I giovani si reinventano

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

Quante volte abbiamo usato l’espressione ’largo ai giovani’, un modo di dire un po’ démodé, ma che ben descrive il concetto secondo cui, in giovane età, si affrontano le situazioni complesse con maggior piglio e determinazione. Vi invito alla lettura delle pagine del giornale, che ospitano esperienze e situazioni di alcune imprese condotte da giovani imprenditori, perché tra le righe prevale l’ottimismo piuttosto che lo sconforto causato dalla chiusura anti pandemia.

La necessità stimola la creatività e induce cambiamenti e migliorie, accorgimenti che aiutano superare le difficoltà ma che possono diventare un successo imprenditoriale.
Il primo ‘anticorpo’ che è entrato in azione in molte aziende agricole e agrituristiche e che ha agito per aiutare la sopravvivenza alla serrata si chiama ‘consegna a domicilio’. Una maggior attenzione al commercio on-line è un altro strumento adottato e perfezionato da chi, molto spesso, aveva già intrapreso questa strada. Lockdown, questo terribile e abusato anglicismo, non è certo sinonimo di rilassamento tra le mura domestiche, anzi, ha rappresentato un superlavoro delle imprese nell’attività agricola e nella progettazione di nuove strategie aziendali.

Fa bene a sottolineare il presidente nazionale Agia, Stefano Francia, che lo sviluppo delle imprese e della tecnologia al loro supporto deve scaturire dalla collaborazione tra aziende produttrici di mezzi tecnici e agricoltori: questi ultimi, con la loro esperienza, indicano i bisogni dei produttori che vanno tradotti in una macchina, un software o un dispositivo innovativo utile per coltivare. Sulla scorta di una esperienza negativa prendono corpo nuove attività, si modificano tecniche produttive, cambiano gli approcci e le relazioni, comprese quelle commerciali. La distanza che separa i centri produttivi dal consumatore finale è uno degli ostacoli principali per coloro che hanno visto nella filiera corta una strategia vincente, un problema sottolineato da molti ‘under 40’ e ancor più richiamato da coloro che abitano in aree svantaggiate e distanti dagli agglomerati urbani.

Come nel caso dell’allevatrice Silvia Lupi che trasforma e commercializza carni suine nell’alta Val Trebbia, nel piacentino. C’è chi, invece, ha osservato come la multifunzionalità, ovvero una diversificazione produttiva, abbia abbassato notevolmente il rischio aziendale in tempo di emergenza sanitaria. La riflessione di alcuni giovani ha portato al ridefinire l’immagine dell’impresa, quanto mai importante per chi ha una vetrina virtuale e aliena con l’e-commerce il frutto del proprio lavoro.

 

Per tutti il denominatore comune di questi mesi si può riassumere con il termine ‘reinventarsi’, concetto chiaro espresso da Matteo Pagliarani di Mercato Saraceno, nel forlivese, che ha rilevato come la pandemia abbia contribuito a “valorizzare il rapporto tra le imprese e il territorio, nonché la comunità che ne fa parte”.

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