Buone quotazioni dei maiali: è l’effetto peste suina in Cina

peste suina

Luca Soliani

REGGIO EMILIA – “La peste suina esplosa in Cina ci sta portando una fondamentale boccata d’ossigeno: le quotazioni sono finalmente buone. Ma i problemi della valorizzazione della suinicoltura italiana non sono certo finiti”.

Parole di Antenore Cervi, presidente di Cia Reggio e Asser Emilia Romagna, che riflette sul momento cruciale per il settore nel nostro Paese. Settore le cui fortune, o meno, sono collegate a ciò che sta avvenendo nel Paese asiatico.
Da oltre un anno, infatti, il più grande consumatore al mondo di carne di maiale lotta strenuamente per cercare di contenere l’epidemia. Ma i risultati ancora non arrivano. L’abbattimento preventivo è stata l’unica soluzione possibile per Pechino e si stima che dei 440 milioni di maiali cinesi ne siano andati persi almeno il 20%. Le conseguenze si riverberano in tutto il Vecchio Continente.

“In questo periodo siamo al massimo delle quotazioni raggiunte rispetto agli ultimi anni – spiega Cervi -: oltre 1 euro e 70. E pare non essere un exploit del momento, visto che l’andamento dura dalla fine dell’estate. Non dimentichiamo che a marzo il prezzo superava di poco l’euro. Ma nessuna illusione: siamo dinnanzi a un paradosso. Il valore non è stato raggiunto grazie alla valorizzazione del nostro suino ma alla crisi in Cina che sta raschiando le importazioni in tutto il mondo. Basti pensare che nel primo semestre del 2019, l’Europa ha visto crescere l’export di carni suine verso la Cina del 42%, arrivando a pesare per quasi la metà del totale”.

In questo momento a esportare sono soprattutto “i Paesi del Nord Europa – prosegue Cervi -. Le ragioni? Diverse. Hanno un suino di minor qualità rispetto al nostro ma più adatto al mercato orientale che è interessato soprattutto alla carne fresca e a quei prodotti marginali come teste, zampette e orecchie che da noi sono un sottoprodotto”.
E i nostri produttori? “In queste settimane – dice ancora Cervi – i primi macelli italiani autorizzati all’esportazione stanno preparando le loro spedizioni. Siamo all’inizio, è vero. La Via del Maiale è ancora tutta da aprire. Ma questo ha fatto sì che un Paese come il nostro, che importa per il 40% la carne suina, ha allentato la pressione dell’export dal Nord Europa e i prezzi sono finalmente aumentati”. Antenore Cervi mette però in guardia dai rischi: “Questa situazione potrebbe essere solo ‘una droga’ per il mercato. Se oggi ci si illude che i prezzi siano soddisfacenti, nel medio e lungo periodo rischiamo che i Paesi Nord Europei aumentino la produzione. E, quando finirà ‘l’effetto Cina’, ci troveremo con una forte pressione delle loro esportazioni anche verso il nostro Paese”. Il presidente Cia Reggio invita dunque a non perdere tempo: “Dobbiamo sfruttare questo momento per aumentare la qualità. In questo senso, filiera e Consorzio del prosciutto di Parma ci stanno lavorando proponendo un miglioramento del disciplinare. E si deve poi cogliere l’occasione per valorizzare pienamente il suino: non solo per le cosce, ma nella sua interezza. Solo in questo modo riusciremo a ottimizzare i maggiori costi per allevare un suino pesante”.

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