Le ultime novità sulla pensione detta “Opzione Donna”: in pensione prima, ma con il calcolo contributivo - Agrimpresaonline Webzine

Le ultime novità sulla pensione detta “Opzione Donna”: in pensione prima, ma con il calcolo contributivo

Febbraio 2017

L’innalzamento dei requisiti pensionistici ad opera della riforma entrata in vigore nel 2012, ha “convinto” molte donne ad utilizzare la cosiddetta “opzione donna” per anticipare il proprio pensionamento, pur al prezzo di una consistente riduzione dell’importo.

Con le regole ordinarie, attualmente (triennio 2016-2018) le donne possono conseguire la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Per la pensione di vecchiaia, invece, in base alle regole ordinarie, le donne devono maturare 20 anni di contributi e compiere l’età pensionabile.
Quest’ultima è oggi diversa a seconda del tipo di lavoro svolto.
Sempre con riferimento al triennio 2016-2018, la donna che va in pensione: come dipendente pubblica deve compiere 66 anni e 7 mesi; come dipendente del settore privato deve compiere 65 anni e 7 mesi; come lavoratrice autonoma, coltivatrici dirette comprese, deve compiere 66 anni e 7 mesi.

Prima della legge di Bilancio 2017
La riforma pensionistica del 2012 ha però lasciato la possibilità di conseguire la pensione con la cosiddetta “opzione donna”: a condizione che la pensione possa avere decorrenza entro il 31 dicembre 2015, le donne possono conseguire la pensione con 35 anni di contributi ed un’età pari a 57 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti, ed a 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome.
Poiché per la decorrenza occorre che dal perfezionamento dei requisiti trascorrano 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le lavoratrici autonome, concretamente questa possibilità, con le regole vigenti sino al 31 dicembre 2016, era disponibile solo per le dipendenti che hanno maturato i requisiti entro il mese di novembre 2014 e solo per le autonome che hanno maturato i requisiti entro il mese di maggio 2014.
In pensione prima, quindi, ma con un prezzo, a volte anche salato, da pagare: la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo e, quindi, sensibilmente inferiore a quella che spetterebbe con il calcolo retributivo o misto.
Una simile scelta, quindi, se possibile, richiede una attenta valutazione del rapporto tra costo e beneficio, e il Patronato Inac è in grado di determinare caso per caso l’importo della pensione, in modo da offrire a ciascuna gli strumenti per effettuare le proprie scelte in modo consapevole.

Le novità da quest’anno
La recente Legge di Bilancio ha esteso retroattivamente l’opzione donna anche alle lavoratrici che al 31 dicembre 2015, in possesso di almeno 35 anni di contributi, avevano compiuto 57 anni se dipendenti, e 58 anni se autonome, ma che a tale data non erano in possesso degli ulteriori tre mesi richiesti per effetto degli incrementi alla speranza di vita applicati dal 1.1.2013.
Poiché nel frattempo il requisito anagrafico ha subito un ulteriore incremento per adeguamento alla speranza di vita di 4 mesi, le donne che decidono di avvalersi di questa opportunità devono attendere, se dipendenti, 16 mesi e se autonome 22 mesi prima di conseguire effettivamente la pensione.
Rivolgetevi agli uffici del Patronato Inac per avere tutte le informazioni e controllare la vostra posizione.

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