Lavoro, serve un maggior coordinamento tra associazioni di categoria e sindacati

valle del santerno

Lo scorso settembre i rappresentanti del Tavolo imprese del territorio imolese hanno partecipato all’incontro “Istituzioni, imprese e sindacati insieme per dare futuro al lavoro” alla festa di Cgil Imola. Nel corso dell’incontro sono state affrontate alcune problematiche legate a lavoro e occupazione, presenti nel settore agricolo ma comuni a tutte le categorie economiche del territorio.

Le stesse tematiche che Giordano Zambrini, presidente Cia Imola, aveva posto a Mirella Collina, segretaria generale di Cgil Imola, nel corso di un incontro organizzato a seguito della sua riconferma ai vertici del sindacato.

“Ci sono una serie di priorità nel mondo del lavoro – afferma Zambrini – che necessitano di un coordinamento concreto e costante tra istituzioni, associazioni e sindacati. Noi abbiamo già proposto, ormai alcuni anni fa, una cabina di regia per ideare e gestire progetti di sviluppo nel settore agricolo sul territorio, che potrebbero coinvolgere tutti i settori. Penso, ad esempio, alla creazione di un distretto del biologico nella Vallata del Santerno che non si fermasse alla semplice produzione, ma coinvolgesse aziende della trasformazione, della logistica e magari anche qualche settore specializzato come la cosmetica. Progetti, dunque, che richiederebbero innanzitutto un dialogo e un coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria agricole, per poi estendersi a tutte le altre e naturalmente all’amministrazione pubblica, che avrebbe un ruolo chiave nella gestione di questa progettualità economica”. Un’altra questione posta alla segretaria Cgil, che richiederebbe certamente un coordinamento stretto tra associazioni e sindacato è certamente quello della manodopera agricola.

“Qualcosa bisogna fare per creare posti di lavoro, – continua Zambrini – ma anche per far incontrare domanda e offerta. Il settore agricolo non ha punti di riferimento per trovare manodopera qualificata e specializzata, perché non ci sono centri per l’impiego dedicati agli impiegati stagionali agricoli. Siamo anche scollegati dalle scuole di agraria che dovrebbero essere, invece, importanti interlocutori perché i ragazzi potrebbero venire a imparare il lavoro sul campo e noi avremmo persone che conoscono il settore, magari da formare, ma comunque con delle conoscenze e un’attitudine all’agricoltura. E badate bene – avverte il presidente di Cia Imola – nelle zone dove manca il collegamento tra manodopera e aziende riesce a infiltrarsi agevolmente il caporalato, che diventa l’unica soluzione al bisogno stringente delle aziende di svolgere le attività agricole. Ma i sindacati e a dire il vero tutto il sistema economico e sociale del territorio dovrebbero anche preoccuparsi della profonda crisi che sta attraversando il settore e il rischio di chiusura delle aziende. Perché esiste il problema opposto alla mancanza di manodopera: il non averne bisogno perché manca il lavoro da svolgere.

Ecco allora che tutti devono essere consapevoli che le nostre produzioni vanno preservate e valorizzate, così come il nostro paesaggio, perché la sostenibilità garantita dalle aziende agricole, così come l’occupazione e i prodotti del territorio potrebbero venire meno se continueranno le grosse difficoltà produttive di questi anni.

Serve unità e uno slancio nuovo – conclude Zambrini – per realizzare insieme progetti che per troppo tempo sono rimasti solo teorie discusse in tavoli separati. Tavoli che non servono più a nessuno, certamente non alla crescita dell’economia imolese e a un mondo del lavoro dove devono esserci opportunità, formazione, tutele, trasparenza e soprattutto una prospettiva non dico certa, ma almeno possibile di crescita e futuro”.

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