Quando coltivare in modo naturale è una scelta etica - Agrimpresaonline Webzine

Quando coltivare in modo naturale è una scelta etica

Nerio Cassani

Erika Angelini

PONTICELLI DI IMOLA – Un agronomo che non ha mai voluto rimanere “chiuso” in un ufficio e che ha sempre amato camminare sulla sua terra e coltivarla. Nerio Cassani ha scelto, nel 1998, di convertirsi al biologico e adesso conduce un’azienda agricola di quindici ettari certificata Icea a Ponticelli di Imola, una zona vocata per le produzioni frutticole e vitivinicole, dove la ricerca della qualità assoluta è la norma.

Molti scelgono il biologico per una questione economica e di mercato. Il perché della tua “conversione”.

È una banalità dire che un’azienda di qualsiasi tipo deve generare reddito e quindi, ovviamente, deve essere riconosciuto un prezzo adeguato a chi fa biologico e lo fa bene, seguendo le regole. Ma non può essere solo questo. Nel mio caso il bio è una vera e propria “vocazione”. Lo faccio come agricoltore che vuole lavorare la sua terra in modo sicuro e salubre, e come consumatore che ha il diritto di mangiare prodotti di qualità e senza residui. E con questo non voglio dire che nell’agricoltura tradizionale non ci sia una certa attenzione e anche i controlli, ma il biologico è un approccio molto diverso.

Cosa produce e dove commercializza i prodotti?

La mia dimensione aziendale è media, nell’imolese le superfici tendenzialmente non sono ampie perché le colture sono più specializzate rispetto ad altri areali. Produco una vasta varietà di prodotti: uva, con tre ettari di vigneto, diverse sementi come basilico, carota, cipolla, zucca, zucchina, timo e origano e poi pomodori da conserva e albicocche. Il mio principale sbocco è un grande Gas (Gruppo di acquisto solidale) di Milano che riunisce 1.600 famiglie che conoscono i prodotti e sostengono chi fa agricoltura biologica in modo sostenibile. Facciamo anche i “Mercati delle terra” a Imola e per le uve, nel caso di produzioni che non riusciamo a trasformare direttamente, conferiamo a una cantina del territorio.

Nerio Cassani conduce un’azienda di 15 ettari tra sementi, frutta e vigneto: “le certificazioni dei prodotti dovrebbero essere effettuate da organismi statali”

C’è troppa burocrazia?

Certo, la burocrazia è tanta ma, soprattutto, è “sbagliata”. I controlli ci devono essere, sono il primo a dirlo, ma anche fare il controllore dovrebbe essere una “vocazione”. Quando ho iniziato si osservava il prodotto in campo, mentre ora si compila molta carta. Preciso che questo non va a inficiare i controlli, effettuati da persone che semplicemente seguono le norme esistenti ma servirebbe, a mio avviso, un sistema totalmente imparziale. Ecco perché le certificazioni dovrebbero essere statali, non effettuate da enti certificatori, ce ne sono almeno undici , che di fatto pagano le aziende. Un altro aspetto della burocrazia che, invece, non condivido sono i corsi sulla sicurezza. Comprendo che guidare un trattore, o un’altra macchina agricola, possa essere pericoloso, che ci sono persone inesperte e anche, a dire il vero, imprudenti. Ma per chi lavora in campagna da anni dover prendere un patentino seguendo le indicazioni di chi, magari, non è mai salito su un trattore e conosce solo la teoria lo trovo davvero uno spreco di risorse di tempo ed economiche.

So che vuole fare un appello, di cosa si tratta?

L’agricoltura biologica dovrebbe portare a una crescita economica e anche sociale: chi condurrà l’azienda dopo di me dovrebbe partire non da zero, ma da dove sono arrivato io e da quel punto crescere e migliorare, produrre meglio con tecniche sempre più innovative. Nel corso degli anni ho avuto molti stagisti provenienti dalle scuole di agraria e ho cercato di trasferirgli la mia esperienza, sperando che magari qualcuno ritornasse per vedere quello che abbiamo seminato. Però, finora, non ho incontrato nessun giovane potenziale agricoltore che voglia affiancarmi e magari, tra qualche anno, ripartire da dove ho lasciato. Il mio appello è proprio questo: se qualche ragazzo o ragazza vuole diventare agricoltore biologico e non sa da dove iniziare mi contatti, anche attraverso Cia Imola. Io sono disposto a insegnarli quello che so e a costruire insieme un futuro per lui e la mia azienda.

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