Più coordinamento e osmosi di informazioni tra enti di certificazione per abbattere le frodi di mercato

Settembre 2016

Paolo Carnemolla, presidente Prober

In una fase storica in cui il biologico si sta affermando come nuova tendenza del mercato alimentare, in grado di conciliare finalmente le aspettative del consumatore su qualità, sicurezza dei prodotti e sostenibilità e quelle dei produttori riguardo a ruolo nella filiera e reddito, è fondamentale il presidio dell’integrità del mercato.

Il tema è reso ancora più urgente e delicato dalla situazione di progressivo e preoccupante “scollamento” che si è verificata negli anni recenti fra capacità di offerta di prodotto bio da parte del sistema agricolo e zootecnico nazionale e la richiesta di materia prima da parte del nostro sistema agroindustriale e distributivo, che si trova a dover gestire incrementi di fatturato nell’ordine del 20% annuo. Come hanno reso drammaticamente evidente alcuni casi di frode verificatisi nel comparto granaglie negli anni recenti, l’allungamento delle filiere (importazioni) e il mancato presidio della tracciabilità a partire dal campo sono fattori di rischio importanti, aggravati da un approccio iperburocratico e di tipo analitico (soglie di residui) imposto negli anni recenti dal sistema pubblico al sistema di controllo.

Inoltre, nel biologico, a differenza che negli altri sistemi di qualità regolamentata, dove esistono Consorzi di tutela e per ogni prodotto opera un singolo organismo di certificazione con piani di controllo che possono essere flessibili, senza prevedere controlli annuali obbligatori per tutte le imprese, sulla medesima filiera possono operare più organismi di certificazione. Se non c’è un’attività di coordinamento adeguata e uno scambio di informazioni e dati in tempo reale fra i diversi organismi di certificazione che operano nel sistema e sulle filiere, può capitare che operatori disonesti approfittino di questo e gonfino artatamente le quantità di prodotto, frodando il mercato.

In questo quadro l’impegno di FederBio si è particolarmente concentrato su alcuni aspetti ritenuti essenziali per migliorare e rafforzare le garanzie del sistema di certificazione. In primo luogo, la messa a sistema dei dati e delle informazioni utili alle imprese e agli organismi di certificazione per gestire meglio e in tempo reale le verifiche necessarie a garantire la conformità delle transazioni lungo le filiere, così come previsto dal regolamento tecnico n. 16 di Accredia.

Grazie alla collaborazione e all’investimento congiunto di Accredia e FederBio, sono già operative due piattaforme di tracciabilità delle produzioni e delle transazioni per alcune filiere a rischio (granaglie e olio di oliva) che incrociano e verificano in tempo reale i documenti di certificazione, le produzioni dichiarate e i dati delle singole transazioni, affinché se qualche elemento non quadra arrivino allerta immediati sia agli operatori che agli organismi di certificazione coinvolti.

Sono state inoltre avviate nuove procedure di controllo rinforzato e a sistema che prevedono un controllo assai più puntuale e approfondito delle rese produttive effettive e della gestione agronomica delle colture, partendo da alcune che negli anni recenti si sono rivelate problematiche, come il pomodoro da industria e il riso. Grazie al Piano strategico nazionale di settore e al collegato agricolo, apriremo inoltre e finalmente il cantiere della semplificazione degli adempimenti burocratici a cui sono sottoposte le imprese e che necessita di verifica da parte degli organismi di certificazione.  Ogni ora sottratta alla produzione e verifica delle carte potrà così essere dedicata non solo all’attività imprenditoriale, ma anche a controlli più approfonditi in campo.

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