Cosa c’è dietro il ‘green deal’? - Agrimpresaonline Webzine

Cosa c’è dietro il ‘green deal’?

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna

Da tanto, troppo tempo, si parla di sostenibilità dell’agricoltura senza affrontare l’argomento con la dovuta concretezza. Ebbene, la Commissione Europea ha accelerato la discussione ponendo al centro delle future politiche comunitarie il green deal, vero e proprio caposaldo delle future politiche ambientali europee. All’interno di esso, la strategia “dal produttore al consumatore” (farm to fork) e la “strategia per la biodiversità” sono strettamente collegate alle dinamiche agricole, ponendo una serie di obiettivi ambiziosi, più o meno condivisibili, e soprattutto colmi di incognite. Va subito evidenziato che il green deal è di fatto una realtà, pertanto pensare di ostacolarne l’applicazione pare essere oggi pura utopia; ciò che invece dovrà fare Cia – Agricoltori Italiani insieme al sistema Italia, è vigilare quotidianamente il suo avanzamento, apportando modifiche e critiche laddove ve ne sia il bisogno, nell’interesse degli agricoltori italiani ed emiliano romagnoli.

Innanzitutto occorre il pieno coinvolgimento del mondo agricolo nella stesura delle regole, altrimenti rischiamo di subire decisioni da parte di soggetti che nulla hanno a che fare con l’agricoltura e nemmeno conoscono l’imprenditoria agricola: poi occorre stabilire che la sostenibiltà ambientale dell’agricoltura deve necessariamente essere alla pari di quella sociale ed economica delle aree rurali, altrimenti corriamo il rischio di abbandonare l’attività agricola anziché fare i dovuti investimenti. Infatti il primo grande quesito è, dando per scontato che la produttività nelle campagne dovrà diminuire a fronte della drastica diminuzione di utilizzo di fertilizzanti e agrofarmaci, saranno sufficienti le risorse europee per fronteggiare tale calo produttivo? E la competitività dei nostri prodotti verso i medesimi di altri continenti, che presumibilmente non applicheranno le nostre regole, rimarrà identica ad oggi o forse diminuirà? Ed ancora, se è vero che oggi le aziende agricole faticano a reggere con i prezzi bassi delle materie prime che producono per la trasformazione, la filiera (dalla trasformazione al consumatore) riuscirà a garantire la giusta remunerazione agli imprenditori agricoli?

La strategia farm to fork individua alcune azioni che potrebbero aiutare gli agricoltori nel loro percorso ‘green’, come ad esempio l’introduzione di principi attivi aventi una base biologica in sostituzione di quella chimica e l’avvio di una fase di studio di nuove tecniche genomiche in grado di rendere le piante più resistenti. Cia auspica da anni l’introduzione di queste tecniche innovative, ma il fattore tempo gioca un ruolo determinante, perciò ci auguriamo di poter sperimentare in campo quanto prima queste innovazioni.

L’emergenza Covid-19, durante il lockdown, ci ha mostrato un mondo più pulito, un cielo più azzurro e limpido, senza che l’agricoltura si sia mai fermata; ognuno di noi dovrà fare la propria parte, agricoltori inclusi, per riuscire a migliorare l’ambiente in cui viviamo, mangiare cibo sano e lottare contro i cambiamenti climatici, senza però accanirsi contro allevatori e produttori, piuttosto condividendo con essi i percorsi e gli obiettivi.

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