Annata agraria 2015, Cia ravennate: confermata una sostanziale difficoltà - Agrimpresaonline Webzine

Annata agraria 2015, Cia ravennate: confermata una sostanziale difficoltà

Dicembre 2015

Alla presenza dell’euro parlamentare Paolo De Castro e del vice presidente Cia nazionale Antonio Dosi, si è svolta la presentazione dell’Annata agraria 2015 della Cia di Ravenna.

Giunta alla 29esima edizione, nel territorio è il primo resoconto dei dati relativi all’andamento dell’agricoltura nell’anno in corso. Bilanciando i dati raccolti e le previsioni sull’ipotesi di chiusura dell’anno emerge, per la provincia di Ravenna, una sostanziale conferma delle difficoltà della nostra agricoltura. I prezzi all’origine per molti prodotti continuano a non coprire i costi di produzione, con una remuneratività scarsa o assente; per certe colture diminuisce la superficie coltivata e non solo per motivi fisiologici, ma anche per scelte degli imprenditori agricoli.

Le imprese agricole nella nostra provincia continuano a diminuire, i giovani stentano ad intraprendere questa strada anche per gli investimenti iniziali importanti. Anche l’andamento climatico, che per certe colture come ad esempio l’olivo, la vite (seppur per quest’ultima con alcune differenziazioni), il kiwi, è stato complessivamente molto favorevole e, al di là delle rese produttive, ha determinato qualità molto elevate, su altre ha avuto effetti non positivi (come ad esempio per le drupacee o per alcune orticole e colture industriali). Fra i comparti, il frutticolo resta fra quelli maggiormente problematici con la volatilità dei prezzi che è sempre una minaccia, con le nettarine che continuano a registrare exploit alquanto negativi. Le pere nel 2015 registrano segnali positivi per quantità, qualità e quotazione dei prezzi.

Da ricordare che il 2015 ha visto la nascita di due importanti poli produttivi, quali Opera e Origine Group. Per il kiwi – con una buona produzione e una buona qualità e calibri di pezzatura medio-elevata – lo scenario sarà più definito verso la primavera 2016, in particolare per quanto riguarda il mercato e le quotazioni del prezzo. Buona annata per l’olivo. Complessivamente buona l’annata anche per il vitivinicolo, pur con andamenti diversi in base all’area di coltivazione (pianura-collina); ai bianchi e ai rossi; al vino generico sfuso e confezionato e al vino denominato. Anche il cerealicolo dimostra tentennamenti, con una produzione al di sotto delle medie delle ultime annate. I prezzi variano di settimana in settimana: il frumento duro ha maggior competitività e determina maggior remunerazione anche se con rese inferiori del tenero, le cui quotazioni sono inferiori. Il mais continua a registrare risultati negativi, nonostante il lieve aumento delle quotazioni nell’ultimo periodo. Flessioni di superfici, e in questi casi anche contrazione produttiva, per il comparto delle colture industriali e delle orticole.

Anche nella zootecnia i risultati produttivi sono lontani dal soddisfare le aspettative degli allevatori. Flessione nei bovini (in particolare quelli da carne), ovi-caprini e conigli. Forte stagnazione per la carne suina ed equina. Molte le difficoltà del settore lattiero-caseario nel “dopo quote latte”. Il latte, la cui produzione in provincia di Ravenna è stazionaria, è in sofferenza e in particolare quello alimentare: c’è maggior produzione a livello europeo e mondiale; si registra un minor consumo; permane la chiusura delle porte da parte della Russia.

I prezzi al produttore sono in picchiata e non coprono i costi di produzione. Quello degli avicoli è il comparto zootecnico che in provincia assume il maggior rilievo sul piano economico, a conferma della vocazione del territorio per questa attività ed è anche uno dei più validi sotto il profilo dei risultati, con una filiera fortemente integrata. Per quanto riguarda l’apicoltura, la produzione è poco soddisfacente, penalizzata dalle condizioni climatiche. I prezzi al produttore sono poco soddisfacenti. Gli effetti combinati della nuova Pac, delle politiche europee e della Legge di Stabilità dovrebbero rappresentare un aiuto per il settore.

“L’esigenza di maggior organizzazione e pianificazione, per la fase di coltivazione ma anche per quella di commercializzazione è dirimente. Il lavoro svolto dentro le aziende sta cominciando a funzionare – ha affermato l’euro parlamentare Paolo De Castro – ma è necessario organizzarsi anche per la parte esterna all’azienda. L’Europa non può non sedere ai tavoli dei confronti internazionali anche se vogliamo conquistare come Made in Italy lo spazio occupato da chi spaccia prodotti come italiani e che tali non sono. Il mondo vuole il Made in Italy? Dobbiamo essere in grado di esportarlo, di farlo arrivare dove lo chiedono, e occupare lo spazio di italianità che ci spetta”.

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