Bonifiche al voto, l’importanza della partecipazione

Fini Cristiano

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna

Nel mese di dicembre, su buona parte della Regione Emilia Romagna, si terranno le elezioni per il rinnovo degli organi amministrativi dei Consorzi di Bonifica. È un appuntamento al quale agricoltori, cittadini e contribuenti di questi enti chiamati alle urne non devono mancare, considerata l’importanza che rivestono nella gestione del territorio, a partire dalla difesa del suolo nella nostra collina e montagna, sempre più esposta all’erosione aggravata dal perdurare di un lento e progressivo abbandono dell’uomo.

L’attività di bonifica, con migliaia di chilometri di canali e centinaia di impianti di sollevamento, assieme al lavoro degli agricoltori assicura la necessaria manutenzione dei nostri territori. Acque necessarie per irrigare i nostri campi e coltivare le eccellenze agroalimentari, acqua che scorre nei canali e nei fiumi per garantire la biodiversità della flora e della fauna, acqua che deve defluire correttamente durante le copiose precipitazioni alimentate dai cambiamenti climatici. L’importanza della risorsa idrica è strettamente legata a queste azioni e i Consorzi di Bonifica hanno un ruolo determinante nello svolgimento di tali operazioni. Ecco quindi il valore della tornata elettorale, indipendentemente dalla presenza di una o più liste. L’agricoltore deve rimarcare, attraverso la partecipazione, la rilevanza che ricoprono i Consorzi di Bonifica nelle campagne per la difesa del suolo, l’irrigazione e lo smaltimento delle acque in eccesso, essendo il primo a subire i danni provocati dagli eventi atmosferici estremi sempre più frequenti.

Non diamo per scontato ciò che non lo è perché in altre parti del nostro Paese non sussiste l’efficienza e l’efficacia dei consorzi di bonifica emiliano romagnoli. La carenza, spesso, è dovuta ad una gestione inadeguata dell’ente stesso. Siamo consapevoli che anche nel nostro panorama regionale esistono margini di miglioramento, ma dobbiamo essere altrettanto realistici nell’affermare che la gestione di oltre 20.000 chilometri di canali di bonifica, oltre ad una miriade di torrenti e rii che vanno dalla montagna alla bassa pianura, disponendo di risorse economiche limitate non trova semplice soluzione.

Eppure, nonostante le tante difficoltà, il sistema delle bonifiche della Regione Emilia Romagna è considerato tra i più virtuosi riuscendo ad assicurare l’approvvigionamento idrico a tante imprese agricole: in collina, con la realizzazione di invasi, e in pianura derivando, quando possibile, da fiumi e soprattutto dal fiume Po e dal Canale Emiliano Romagnolo.

Non dimentichiamoci che, in assenza di risorsa idrica, come peraltro accade purtroppo in altre Regioni d’Italia, la coltivazione di talune produzioni sarebbe impossibile (ortofrutta in primis).
Inoltre la rete dei canali emiliano romagnoli contribuisce, in maniera determinante, allo scolo delle acque durante i forti temporali sempre più violenti degli ultimi anni, salvaguardando le campagne e i centri urbani da possibili allagamenti.

Per rendere più efficiente la gestione delle acque e assicurare un’adeguata difesa del suolo il sistema regionale deve ridurre la cementificazione ed il consumo di terra al fine di migliorare lo scolo e il drenaggio dell’acqua creando le condizioni per immagazzinare la risorsa idrica durante i periodi maggiormente piovosi. Occorre, quindi, realizzare nuovi invasi di dimensioni adeguate agli usi e, infine, recuperare risorse attingendo anche dai fondi europei, per avviare quei cantieri utili al miglioramento della gestione delle acque, a beneficio di agricoltori e cittadini.

bonifica

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