Le tre erre del legno: rinnovabile, resistente e riciclabile. Le numerose facce dell'attività di forestazione, sempre più sostenibile e tecnologica - Agrimpresaonline Webzine

Le tre erre del legno: rinnovabile, resistente e riciclabile. Le numerose facce dell’attività di forestazione, sempre più sostenibile e tecnologica

Filiera del legno

Alessandra Giovannini

Tagliare i boschi rispettando l’ambiente gestendo con attenzione e professionalità sulla base della pianificazione territoriale.
Questo è il pensiero che segue l’azienda agroforestale “Le Fontanelle” situata a breve distanza da Castiglione dei Pepoli sull’Appennino Tosco-Emiliano.

“All’inizio – ci racconta il titolare Mauro Lazzarini -, la nostra azienda era dedita al settore agricolo poi si è sviluppata nel settore della forestazione, nel taglio dei boschi dell’Appennino composti soprattutto da querce, carpini e castagni, nella trasformazione, lavorazione e consegna del legname ad uso civile, industriale e, non ultimo, per centrali a biomassa”.

Un’azienda posta sulle verdi colline pedemontane dell’alta valle del fiume Setta, in una zona a cavallo dei valichi tra la Toscana e la Pianura Emiliana e a pochi chilometri dalle quasi equidistanti Bologna e Firenze.
Una quindicina gli addetti ai lavori che si dedicano tutto l’anno alle attività di settore forestale ed agricolo. Addetti che hanno anche seguito i corsi di tree climbing (arrampicata su albero), una tecnica di arrampicata che consente di accedere alla chioma dell’albero e muoversi in sicurezza passando da un ramo all’altro imbragati al suo interno. In questo modo si possono eseguire interventi dove gli operatori su piattaforme elevatrici ed autogrù non possono arrivare e avendo la possibilità di operare i tagli, a mano o con il supporto di motoseghe, nel punto esatto.
Un’opportunità che diventa una necessità, soprattutto nelle zone urbane.

“La nostra – racconta Lazzarini – è un’azienda che garantisce una filiera completa, tagliando boschi di proprietà e acquistandone di cerro, carpine, faggio, castagno, seguendo tutte le fasi di lavorazione”

Ma la filiera del bosco regala molto di più. “Vendiamo legna da ardere e per l’industria cartiera – prosegue Lazzarini -, tronchi e pali di castagno e abete per effettuare opere di ingegneria naturalistica e staccionate, forniamo il cippato, abbiamo un servizio dedicato alla legna per la pizzeria, seguiamo la manutenzione dei giardini e ci dedichiamo ad opere di ingegneria naturalistica”.

Non solo legna per caminetti, stufe o caldaie, dunque, ma la possibilità di poter usufruire di tutte le opportunità che l’albero può offrire.
“La nostra – continua Lazzarini – è un’azienda che garantisce una filiera completa, tagliando boschi di proprietà e acquistandone di cerro, carpine, faggio, castagno, seguendo tutte le fasi di lavorazione fino alle consegne alle famiglie o commercianti, legna a tronchi oppure tagliata e spaccata pronta per caminetti, stufe o caldaie. Forniamo, inoltre, un notevole quantitativo di materiale alle cartiere dove, come prima lavorazione, si fa l’estrazione del tannino”.

Importanti, e particolarmente richiesti per i loro molteplici utilizzi, i pali e i tronchi di castagno.

“Il castagno – precisa Lazzarini – è una pianta tipica delle zone collinari, cresce fino ai 900 metri. Si trova nella composizione di boschi misti o solo boschi di castagno.
È una pianta a crescita molto rapida e molto longeva, quindi la produzione è continua. I boschi, per ricavare il legname per pali, sono spesso tenuti a ceduo, un tipo di formazione boschiva costituita essenzialmente da polloni per garantirne la produttività.
Questo tipo di legno è bruno, elastico e resistente, perché è particolarmente ricco di tannino che lo rende anche molto durevole nel tempo”.

Un tipo di legno che può essere impiegato in tronchi per falegnameria, staccionate, recinzioni, pali per vigneti e frutteti, palizzate, palificate e per fioriere. Particolarmente indicati nelle zone umide o a contatto con l’acqua perché resiste per molti anni senza deteriorarsi o marcire.
Il legno, utile nel suo primo taglio, ma ugualmente utilizzabile come cippato.
“Il cippato – spiega Lazzarini è legno ridotto in scaglie ed è prodotto da tronchi e ramaglie. Può essere usato come combustibile o come materia prima per processi industriali. Da alcuni anni la nostra azienda, a questo proposito, ha aderito al progetto Bosco Energia, producendo cippato dei boschi circostanti e servendo alcune centrali che realizzano termo riscaldamento”.

Un futuro, quello per il legno, che sembra interessare sempre di più l’edilizia. “Sì – conferma Lazzarini -. Da alcuni anni il legno è tornato a sostituire il cemento, sia per un minore impatto ambientale, sia per i risparmi energetici grazie alle sue caratteristiche di leggerezza ed elasticità.
Per questo è usato nella costruzione di case, palificate, palizzate, terrapieni e tanto altro ancora”. Dalla foresta alle nostre case, passando per taglio e lavorazione.

“Un processo – dice ancora Lazzarini –, che raccontiamo anche ai bambini delle scuole nella nostra fattoria didattica perché è importante che si conosca, e si apprenda fin da piccoli, la filiera del bosco”.

Sì, perché esiste un’etica dell’abbattimento. Un albero ben curato al momento dell’abbattimento può essere valorizzato al meglio. Rispetto per l’albero è utilizzare tutto di lui, perché dell’albero non si butta via niente. Avere un albero sano porta etica al suo abbattimento perché il legno sarà riutilizzato sotto altre forme, la sua Co2 continuerà ad essere stoccata. Un settore che, sembra, in continua espansione.

Qualche difficoltà? “Adesso le cose vanno meglio e lavoriamo abbastanza tranquillamente e, questo, grazie al rinnovo della legge regionale che regola il settore che è stata ridimensionata in alcune regole troppo restrittive e contorte.
Alcuni problemi, però, rimangono e, in futuro, saranno sempre più importanti. Noi lavoriamo al 90% su proprietà private che sono altamente frammentate. Lo spopolamento della montagna ha portato ad un successivo, inevitabile, abbandono di boschi e dimore, tanto da rendere difficile trovare il proprietario o definirlo con certezza.
Occorrerebbe creare un Consorzio che possa prenderne la gestione”.

Diventa importante, infatti, anche un non avanzamento degli alberi non controllato, spesso dovuto proprio allo spopolamento delle aree più interne e alla migrazione verso la città.
Questo ha portato anche a un progressivo abbandono delle attività di gestione dei boschi che potrebbe ridurre la resilienza di queste aree agli eventi estremi come piogge eccezionali e incendi resi sempre più frequenti dai cambiamenti climatici.

Insomma, l’albero è un bene che non va abbandonato ma seguito e, all’occorrenza, curato e rinnovato.

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