Bio: Cia, è “boom” tra i giovani per cibo e non solo. Il 70% dei consumatori tipo ha meno di 40 anni

Settembre 2016

BOLOGNA – Il biologico è un must per i giovani. Se oltre il 75% dei consumatori ha un’età compresa tra i 20 e i 50 anni c’è da rilevare come anche i produttori di bio siano, in Italia, tendenzialmente “young”.

La scelta biologica si conferma quindi come uno stile di vita: crescono i consumi alimentari, con percentuali a due cifre, ma anche le vendite di cosmesi, i prodotti per la salute, l’igiene e l’oggettistica. Il trend di crescita della domanda è ormai ben profilato e sarà per questo che l’offerta si sta rapidamente adeguando: non è casuale che circa il 25% dei produttori agricoli italiani, al di sotto dei 40 anni, produce in regime di biologico oppure è in fase di conversione dal metodo colturale convenzionale. Il dato, invece, arriva a sfiorare il 50% all’interno dell’universo delle start-up.

Altro elemento da analizzare con attenzione è la forte dinamicità produttiva del Sud del Paese: in Italia un ettaro ogni 10 è coltivato con metodo biologico, in Calabria uno ogni 3, in Puglia uno ogni 4, oltre la metà delle aziende ha sede nel Mezzogiorno.

Forti di questi numeri, i produttori del comparto biologico si stanno organizzando con l’obiettivo di raggiungere nel 2020 un incremento della superficie coltivata del 50% e un incremento del valore della produzione del 30%. Nella strategia più complessiva c’è una grande attenzione nella messa a sistema e ottimizzazione delle filiere di prodotto, ma soprattutto si ragiona di commercializzazione, marketing, promozione e comunicazione di prodotto. In questo quadro di riferimento si inserisce il convegno, promosso all’interno del Salone internazionale del biologico e del naturale, da Cia-Agricoltori italiani e la sua associazione specializzata, ovvero Anabio. Oltre ai vertici delle due organizzazioni, Cia e Anabio, il dibattito ha coinvolto tra gli altri, il presidente di BolognaFiere Franco Boni; il capo Dipartimento delle Politiche competitive, della qualità agroalimentare e della pesca del Mipaaf Luca Bianchi; il direttore generale della Fondazione Qualivita Mauro Rosati; il referente dell’Ice per l’agroindustria Guido Magnoni.

Dall’incontro è emersa forte la consapevolezza che il biologico, a partire dall’agricoltura e dal cibo ma anche in tutte le sue altre declinazioni produttive, possa diventare un potente driver per tirare fuori risorse molto importanti per il Paese, alimentando lavoro e indotto. Tra le criticità del comparto segnalate dal presidente nazionale della Cia Dino Scanavino e dal presidente di Anabio Federico Marchini “c’è la necessità di riorganizzare la rappresentanza politico-professionale del mondo produttivo, oggi troppo frammentata e dispersa in un numero eccessivo di sigle territoriali. Così da sostenere al meglio, assieme alle politiche e le azioni di competenza del Ministero preposto e delle Regioni, il comparto biologico affinché esca definitivamente dal ruolo “di nicchia” e diventi il nuovo paradigma produttivo, assumendo la connotazione di vero e proprio mainstream”.

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