Manuel Quattrini è il nuovo direttore di Cia Emilia Romagna: “Il mio impegno per rendere l’Organizzazione ancora più forte e unita”

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BOLOGNA – Venticinquennale esperienza sul campo, tra servizi e rappresentanza sindacale, Manuel Quattrini, 47 anni, assume la guida di Cia Emilia Romagna in un momento cruciale. Lo abbiamo intervistato per capire quali saranno i pilastri del suo mandato.

Direttore, qual è il primo obiettivo che si è posto per questa nuova transizione storica?

Rendere Cia Emilia Romagna ancora più forte e unita. Conosco profondamente il valore del nostro sistema per averlo vissuto in ogni sua sfaccettatura. Più che una riforma organizzativa, serve un cambio culturale: dobbiamo rafforzare il senso di appartenenza a un unico sistema regionale. Le realtà provinciali sono una ricchezza, ma le sfide odierne richiedono di condividere competenze ed esperienze. Per questo la Direzione operativa regionale opererà come una vera e propria cabina di regia permanente.

In che modo intende far pesare maggiormente l’organizzazione sui tavoli che contano?

La forza non si misura solo dagli associati, ma dalla capacità di incidere. L’Emilia Romagna è tra le regioni agricole più importanti d’Europa: Cia deve avere un peso proporzionato. Voglio un’organizzazione proattiva nei tavoli istituzionali, capace di anticipare le decisioni e formulare proposte. Dobbiamo essere un punto di riferimento sia per la Regione che per la Cia nazionale, orientando le politiche agricole del futuro.

Il reddito degli agricoltori è sotto pressione. Come si inverte la rotta?

Senza reddito non esiste agricoltura. Oggi le imprese affrontano contemporaneamente i cambiamenti climatici, l’aumento dei costi, l’instabilità dei mercati, la burocrazia e la concorrenza sleale. Dobbiamo rimettere al centro la sostenibilità economica: l’ambiente si tutela solo se prima si rende sostenibile la vita di chi lavora la terra.

A proposito di Europa, la Pac post-2027 si preannuncia una battaglia decisiva.

Sarà la partita del decennio. La nostra posizione è netta: difendere un bilancio forte, evitare tagli e impedire la rinazionalizzazione della politica agricola, mantenendo una vera strategia comune europea. Le risorse vanno destinate agli agricoltori realmente attivi, potenziando la gestione del rischio. La Pac non è un costo per l’Europa, ma un investimento strategico per la sicurezza alimentare e la qualità ambientale.

Alluvioni e siccità: come si affronta l’emergenza idrica in Emilia-Romagna?

Il clima non è più una previsione, ma la principale variabile economica. L’acqua sarà il tema politico dei prossimi vent’anni. Servono investimenti strutturali urgenti: invasi, infrastrutture irrigue, efficientamento delle reti e manutenzione del territorio per prevenire il dissesto. Serve una strategia nazionale dell’acqua con finanziamenti permanenti.

Burocrazia e tecnologia: come conviveranno nel futuro delle imprese?

Gli imprenditori passano troppo tempo a compilare scartoffie. La semplificazione non è uno slogan, ma una riforma indispensabile basata su digitalizzazione e interoperabilità dei sistemi. Parallelamente, stiamo entrando in una rivoluzione tecnologica senza precedenti tra intelligenza artificiale, gestione dati e agricoltura di precisione. Cia accompagnerà questo cambiamento mettendo l’innovazione al servizio dell’impresa, senza però perdere il rapporto umano, che resta il nostro valore cardine».

Per i giovani, invece, come si favorisce il ricambio generazionale?

Il ricambio si fa creando condizioni economiche che rendano conveniente investire, non con gli slogan. Servono accesso al credito, formazione, innovazione e prospettive di reddito concrete.

Aree interne, spesso dimenticate. Quale ruolo giocano?

Non sono la periferia, ma una risorsa strategica. In Appennino e nelle zone marginali l’agricoltura garantisce la manutenzione del territorio, il presidio ambientale e la coesione sociale. Difendere le aree interne significa contrastare lo spopolamento e garantire servizi, infrastrutture e connessioni digitali. Le politiche pubbliche devono prevedere strumenti stabili e concreti, non finanziamenti episodici. Se si spopolano le montagne, perde tutta l’Emilia Romagna.

Un’ultima domanda: qual è l’impronta che intende dare al suo nuovo incarico?

Il mio obiettivo non è ‘centralizzare’ la responsabilità, ma costruire una squadra solida basata su una leadership condivisa. Credo profondamente in valori come l’ascolto, la collaborazione, la responsabilità e le decisioni partecipate, valorizzando al massimo le competenze di ciascuno, perché le idee migliori nascono sempre dal confronto. La mia porta sarà sempre aperta.

L’agricoltura emiliano romagnola sta affrontando una stagione decisiva, densa di sfide enormi ma anche di opportunità straordinarie. Il mio compito sarà fare in modo che Cia Emilia Romagna sia protagonista assoluta di questo cambiamento, muovendosi con autorevolezza, competenza e una visione lungimirante: la forza di Cia coincide esattamente con quella delle imprese agricole che rappresentiamo.

Manuel Quattrini alla guida di Cia Emilia Romagna: un profilo tra competenze e conoscenza del territorio

BOLOGNA – Manuel Quattrini è il nuovo direttore di Cia Emilia Romagna. A 47 anni, Quattrini unisce una visione pienamente orientata al futuro a un’esperienza venticinquennale all’interno dell’organizzazione.
Il suo percorso inizia sul campo nei servizi tecnici e nell’assistenza alle imprese, valorizzando la propria formazione agronomica. Da lì, una crescita costante con incarichi via via più complessi.

Accanto all’impegno associativo, Quattrini ha maturato un solido bagaglio istituzionale come Assessore alle Attività Produttive e Agricoltura nell’Unione dei Comuni del Frignano.
In Cia ha poi guidato i processi di unificazione delle strutture provinciali, ricoprendo ruoli chiave come responsabile credito e finanza per Modena e Bologna e, successivamente, direttore dei servizi alle Imprese di Cia Emilia Centro.

Dal 2020, in qualità di vice direttore regionale, è stato il volto della rappresentanza sindacale ai tavoli della Consulta Agricola Regionale, gestendo dossier strategici su sviluppo rurale, risorsa idrica e innovazione. Il suo profilo manageriale è completato da ruoli di governance in società nazionali del sistema (Caa, Esco Agroenergetica, Ciai) e all’interno dei Consorzi di Bonifica e dei Confidi.

Un patrimonio di competenze tecniche e relazioni istituzionali ideale per traghettare l’agricoltura emiliano-romagnola verso le sfide future.

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