Buone opportunità di reddito con il nocciolo - Agrimpresaonline Webzine

Buone opportunità di reddito con il nocciolo

il nocciolo

Lucia Betti

RAVENNA – In Romagna, la prima realtà a partire con un progetto strutturato sul nocciolo è la Cooperativa Terremerse che, pochi giorni prima del Natale 2020, avvia la messa a dimora di circa 20 ettari dedicati a questa arborea. Le aziende coinvolte si trovano in parte nell’area della provincia ravennate e in parte in quella di Forlì-Cesena.

Sono emersi altri interessamenti che, se si concretizzeranno, porteranno ad una buona espansione degli ettari a nocciolo a dicembre 2021. La vocazionalità del territorio per questa coltura c’è e ci sono anche studi in merito.

In Romagna al via la messa a dimora di 20 ettari con un progetto di Terremerse

Il progetto di Terremerse prevede che in cinque anni vengano raggiunti i 600 ettari piantumati a nocciolo, implementabili. Si tratta di una novità per l’area romagnola, ma non per l’Italia, che è il secondo produttore a livello mondiale (con un’incidenza di circa il 12%), dopo la Turchia (70%).

Il consumo di nocciole è in aumento e le industrie di trasformazione leader nell’utilizzo di questo frutto a guscio hanno basi italiane. Stabilità di approvvigionamento e qualità per la domanda dell’industria, da un lato, e stabilità e sicurezza del reddito nel tempo per le imprese agricole, dall’altro, rendono il nocciolo una valida alternativa di differenziazione. Il Progetto Nocciolo per Terremerse rappresenta la volontà di diventare attori di una filiera di qualità, tracciabile, 100% italiana.
In Emilia un progetto sul nocciolo, gestito da Terrepadane, è partito nel 2019 nell’area piacentina.

Il periodo di piantumazione del nocciolo è compreso fra dicembre e febbraio; inizia a produrre dal quarto anno per raggiungere la piena produzione fra il sesto e il settimo anno. La raccolta avviene fra il 20 agosto e il 20 settembre.

“La pianta del nocciolo – spiega Marco Babini, tecnico responsabile di Terremerse di questo progetto – per raccolta e potatura ha una predisposizione alla meccanizzazione, i costi dell’impianto sono relativamente più contenuti rispetto ad altre colture, in quanto non servono ad esempio palificazioni, sono messi a dimora senza tutori e non necessitano di reti antigrandine”.

La Coop Terremerse, essendo Op, riesce a realizzare il contratto di coltivazione con le aziende agricole, a ritirare il prodotto e a collocarlo sul mercato. “Inoltre, forniamo indicazioni all’azienda agricola per la scelta delle varietà, sulle tecniche agronomiche da adottare, per lo stoccaggio – aggiunge Babini –. Inoltre da non dimenticare che, trattandosi di piante di frutta secca, è possibile usufruire dei contributi Ocm”.

In merito al rapporto costi-benefici, la Produzione lorda vendibile (Plv) del nocciolo in Romagna varia tendenzialmente dai 5mila agli 8mila euro e la differenza dipende per lo più dalla disponibilità o meno dell’impianto di irrigazione: “La Plv media è di circa 6mila/6mila cinquecento euro – informa Babini -. Nelle zone dove non si dispone di acqua, come ad esempio in una parte del riminese, si potrà avere una Plv intorno ai 5/6mila euro, mentre può raggiungere valori più alti, intorno agli 8mila euro, dove l’acqua c’è”.

*foto archivio Terremerse

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