Strategie per la riduzione dei gas effetto serra negli allevamenti da latte - Agrimpresaonline Webzine

Strategie per la riduzione dei gas effetto serra negli allevamenti da latte

Maggio 2014

L’aumento dei cosiddetti “gas a effetto serra” nell’atmosfera è uno dei principali responsabili del riscaldamento globale.
Il fenomeno, che si è intensificato rapidamente dal XIX° secolo, è dovuto soprattutto all’attività umana.

L’anidride carbonica è il più noto di questi gas, ma non è il solo responsabile del fenomeno: il metano è 25 volte più potente e l’ammoniaca addirittura 341 volte.
La consapevolezza del problema ha spinto la politica internazionale all’adozione del Protocollo di Kyoto che prevede l’obbligo di operare, nel periodo 2008-2020, una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti in una misura non inferiore all’8% rispetto alle emissioni del 1990, considerato come anno base.

La Comunità europea ha approvato il pacchetto “clima-energia”, conosciuto come “strategia 20-20-20” che prevede entro il 2020: il taglio delle emissioni di gas effetto serra del 20%, la riduzione del consumo di energia del 20%, il 20% del consumo energetico europeo totale da fonti rinnovabili.

L’agricoltura, in particolare la zootecnia, a livello mondiale contribuisce per il 12,5% all’emissione di gas serra (soprattutto metano e ammoniaca), mentre in Italia ha superato il 7% del totale nazionale, seconda dopo il settore energetico.
Il progetto, che ha visto la collaborazione di Azienda Sperimentale Tadini (capofila del progetto), delle Università di Milano e Piacenza, dell’Associazione Provinciale Allevatori di Milano-Lodi e dell’Azienda Sperimentale Stuard, si è proposto di eseguire una valutazione integrata delle strategie adottabili per ridurre le emissioni di gas “effetto serra” negli allevamenti di vacche da latte, includendo anche la produzione di biogas e la coltivazione di piante a scopo energetico:

  • la riduzione delle emissioni di natura enterica tramite azioni sulla dieta (diminuzione di metano e di ammoniaca con le feci)
  • l’individuazione di sistemi di gestione aziendale sostenibili che permettano di contenere le emissioni di gas serra dai reflui attraverso una valutazione dei sistemi di stabulazione e delle tecniche di veicolazione dei reflui, l’adozione di impianti per la produzione di biogas.
  • la valutazione dei consumi energetici della produzione foraggera di diverse tipologie di aziende zootecniche presenti sul territorio con lo scopo di promuovere l’impiego di tecniche meno “dispendiose” dal punto di vista energetico e quindi ridurre anche emissioni di CO2.
  • coinvolgere aziende a scopo dimostrativo per facilitare il trasferimento delle conoscenze anche in altre zone rurali.
  • aumentare la consapevolezza degli operatori di settore sull’influenza del management sulle emissioni in atmosfera.
  • sensibilizzare le istituzioni al fine di contribuire all’adeguamento delle linee guida in campo ambientale

Per quanto riguarda la valutazione dei consumi energetici della produzione foraggera, condotta dall’azienda Sperimentale Stuard in collaborazione con la Facoltà di Economia dell’Università di Parma, sono state individuate 4 aziende rappresentative della realtà territoriale:

  • azienda per la produzione di Parmigiano Reggiano
  • azienda biologica per la produzione di Parmigiano Reggiano
  • azienda per la produzione di Grana Padano
  • azienda per la produzione di latte alimentare

Di queste aziende sono state individuate produzioni, mezzi e tempi di lavoro inerenti la produzione foraggera ed i relativi consumi energetici attraverso la predisposizione di un questionario dettagliato inerente tutte le caratteristiche aziendali, sia della stalla che della produzione vegetale (consistenza dell’allevamento, produzione di latte, acquisto e produzione di alimenti, reflui zootecnici, consumi e caratteristiche della sala mungitura, reflui dell’allevamento).
La valutazione dei consumi energetici è stata fatta sulla base del fatto che le piante accumulano carbonio per produrre biomassa e questo viene poi immesso in atmosfera sotto forma di CO2 e acqua. Questo ha permesso di trasformare i dati raccolti in Kg di CO2e (anidride carbonica equivalente) e di stilare un bilancio (Carbon budget) fra le emissioni di CO2e in atmosfera (combustibili, energia elettrica, fermentazioni enteriche dei bovini, emissioni del suolo) e l’anidride carbonica che viene bloccata nel terreno attraverso la sostanza organica (residui delle colture, paglia e stocchi interrati, letame e liquame).
Come ci si aspettava, le emissioni più consistenti, circa l’80%, sono dovute ai gas prodotti nello stomaco dei bovini durante la ruminazione. Per singolo animale, la CO2e prodotta è maggiore nelle aziende che utilizzano l’unifeed rispetto a quelle dove si impiega l’alimentazione tradizionale.

Le differenze fra le aziende sono invece molto inferiori se le emissioni di metano vengono rapportate al latte prodotto: l’azienda che produce il Grana Padano, sotto questo aspetto ha le emissioni più basse poiché la produzione di latte per capo è più alta.

Il secondo posto nell’emissione di gas serra è attribuibile all’uso di carburanti, che è particolarmente elevato per l’azienda che fa Grana Padano.
L’azienda a latte alimentare compensa i bassi consumi di carburante con consumi elevati di energia elettrica rispetto alle aziende per Grana Padano e Parmigiano Reggiano convenzionale, l’zienda biologica invece ha azzerato i consumi elettrici con l’installazione di un impianto fotovoltaico.

Per tutte le aziende, ma in particolare per quella che produce Parmigiano Reggiano convenzionale, la distribuzione sul terreno di letame e liquame rappresentano una pratica importante per la sottrazione di anidride carbonica dall’altmosfera. Anche il tipo di colture praticate fa variare la quantità di CO2e immagazzinata nel terreno come sostanza organica, che è molto superiore per medicaio e prati rispetto al mais.

In base a questa prima indagine, stilando il bilancio energetico, l’azienda biologica è quella che immette meno gas serra in atmosfera per litro di latte prodotto (anche non conteggiando in positivo l’energia elettrica prodotta con l’impianto fotovoltaico), mentre le emissioni maggiori, oltre il doppio, sono a carico delle aziende per grana padano e latte alimentare. In particolare la promozione di colture foraggere estensive, diverse dal mais e l’interramento dei residui colturali (stocchi e paglia) si confermano essere tra le tecniche che permettono un’effettiva riduzione delle emissioni in atmosfera. L’uso di fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico) è un altro dei punti che permette l’abbattimento dei consumi elettrici aziendali.

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