Per il futuro più aggregazione e reti d’impresa

Dicembre 2014

Piangipane (Ravenna) – Si è svolta il 26 novembre scorso al Teatro Socjale di Piangipane una giornata di studio e riflessione organizzata dalla Cia provinciale, con il contributo della Camera di commercio di Ravenna, sul tema “Moderni modelli aggregativi societari dell’impresa agricola. Dall’azienda patriarcale, alle società semplici, ai futuri modelli societari e d’impresa”.

Sono intervenuti: Danilo Misirocchi, presidente Cia Ravenna; Fabrizio Matteucci sindaco del Comune di Ravenna; Paola Morigi per Camera commercio Ravenna; Wiliam Signani, presidente Anp; Dante Bolognesi, storico dell’economia romagnola; Stefania Malavolti, coordinatrice Donne in Campo; Stefano Francia, coordinatore Agia; Dario Bigoni, commercialista; Cinzia Pagni, vice presidente Cia nazionale, ha concluso i lavori.
Il progetto ha spiegato Signani nel suo intervento – partendo dall’analisi storica dell’evoluzione delle aziende da modello patriarcale all’attuale contesto storico, con lo studio di modelli societari ed organizzativi di impresa proiettati al futuro, ha l’obiettivo di dare strumenti orientativi e di conoscenza alle imprese agricole del territorio, favorendo la crescita imprenditoriale, in particolare di quelle giovani e più orientate all’innovazione. Ed è importante – ha specificato Signani – analizzare l’attuale situazione organizzativa aziendale e studiare nuovi modelli anche ai fini dell’evoluzione dell’impresa agricola in relazione al mercato, all’evoluzione della Pac e del contesto generale.
Dante Bolognesi, attraverso la sua “conversazione storica”, ha messo in discussione lo stereotipo del mondo contadino come arretrato, destinato alla miseria, alla sconfitta, all’immobilismo, incapace di rispondere alle sfide dell’ambiente e ha riportato alcuni passaggi cruciali a dimostrazione del fatto che il mondo contadino non è fatto solo di autoconsumo; è un mondo che presidia il territorio; ha una vocazione commerciale e una spinta innovativa.
Questi sono fatti che rappresentano buone premesse per gestire la situazione oggi e per cercare di creare il futuro. E ciò è emerso anche dall’intervento di Stefania Malavolti che ha illustrato con una serie di dati la presenza dell’imprenditoria femminile in provincia di Ravenna, concentrando l’attenzione su quella nell’impresa agricola.
Stefano Francia ha posto l’accento su vari argomenti. In particolare ha sottolineato l’importanza di dare maggiore attenzione alle nuove forme di impresa e non al singolo imprenditore; di praticare modalità di aggregazione fra imprese agricole come ad esempio la rete di impresa, strumento inteso come nuovo modo di vedere l’agricoltura, di fare sinergie tra aziende, per un maggior interscambio di manodopera; e la società di scopo o di godimento, in base alla quale ogni azienda può partecipare all’acquisto di uno specifico macchinario, con un minor costo di investimento e un aumento in competitività.

Dario Bigoni ha analizzato l’evoluzione giuridica degli assetti societari dall’introduzione della Partita Iva, dalla quale è nata la ditta individuale dove c’era un titolare e sotto di lui persone che non avevano diritti, fino agli anni Ottanta durante i quali anche per le imprese agricole ci sono state importanti trasformazioni, dalle società semplici, alla società di persone, di capitali, Srl, Spa, alla costituzione di consorzi e di cooperative. Oggi affrontare l’internazionalizzazione con questi assetti è difficile – ha spiegato Bigoni -. Le reti di impresa, che sono accordi, contratti, tra imprese possono essere uno strumento: da un lato creano innovazione: non si creano nuove società ma si scambiano saperi e conoscenza per migliorare qualità e prodotti e insieme si cerca di affrontare anche nuovi mercati. Può essere usato per la partecipazione a fiere internazionali. Le reti di impresa possono essere soggetti giuridici autonomi o una semplice aggregazione con un capofila, le aziende sono autonome e individuali ma si associano per raggiungere un determinato obiettivo. Il vantaggio è che si tratta di uno strumento flessibile e modificabile.
Uno strumento poco utilizzato secondo Bigoni è il patto di famiglia introdotto con la Legge 14 febbraio 2006 n. 55: “è il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, la propria azienda o le proprie partecipazioni societarie a uno o più tra i suoi discendenti – ha spiegato Bigoni – consentendo all’imprenditore di assicurare il trasferimento del bene produttivo (azienda), salvaguardando al tempo stesso l’unità familiare. In tal modo si agevola il ricambio generazionale nell’azienda e al tempo stesso si preserva l’integrità dell’azienda fra gli eredi che intendono proseguire l’attività. Gli assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni societarie devono liquidare gli altri partecipanti al contratto – ossia tutti coloro che al momento della sottoscrizione del patto sarebbero legittimati rispetto all’imprenditore – con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote di legittima o in natura”.
Cinzia Pagni, vice presidente Cia nazionale, nel suo intervento conclusivo ha toccato diverse problematiche (dall’Imu, alla questione del gasolio agricolo fino alla banda larga), mettendo in evidenza che dal 2011 in poi non sono tanto le piccole e le piccolissime imprese, ma quelle dai 10 ettari in su, specializzate, altamente innovative, che hanno fatto investimenti coraggiosi, a far fatica a sbarcare il lunario perché i piani sono saltati perché sono saltati gli equilibri economico-finanziari. Noi siamo produttori primari e quelli che danno motore all’economia. La politica non ci deve dire che le imprese agricole piccole sono sbagliate (il 95% delle imprese agricole sono piccole), ma ci deve aiutare a fare reti di impresa. Noi abbiamo scelto il territorio come destino. Il nostro destino sarà quello dell’Italia: se noi staremo bene anche l’Italia e tutti i suoi cittadini staranno bene.

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