Ausl di Modena: collaborazione tra professionisti la carta vincente nell’emergenza - Agrimpresaonline Webzine

Ausl di Modena: collaborazione tra professionisti la carta vincente nell’emergenza

Antonio-Brambilla
Intervista ad Antonio Brambilla, direttore Azienda Usl di Modena

Il picco epidemico è superato, come valuta la reazione del territorio?

Il territorio modenese ha reagito molto bene, dando prova di grande capacità organizzativa. Durante l’emergenza ci sono stato incontri quotidiani nel Centro di coordinamento soccorsi, presieduto dalla Prefettura, per monitorare l’evoluzione della pandemia. Sono stati creati più posti di terapia intensiva, aumentato i tamponi effettuati al domicilio, potenziato le équipe infermieristiche territoriali, creato le Usca, unità speciali di continuità assistenziale, per tenere i cittadini, con particolare attenzione ai più anziani, in sicurezza e garantire a tutti la terapia più appropriata.

Difficoltà e punti di forza durante la gestione dell’emergenza

Riuscire in pochi giorni a creare nuovi posti letto di terapia intensiva, riorganizzare i reparti isolando le aree Covid, arrivare a monitorare tutti i pazienti al domicilio non è stato semplice. Durante il picco erano circa 2.100 i positivi seguiti a casa propria, con altri 1.500 contatti stretti isolati. Siamo arrivati a 528 pazienti ricoverati, di cui 103 in terapia intensiva. Gli operatori, medici, infermieri, oss, tecnici, hanno dato prova di grande professionalità. Alcuni medici hanno lasciato la propria attività per mettersi a disposizione dei colleghi nelle aree Covid, tutti si sono impegnati al massimo e grazie al lavoro tra singoli professionisti e tra le tre aziende sanitarie, il sistema ha tenuto.
Sicuramente il Covid ci ha aiutato a collaborare di più e meglio: vogliamo continuare a lavorare sull’integrazione tra le aziende sanitarie, sul potenziamento dell’assistenza territoriale, sulla capillarità delle cure al domicilio, estendere l’uso di strumenti di telemedicina che già oggi ci consente di monitorare da remoto i cittadini fragili all’interno delle Case residenza anziani. La modalità assistenziale utilizzata durante l’emergenza Covid verrà mantenuta come linea guida per la nostra programmazione futura.

Cosa ha fatto l’Ausl di Modena durante il periodo del Coronavirus per gli abitanti che risiedono in territori più svantaggiati?

Ci siamo mossi per tenerli “in sicurezza”, riducendo gli spostamenti e facendo in modo che i tamponi venissero eseguiti direttamente a casa dei cittadini; abbiamo creato le Usca, sempre con l’obiettivo di andare al domicilio e percorsi di teleconsulto tra medici di medicina generale e pronto soccorso per fornire supporto diagnostico ed evitare accessi impropri, con l’obiettivo di ridurre i rischi legati all’ingresso in ospedale. Allo stesso modo, avere gli ospedali di comunità a Fanano e Castelfranco Emilia, ci ha consentito di dare risposta alle persone fragili e pluripatologiche, spesso anziane, sia Covid positive che Covid negative.
È stato attivato un telemonitoraggio domiciliare per pazienti selezionati in collaborazione tra Usca e medici di famiglia tramite un dispositivo, il saturimetro, per il monitoraggio dell’ossimetria, della frequenza cardiaca e della temperatura corporea, collegati ad uno smartphone che invia i dati in remoto. Abbiamo attivato gli alberghi per aiutare le persone ad effettuare la quarantena.

Cosa farà l’Ausl di Modena in caso di una nuova epidemia?

Applicheremo il modello che abbiamo perfezionato in questi mesi e la flessibilità organizzativa che abbiamo sperimentato, per adattare il sistema a una eventuale recrudescenza dell’epidemia. Avremo 48 posti letto intensivi in più, 30 al Policlinico e 18 a Baggiovara, disponibili per noi e per tutta la regione.
La sanità pubblica si è trasformata durante l’emergenza, ed è in grado di garantire le indagini epidemiologiche e il contatto costante con tutti i casi confermati o sospetti, così come il 118, o l’assistenza domiciliare che è stata dotata di nuovo personale e più mezzi per muoversi sul territorio. Ma l’auspicio è che, anche grazie al senso di responsabilità dei nostri cittadini nell’applicare le misure di sicurezza, si limitino i contagi.

Durante il Covid sono state sospese tutte le prestazioni. Da più parti sono segnalati ritardi nella ripresa degli appuntamenti. Oggi quali sono i tempi di accesso?

Non si potrà ritornare alla sanità che conoscevamo prima: stiamo lavorando alla ripresa in sicurezza degli interventi chirurgici e delle prestazioni specialistiche e ciò comporta tempi più lunghi e, dunque, meno prestazioni.
Ciò, in virtù delle procedure di sanificazione e distanziamento dei pazienti che, però, sono proprio ciò che ci consente di tenere in sicurezza i nostri ospedali, e dunque i nostri cittadini. Bisognerà effettuare le prestazioni strettamente necessarie: non è detto che i controlli siano sempre utili, i cittadini devono condividere con il loro medico di medicina generale il percorso più adeguato. Noi, da parte nostra, lavoreremo per migliorare le prescrizioni e creare percorsi efficaci di presa in carico, per evitare che, in particolare i più anziani, si ritrovino soli e con tante prestazioni da prenotare. Ancora, su strumenti di teleconsulto a distanza che mettano in comunicazione i Medici di medicina generale con gli specialisti, per migliorare il percorso diagnostico e clinico, evitando così di allungare i tempi di attesa per giungere alla diagnosi.

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