Mais: sottoscritto un protocollo per la gestione del rischio aflatossine

Settembre 2017

BOLOGNA – Un protocollo d’intesa regionale per la gestione del rischio contaminazione da aflatossine del mais: lo ha sottoscritto la Cia (assieme a tutti gli operatori di settore), con la firma del presidente Antonio Dosi, in cui vengono indicate le norme di per la corretta gestione del prodotto non conforme.

Il mais, specialmente in annate siccitose e calde come il 2017, è particolarmente esposto al rischio di contaminazione da queste micotossine che vengono prodotte da alcuni funghi (in particolare Fusarium e Aspergillus), molti dei quali sono ubiquitari e sopravvivono comunemente nel terreno o nei residui colturali.

“In prossimità della trebbiatura di questo cereale – spiega la Cia – se nella granella viene superato il limite di 20 ppb (microgrammi /Kg), non può più essere destinata ad uso alimentare, umano o zootecnico. È quindi molto importante che gli agricoltori provvedano alle operazioni di raccolta con la dovuta attenzione, utilizzando preferibilmente mietitrebbiatrici a flusso assiale oppure, utilizzando macchine tradizionali, mantenendo una bassa velocità sia del battitore che di avanzamento. In particolare è necessario che si provveda alle operazioni di raccolta quando l’umidità della granella è sufficientemente elevata, non inferiore al 20%”.

La produzione di mais in Italia, concentrata in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna (pari al 90% del totale nazionale), è in calo negli ultimi anni. L’annata 2017, a causa della siccità, ha registrato cali produttivi ovunque, in modo particolare per chi non ha avuto la possibilità di irrigare. C’è molta attenzione anche sulla presenza di aflatossine nella granella, che per le particolari condizioni climatiche potrebbe in alcuni casi superare i limiti ammessi.  
Secondo Nomisma negli ultimi 5 anni la flessione produttiva è stata del 19%, a fronte di una domanda che è invece rimasta stabile.

“L’aspetto negativo di questa situazione è stato l’aumento dell’importazione di mais – conclude la Cia – che attualmente incide per il 21% sul consumo totale, dove l’import è per il 93% di origine comunitaria e il 7% extracomunitaria”.

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