L’anno di svolta dello Scalogno di Romagna Igp: produzione al top

scalogno

Alessandra Giovannini

In raccolta 300 quintali, un vero record

RIOLO TERME (Ravenna) – Buona la qualità e buona la quantità per lo Scalogno di Romagna Igp 2020, anche se in alcuni appezzamenti il prodotto ha risentito del gelo di marzo e a bruciare sono state alcune piantine, le più deboli, mentre in collina i bulbi hanno sofferto la siccità.

Nel complesso, però, il raccolto che inizierà con molta probabilità ai primi di luglio, si prevede ottimo, certamente più saporito. Un successo per la zona vocata a questo frutto della terra, una ristretta area faentina-imolese che, negli anni, ha conquistato un suo spazio e sta uscendo dalla nicchia. Una prelibatezza enogastronomica tutta locale e assolutamente unica nel panorama europeo. E hanno fatto bene i produttori nel 2018 a destinarne una grossa parte a semente madre per i nuovi soci perché nel 2019, e soprattutto quest’anno, c’è la possibilità di immettere nel mercato qualche centinaia di quintali di prodotto.

Parliamo di soci perché il 27 giugno del 2018 è stato istituito il Consorzio dello Scalogno di Romagna Igp e l’attività è intensissima, nonostante il Coronavirus abbia impedito una maggiore vetrina e distribuzione dei mazzetti. A fine marzo c’era in agenda il festival dell’appennino organizzato da CiBo, che per il momento è slittato a fine ottobre, poi Agriolo, la Fiera dell’agricoltura di Riolo Terme di metà aprile che è stata annullata e spostata al 2021 e stessa cosa per la Fiera Agricola del Santerno rinviata al 2021.

In programma c’era anche la volontà di portare lo scalogno in Inghilterra nella cittadina gemellata con Imola ed erano stati avviati i contatti anche con l’associazione dei gemellaggi di Riolo. E poi la Fiera dello Scalogno Igp di Romagna in programma il 25 e 26 luglio a Riolo Terme, dal pomeriggio alla sera, con mercato dei produttori e stand che funzionerà in modalità da asporto. Per quest’ultima iniziativa la Pro Loco sta rimodulando l’evento con l’obiettivo di riuscire a farlo rispettando le regole di sicurezza, ma se non si riuscisse ad organizzarlo sarà garantito il mercato dei produttori.

GlendaVignoliLa volontà dei produttori è quella di poter riprendere l’attività di promozione quanto prima. “Quest’anno – racconta con soddisfazione Glenda Vignoli di Riolo Terme, presidente del Consorzio e produttrice lei stessa di circa 10 quintali di prodotto coltivati in 2.000 m² -, sono entrati due nuovi soci, un agricoltore di Brisighella e uno di Modigliana che però per questa raccolta non certificano perché ciò che hanno piantato lo useranno da trapiantare a novembre per aumentare la superficie”.

Oggi i soci sono 17 e si sta lavorando intensamente per ammodernare il disciplinare di produzione. “Essendo un documento del 1997 – spiega la Vignoli – non era aggiornato con le regole e le diciture introdotte negli ultimi anni quindi c’erano parti da riscrivere totalmente, ma la modifica più corposa riguarda il confezionamento per rendere più facile e versatile la vendita del nostro scalogno permettendo confezioni di pesi diversi, legature con materiali ecosostenibili e prevedere la vendita anche ai trasformatori. Poi è stato aggiunto un lungo articolo sul legame con l’ambiente che prima era descritto in maniera stringata”. Non è stato, però, toccato l’areale di produzione o l’uso del logo distintivo, ormai storico. “I documenti da presentare sono molti – continua la Vignoli – e devo ringraziare Alberto Ventura, funzionario della regione Emilia Romagna per l’aiuto, i consigli e la pazienza. La richiesta di modifica è stata iscritta nel Bur, il Bollettino ufficiale regionale, il 13 maggio e ora attendiamo se ci saranno richieste di altra documentazione o modifiche”.

E se da una parte la presidente lavora sulle carte, oltre che nei campi, dall’altra il suo vice, Giordano Alpi di Imola, uno dei maggiori produttori di Scalogno Igp con i suoi 9.000 m² di bulbi e circa 60 quintali di prodotto, pensa ad un altro aspetto. “Cominciamo dai numeri – dice Alpi -. Il Consorzio prevede quest’anno, da parte dei soci produttori, la raccolta complessiva di circa 300 quintali di scalogno da distribuire nei diversi canali di vendita tradizionali, come la Fiera dello Scalogno Igp di Romagna, o la vendita diretta. Abbiamo anche in campo una partnership con la ditta Freddi Matteo di Reggio Emilia per il confezionamento e la distribuzione del prodotto in gdo e diversi altri mercati”.

