Un sindacato coeso e rafforzato

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

Frasi fatte ripetute più volte, hashtag che si sprecano, canti, balli e improvvisazioni estemporanee, ‘facebookcommentatori’ improvvisati, luoghi comuni reiterati a mitraglia (il più diffuso “…siamo tutti sulla stessa barca…”), sberleffi e battute a go go che affollano tutti i canali mediatici. Mi è più consona, in tempi di pandemia, la sobrietà di immagini e storie di chi quotidianamente rende un servizio esemplare alla collettività.

Sono gli operatori della sanità, del volontariato, i numerosi lavoratori ‘invisibili’ che fanno di più ed esibiscono meno. In questa ‘stessa barca’, ma mi piace più dire ‘stessa bufera’ (sì, perché c’è barca e barca, e chi non ha nemmeno quella) c’è l’agroalimentare, un settore indispensabile che non si può fermare, a prescindere dagli hashtag. Il ‘primario’ sta facendo la sua parte, importante, se non altro per garantire cibo sulle tavole, deschi che rischiano di impoverirsi se non si supera rapidamente una crisi così diffusa.

È cambiato lo stile di vita, indotto dai provvedimenti governativi per contenere la diffusione del Covid, e di pari passo si sono modificati i consumi, elementi sotto gli occhi di tutti i cui dettagli sono declinati nelle pagine di Agrimpresa.

Quando e come si tornerà alla normalità è difficile prevederlo, come è intuitivo percepire che in una situazione paragonabile ad un periodo post-bellico ci saranno forti ripercussioni sui bilanci di imprese e famiglie. Se solo pensiamo ad un orizzonte temporale di pochi mesi, è lecito ipotizzare che la stagione turistica sarà compromessa e non occorre un economista di fama per prevedere una debacle del settore. E un crollo dei consumi, dall’ortofrutta ai vini, tanto per restare in tema di agroalimentare.

La sola Emilia Romagna ospita ogni anno milioni di turisti, dalla Riviera adriatica agli appennini, consumatori per definizione che mancheranno e con una offerta che potrebbe non trovare sbocco sul mercato, in questo caso di prossimità. Allora oltre ai supporti governativi annunciati, oltre a tirare la cinghia, i produttori dovranno mettere in campo tutte le loro risorse, fatte di professionalità, ingegno e creatività, se non altro per ammortizzare un colpo violento al sistema economico, tutto.

La Confederazione non è indenne da questo status ed ha attivato in tutto il territorio azioni di supporto per le imprese, nonostante le legittime limitazioni imposte per l’incolumità di cittadini e lavoratori. Da questa dura prova ne esce una Organizzazione compatta e all’altezza della situazione, capace di affrontare un clima avverso ed erogare, seppur con limiti oggettivi, servizi, consulenze e risposte agli agricoltori. Trovo una Cia rafforzata e coesa in tutte le sue espressioni, produttori, dirigenti e maestranze, capaci di superare le difficoltà. Ora e quando passerà il ciclone Covid.

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