Ambiente, le misure di prevenzione non fermano le incursioni della fauna - Agrimpresaonline Webzine

Ambiente, le misure di prevenzione non fermano le incursioni della fauna

Ottobre 2016

Gli agricoltori collinari esasperati dalle incursioni della fauna selvatica (cinghiali, caprioli, lupi) riferiscono una situazione critica e in diversi sostengono che, stando così le cose, potrebbero decidere di non seminare più o di non allevare più.

La Cia di Ravenna sottolinea la necessità di un’alleanza fra agricoltori, ambientalisti e cacciatori, portatori d’interesse che possono sembrare in contrasto se tali li si vuole vedere. “Servono scelte costruttive condivise per una cultura dello sviluppo allo stesso tempo sostenibile e compatibile, che non guardi al territorio in un’ottica soltanto economica o soltanto naturalista, ma capace di avere una visione sistemica – afferma Danilo Misirocchi, presidente Cia Ravenna -. Questo per fare in modo che la fauna selvatica possa essere davvero una ricchezza per l’ambiente e la biodiversità senza essere un problema per la convivenza con gli insediamenti umani, con i produttori e gli allevatori, sia in collina sia in pianura. Noi agricoltori non vogliamo lavorare per avere il risarcimento dei danni, ma per poter produrre il prodotto senza avere danni”.

Le misure di prevenzione per cercare di difendersi dalle incursioni esistono e gli agricoltori le mettono in atto, ma senza risultati apprezzabili. La Regione Emilia Romagna prevede dei contributi per chi le attiva, ma la spesa non dà la resa sperata. Le barriere elettriche, ad esempio, non bloccano i gruppi di cinghiali e ai costi di realizzazione si aggiunge l’aggravante della distruzione dei raccolti o dei capi allevati.

I racconti di alcuni imprenditori agricoli, fra i quali Maurizio Renzi, Stefano Quarneti e Stefania Malavolti, riportano un aspetto della realtà che vivono in collina non conosciuto a molti. “In mille metri di campo ci sono salite, discese, scarpate, fossi, ruscelli. Non è possibile stendere in maniera lineare la rete. Dovremmo trasformare un podere con queste caratteristiche in tanti piccoli orti e fare recinzioni diverse in base all’animale da cui proteggerlo – spiegano – Come si può lavorare in questo modo? Come gestisci i mezzi meccanici? Apri e chiudi i cancelli ogni volta che devi avanzare nel campo?”

In generale, pur con dei distinguo, il settore affronta quotidianamente crescenti difficoltà e le criticità dell’agricoltura collinare non sono una novità, almeno per gli addetti ai lavori. “Il divario comunque negli anni ha assunto caratteri sempre più rilevanti – spiega Misirocchi – mettendo a rischio il patrimonio culturale, sociale, economico e ambientale del territorio collinare e anche l’ambientalismo che protegge in maniera esasperata fauna e flora produce effetti che distorcono i già di per sé difficili equilibri. Interrogarsi su quanto questo possa fare bene all’ambiente ci sembra doveroso”.

Gli effetti delle incursioni della fauna generano conseguenze non solo, e sarebbero abbastanza, sulle pratiche agricole ma potrebbero causare “l’abbandono della collina da parte degli agricoltori con il rischio che non ci sia nemmeno ricambio generazionale”, specificano Renzi, Quarneti e Malavolti, “chi si prenderà cura del territorio?”.

La convivenza già difficile è resa problematica anche da gazza, cornacchia grigia e ghiandaia, con una dinamica di popolazione in forte espansione: sono specie rilevate in tutto il territorio provinciale e negli anni si è confermata, in particolare, la progressiva colonizzazione della ghiandaia anche in pianura, mentre la gazza occupa ormai indifferentemente le aree agricole coltivate a seminativo e/o frutteto anche nelle zone sub collinari dell’Ambito territoriale di caccia faentino. Dopo quasi dieci anni di controllo, lo stato di conservazione di queste tre specie non risulta compromesso dalle azioni di cattura e prelievo adottate nella provincia di Ravenna.

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