
Gennaio 2016
Mara Biguzzi
FORLì-CESENA – Fibre, fili stracci e telai per una mostra delle tipicità romagnole, accompagnata da spettacoli, esposizioni, dimostrazioni degli antichi mestieri e appuntamenti gastronomici.
Questi gli ingredienti dell’“Antica fiera della Canapa” che è tornata, con una nuova veste, ad animare il centro storico di Gambettola nel novembre scorso, con un programma ricco di appuntamenti e di novità che ha coinvolto stampatori delle tele a ruggine, agricoltori della filiera agroalimentare, artigiani dell’enogastronomia, i mestieri artigianali e quelli “artistici” legati al Carnevale con la “Scuola della Cartapesta” e al Teatro comunale con “Arrivano dal Mare”.
L’appuntamento fieristico è stato una occasione per riscoprire gli antichi mestieri e tutte quelle attività preziose, ma spesso dimenticate, che hanno fatto la storia del Comune di Gambettola.
L’eredità storica che lega Gambettola alla coltivazione della canapa risale ai primi anni dell’Ottocento, quando la coltivazione sul nostro territorio consentiva una produzione che, oltre al fabbisogno locale, veniva venduta ed esportata nei paesi del Nord Europa; il commercio era così fiorente che negli ultimi anni dell’ Ottocento fermavano quotidianamente a Gambettola ben due treni merci per il carico della preziosa fibra.
L’“Antica Fiera della Canapa” ha anche l’obiettivo di rivelare come l’utilizzo della fibra di canapa rappresenti oggi una risorsa produttiva pulita ed eco-sostenibile in molteplici campi: produzione tessile, produzione di materie plastiche pienamente degradabili, di materiali destinati alla bio-edilizia e ad alta resa isolante, per non dimenticare l’utilizzo alimentare dei semi, ricchi di proteine, e dell’olio, impiegato sia nella produzione di prodotti cosmetici e alimentari che utilizzabile come combustibile naturale.
In Italia, la coltivazione è ritornata solo nel 1998 su di una superficie di circa 350 Ha: ciò è stato possibile in virtù della circolare del Ministero delle Politiche agricole del 2 dicembre 1997, in cui venivano definite le modalità da seguire da parte degli agricoltori interessati, onde prevenire confusione con le coltivazioni da droga.
Adesso l’Italia torna ad investire nella canapa industriale. Pochi giorni fa la commissione Agricoltura di Montecitorio ha approvato in sede legislativa una proposta di legge sulla coltivazione e la trasformazione di questo vegetale. Un passaggio decisivo per restituire all’Italia, dopo 60 anni, un settore economico radicato nella nostra identità storica. Anche i miei nonni coltivavano canapa.
Agli inizi del Novecento eravamo tra i primi produttori mondiali.
Nel 1940 l’Italia dedicava alla coltura della canapa 90 mila ettari del proprio territorio. Producevamo più canapa di quanto se ne produce oggi in tutto il mondo, con 85 mila ettari a livello globale. Poi l’oblio. La coltivazione però è ripresa in molti paesi europei e noi siamo rimasti indietro.
C’è ora la possibilità che il quadro cambi, soprattutto per l’adozione di norme dell’Unione europea. Con una evidente contraddizione perché nel 1990 l’Italia ha emanato un decreto che menzionava il divieto di coltivazione della cannabis indica e nulla diceva a proposito della cannabis sativa.
L’interpretazione corrente era stata, appunto quella dell’estensione del divieto. I successivi regolamenti europei ribadivano le sovvenzioni comunitarie e le autorità italiane si dovettero adeguare alle regole europee. Adesso il Parlamento è intervenuto: il 20 novembre scorso è stato approvato il D.L. “promozione coltivazione e filiera agroindustriale della canapa”.
Per la canapa un grande passo avanti. Adesso il disegno di legge passa all’approvazione del Senato.
La legge nasce per promuovere una coltivazione e una filiera in grado di contribuire all’impatto ambientale in agricoltura, di ridurre la perdita della biodiversità e di essere una valida coltura da rotazione. Il sostegno e la promozione riguarderanno la coltivazione e la trasformazione della canapa per una larga serie di utilizzi e di scopi.
Le Regioni potranno consentire l’utilizzo della canapa anche come biomassa ai fini energetici, in impianti non superiori ai 150 kW per l’autoproduzione di energia. Entro sei mesi il Ministero delle Infrastrutture, di concerto con il Ministero dello Sviluppo economico, individueranno degli incentivi per le aziende che utilizzano la canapa nei semilavorati e nei manufatti. Altri incentivi saranno destinati dal Ministero dell’Agricoltura alle aziende agricole che coltivano e lavorano canapa e che investono per la ricerca e lo sviluppo della sperimentazione industriale.
Speriamo che si possa riattivare presto il tavolo tecnico presso il Ministero della Politiche agricole con gli altri ministeri, in particolare Ministero della Salute e Ministero dell’Interno perché i problemi da affrontare decisamente e con rapidità sono molti. Quando discuteremo avremo la base di una legge che vale per tutti e questo non è poco. La nostra associazione chiedeva questa legge da oltre 10 anni.