Nel 2018 i quintali prodotti erano 20, nel 2019 circa 80. Buona parte dei bulbi saranno reimpiantati a novembre per duplicare la produzione. Una produzione che è cresciuta molto perché sono stati messi a dimora 4 ettari di bulbi, un record assoluto, e ci sono anche aziende di pianura, sempre nell’areale dello scalogno di Romagna.
“Nel 2019 per la prima volta nella sua storia – prosegue Alpi – abbiamo fatto le prove di frigoconservazione con dei risultati eccellenti, abbiamo monitorato mese per mese la conservazione del prodotto e il risultato è stato che, fino alla metà di maggio, lo scalogno si conserva molto bene e non sono alterate le sue proprietà. Finora avevamo fatto come l’uso ha voluto per mille anni e passa, mettendo lo scalogno fresco lavorato sott’olio, o conservato all’ombra di tettoie”. Insomma, lo scalogno si potrà mangiare per quasi tutto l’anno. E, altra novità, quest’anno per la prima volta è stato possibile inserire lo scalogno di Romagna nelle pratiche assicurative a contributo, anche se non a prezzo pieno ma dando cosi la possibilità al produttore di tutelarsi contro le avversità climatiche, che come ben sappiamo, ogni anno sono sempre peggio. Un mercato che potrebbe avere risvolti molto positivi su tante piccole aziende del comprensorio imolese. “Penso, ad esempio, alla Valle del Santerno – conclude Alpi – inserita in un progetto di valorizzazione del territorio”. Un progetto che potrebbe elevare le sue eccellenze come il marrone Igp di Castel del Rio, l’albicocca del Santerno e, appunto, lo scalogno di Romagna Igp. Ricchezze del territorio che vanno mantenute e preservate.

L’Igp (Indicazione Geografica Protetta)

Nel 1997 lo Scalogno di Romagna ottiene la certificazione Igp, un riconoscimento che prevede la produzione di questo speciale bulbo in una ristretta area faentina-imolese. I comuni interessati sono Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo di Bologna, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano per la provincia di Bologna, Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo per la provincia di Ravenna e i comuni di Modigliana e Tredozio per quella di Forlì. E’ in corso l’iter per l’ammodernamento del disciplinare.

Scalogno

Il Consorzio dello Scalogno di Romagna

Il Consorzio dello Scalogno di Romagna ha compiuto due anni. Istituito il 27 giugno del 2018 riunisce oggi 17 aderenti, due dei quali sono entrati quest’anno, si tratta di un agricoltore di Brisighella e uno di Modigliana che per questa raccolta non certificano perché ciò che hanno piantato lo useranno da trapiantare a novembre per aumentare la superficie. I produttori oggi uniscono le loro pluriennali esperienze nella coltivazione del prodotto al fine di quello che, a tutti gli effetti, è per il territorio una grande opportunità ed un bene da valorizzare. Socio onorario è la Pro Loco di Riolo Terme che negli anni si è sempre occupata della promozione. L’attenzione verso la natura è uno dei cardini su cui si fonda il Consorzio e a questo fine la coltivazione del bulbo è improntata sia attraverso un utilizzo intelligente della lotta integrata, sia con un approccio completamente biologico. Il primo obiettivo che si prefigge è quello di aumentare la superficie coltivata e di conseguenza la produzione. Grazie a questi accorgimenti i raccolti a venire vedranno quantitativi più rilevanti con la possibilità di espandere il mercato in modo significativo.

La produzione

Il Consorzio prevede quest’anno, da parte dei soci produttori, la raccolta complessiva di circa 300 quintali di scalogno da distribuire nei diversi canali di vendita tradizionali, come la Fiera dello Scalogno Igp di Romagna, o la vendita diretta. Nel 2018 erano 20 quintali, nel 2019 circa 80. Buona parte dei bulbi saranno reimpiantati a novembre per duplicare la produzione.

Fiera dello Scalogno Igp di Romagna

Da sempre coltivato in Romagna, la Pro Loco di Riolo Terme nel 1992 decise di organizzare una festa ad hoc per promuovere lo scalogno, prodotto tipico della tradizione locale. Quest’anno causa il Coronavirus, la Pro Loco sta rimodulando l’evento con l’obiettivo di riuscire a farlo rispettando le regole di sicurezza ma, se non si riuscisse ad organizzare, sarà comunque garantito il mercato dei produttori. Indecisa, al momento, la data di svolgimento dell’evento.

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