Romagna 2020, 7.696). Solo ciliegio e pero presentano maggiore produzione, seppur sotto il potenziale. Bene le mele, anche se con una produzione un po’ in calo: in Romagna, per quantitativi e finestra di mercato, si prevede una stagione che può essere soddisfacente.
Vitivinicolo e olivicoltura: aumento superfici, rese medie, produzione, qualità. Gli aumenti sono registrati in particolare nella provincia di Ravenna per il vitivinicolo. Cala l’export del vino a livello nazionale (-4%), ma in Romagna, con le grandi cooperative e la moderna distribuzione, il segno è positivo. Per i piccoli produttori, invece, sulle vendite di vino non tutto è rose e fiori. L’olivo, in Romagna, trova la sua massima estensione in provincia di Rimini (1.684 ha, di cui in produzione 1.651), seguita da Forlì Cesena (ha 1.390, in produzione 1.100) e Ravenna (ha 650, in produzione 498). Si prevede una produzione in crescita del 73% rispetto al 2019, di circa 35 mila quintali di olive per 414 mila kg di olio, dei quali 39 mila Dop. La Romagna esprime le due Dop regionali, “Colline di Romagna” e “Brisighella”.
Cerealicolo: calano le superfici dei cerali considerati per la stesura dell’ ‘Annata Agraria’ realizzata da Cia Romagna (frumento duro e tenero, mais, orzo, sorgo): -2,7% (nonostante l’aumento di quelle a tenero e mais). In Romagna si è rilevata una buona annata per qualità e sanità e, complessivamente, con prezzi migliori del 2019. Duro, tenero e mais hanno maggiore estensione nel ravennate, l’orzo nel cesenate.
Industriali, orticole, sementiere: molta varietà di andamenti di superfici, rese e prezzi fra comparti e colture.
Zootecnia: la Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli della regione (terza a livello nazionale) e si distingue in particolare per le galline ovaiole. Stabili gli allevamenti avicoli e bovini. Calano capi bovini da carne e da latte, calano capi ovicaprini. Aumento capi suini nel riminese. Calo dei prezzi. L’Apicoltura registra un altro pessimo anno.
Biologico: aumentano imprese e superfici, bene le vendite.
Florovivaismo: situazione molto variegata in Romagna per un comparto che, a livello nazionale, affronta, causa pandemia, una crisi economica senza precedenti. Stabili o leggermente in calo le aziende. Il calo medio del fatturato è di circa il 20%. Il prodotto gettato va da un minimo del 10% a oltre il 40%. Si prevede una contrazione della produzione delle Stelle di Natale e si registra uno stop ad intensità variabile negli investimenti nelle principali frutticole (drupacee e pomacee) a livello regionale e nazionale.
• Forlì Cesena e Ravenna nel 2019 esprimevano più di 6milioni di produzione lorda vendibile sui 15 milioni dell’Emilia Romagna.
Agriturismo: anche questo comparto è stato duramente colpito dalla pandemia. In Romagna al 2019 erano 391 le aziende attive e 488 iscritte all’Elenco degli operatori turistici. A livello regionale erano 1.197 attive e 1.528 iscritte, in aumento sul 2018.
Vendita diretta, consegna a domicilio, e-commerce: emerge un’accelerazione nello sviluppo di nuovi canali di vendita, aumentati molto rapidamente da inizio lockdown, che si aggiungono ai più tradizionali (cooperative, consorzi, Op, mercati all’ingrosso e moderna distribuzione).

Gli interventi

Mirco Bagnari, direttore di Cia Romagna, ha sottolineato come il 2020 sia stato “Un anno durissimo, del tutto particolare, per il mondo ma, in particolare, per l’agricoltura romagnola. Cia Romagna ha lavorato per essere sempre vicina agli associati e per consentire loro di cogliere le opportunità che si sono aperte, come per esempio, quelle sui vari contributi, ma anche sul credito (su cui Cia Romagna ha sviluppato un nuovo servizio specifico).
Ciò che è successo ha, però, spinto anche ad utilizzare modalità e canali nuovi di lavoro e ha riportato l’attenzione sulla centralità delle aziende agricole per la vita di ognuno di noi, siamo e saremo impegnati ad aiutare le imprese agricole a superare questo momento difficile e ad attrezzarsi per il futuro”.

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna. “Siamo riusciti a portare a casa per il prossimo anno 63milioni di euro per il risarcimento dei danni da cimice asiatica. Dalla prossima legge di bilancio continueremo a battere il chiodo per ulteriori risorse per le gelate tardive. Non dobbiamo però continuare a rincorrere i problemi. Dobbiamo intervenire sugli strumenti assicurativi, che devono essere più puntuali ed efficaci. La legge 102 non va bene, il settore va riformato. Ci dobbiamo abituare ai fenomeni come gelate e grandine, per questo occorre agire in via preventiva. Lavoriamo, infine, con la Regione per diminuire la pressione burocratica”.

Manuela Rontini, consigliera regionale dell’Emilia Romagna ha sottolineato come, “l’emergenza Covid ci ha fatto capire quanto sia forte e strutturato il settore agro-alimentare della regione”.

Dino SCANAVINOHa chiuso con un messaggio di speranza il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino: “Dopo la crisi viene lo sviluppo, e noi vogliamo continuare ad essere protagonisti di questo. Cia si assume la sua parte e la vuole fare fino in fondo”.

Cia Romagna ringrazia per la preziosa collaborazione gli Stacp di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini, le Camere di Commercio della Romagna e di Ravenna, e i numerosi stakeholder del settore intervistati: agricoltori, rappresentanti di cooperative, consorzi, enti, esperti dei vari comparti esaminati.

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