Vendemmia nel reggiano: -3% la produzione, qualità eccellente - Agrimpresaonline Webzine

Vendemmia nel reggiano: -3% la produzione, qualità eccellente

DICEMBRE 2015

La vendemmia 2015 si è chiusa all’insegna di un lieve calo produttivo e di eccezionali livelli qualitativi nella nostra provincia.

Il consuntivo tracciato da Confcooperative insieme alle cantine sociali reggiane (che da sole rappresentano oltre il 90% della produzione locale) parla di una produzione di uve attestatasi a 1.378.634 quintali rispetto a 1.421.132 quintali del 2014 (-3%) e di un grado zuccherino superiore di due punti a quello riscontrato lo scorso anno (17,94 contro 15,92), complice un andamento stagionale particolarmente favorevole e di segno opposto ad un’estate 2014 all’insegna di piogge e temperature mediamente basse.

“In termini di quantità – sottolinea Alberto Lasagni, responsabile del settore agricolo ed agroalimentare di Confcooperative – il 2015 si è chiuso sostanzialmente in linea (+3,05%) con la media degli ultimi dieci anni, che ebbe il suo picco massimo nel 2009 (1,470 milioni di quintali); sul piano della qualità, poi, i risultati sono davvero eccezionali e i migliori dell’ultimo quinquennio”. “Sulla flessione produttiva – prosegue Lasagni – ha inciso in modo particolare il significativo calo dell’Ancellotta (-14%), mentre per i lambruschi e le uve bianche di collina si è registrato un incremento del 9%”. Chiusi i consuntivi sulla vendemmia, i viticoltori reggiani guardano ora al mercato, e i primi segnali per i rossissimi e i mosti (derivati proprio dall’Ancellotta) sono complessivamente positivi, con quotazioni in linea con quelle del 2014.

“È invece ancora presto – osserva l’esponente di Confcooperative – per parlare di lambruschi, il cui andamento potrebbe essere influenzato da un aumento della produzione nazionale di vini che ha sfiorato il 16%”. “Una crescita – afferma Lasagni – che se da una parte ha riportato il primato produttivo all’Italia rispetto alla Francia, dall’altra apre incognite sulla redditività che il settore vitivinicolo italiano riuscirà a realizzare, in presenza di consumi di vino ed esportazioni che certo non crescono con gli stessi ritmi”.

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