Claudio Ferri, direttore Agrimpresa
Un rito, quello del calice alzato per il brindisi, che sempre più si carica di un significato propiziatorio, soprattutto per invocare buoni auspici e dare vento alle vele in un mercato difficile.
Produrre uva e fare buon vino fa parte del Dna della filiera (non solo nazionale), ma vendere diventa ogni anno più complicato.
I grandi gruppi esplorano nuovi mercati, ricorrono a nuovi prodotti privi di alcol, investono su preparati ad uso e consumo per le nuove generazioni (aperitivi ‘da stappare’), si studiano nuove bottiglie. Si fa ricorso al metodo classico, al biologico, al biodinamico, al vino privo di solfiti. Dimenticavo, c è il vino ‘vegano’ per un consumatore etico.
A supporto di un’ampia proposta di etichette sono a disposizione campagne promozionali che vogliono riaffermare un brand o imporre uno stile di consumo per i più giovani. Il supporto delle istituzioni è importante e necessario. Un recente bando della Regione Emilia Romagna, ad esempio, finanziato nell’ambito del Piano strategico della Pac, mette a disposizione poco meno di 6 milioni di euro per finanziare progetti presentati da Consorzi di tutela, associazioni ed enti rappresentativi delle produzioni certificate regionali tra cui il Consorzio tutela Lambrusco e i Custodi del Lambrusco (quest’ultimo organismo non si sente rappresentato a sufficienza dall’Ente ‘ufficiale’) per la promozione del rosso frizzante, il Consorzio Vini di Romagna, il Consorzio tutela vini Doc Bosco Eliceo e il Consorzio Volontario per la tutela dei vini dei Colli di Parma per la promozione delle rispettive produzioni vitivinicole.
Finanziati anche i progetti presentati dal Consorzio Emilia Romagna, dall’Enoteca regionale Emilia Romagna (in risalita dopo alcune difficoltà economiche), da Brisighella anima dei tre colli, dall’Associazione Modigliana-Stella dell’Appennino, da Castelvetro di Modena Valorizzazione integrata territorio ambiente e dalla Cantina Sociale di Cesena. Si tratta di supporti utili alla valorizzazione del paniere agroalimentare regionale e delle produzioni territoriali.
Far conoscere il vino è diventata l’attività più importante in un contesto di grande competizione nazionale e internazionale, dove confluiscono produttori ed imbottigliatori che affollano un mercato spesso saturo e che costringe talvolta a ‘svendere’ la qualità per galleggiare. Poi c’è il calo dei consumi, l’impennata dei costi, i disordini e gli episodi bellici internazionali che deprimono ulteriormente il mercato.
È difficile trovare una formula efficace per tornare alla normalità, forse ne servono diverse, vero è che di vino se ne fa tanto, in Italia e nel mondo, e da solo questo non trascurabile dettaglio, dovrebbe indurre a rapidi provvedimenti, anche impopolari.



