L'aumento delle materie prime azzera i margini dei suinicoltori - Agrimpresaonline Webzine

L’aumento delle materie prime azzera i margini dei suinicoltori

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Luca Soliani

REGGIO EMILIA – “Per la suinicoltura italiana è stato un 2021 di montagne russe”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio Emilia e vicepresidente Cia Emilia Romagna.
“All’inizio dell’anno le quotazioni erano ferme a poco più di 1 euro e 20 centesimi – entra nel dettaglio -, ma poi la media annuale si è attestata a circa 1 euro e 50 centesimi. Si tratta di un prezzo che, in altre stagioni, poteva essere soddisfacente, ma così non è ora. Abbiamo, infatti, assistito a una lievitazione dei prezzi delle materie prime, soprattutto mais, soia e frumento, che sono la base dell’alimentazione per il suino della Dop. Gli incrementi si aggirano attorno al 20%, con punte addirittura superiori per quanto riguarda la soia. A questo trend non si intravede una inversione di tendenza, anzi, fino alle produzioni del Nord America difficilmente vedremo variazioni”. 

Cervi riflette poi sul fatto che “la situazione generale è causata anche dall’andamento del mercato internazionale delle carni. La Cina ha confermato il calo delle importazioni dall’Europa, spostando le sue richieste di carne, soprattutto sul Sud America e gli Stati Uniti, ma recuperando anche la produzione interna. Di conseguenza, Paesi come la Spagna e l’Olanda, che hanno un eccesso di produzione, hanno riversato il loro recesso sul mercato italiano delle carni, sia per quello che riguarda le cosce fresche, il prosciutto cotto, il ‘fresco’ come i lombi. Addirittura i prezzi dei tagli hanno sfiorato quelli del ’suino vivo’ nel nostro Paese”.

Il vicepresidente Cia Emilia Romagna aggiunge che “nel 2021 si è invertito il trend del prosciutto stagionato dopo un 2020 orribile in cui si è raggiunto il record di suini prodotti per il circuito tutelato – 8 milioni e 200mila – e il minimo di cosce avviate alla stagionatura per le dop (circa 11 milioni di pezzi). Durante l’anno, il prezzo ha recuperato quotazioni, sia le cosce fresche da immettere in stagionatura sia il prosciutto stagionato. Rimane il fenomeno altalenante che non dà garanzie per il futuro delle imprese”.

La filiera ha dinnanzi importanti sfide da affrontare. “Innanzitutto, le indicazioni della nuova Pac che chiede maggiori vincoli sul benessere animale, e le emissioni in atmosfera. La nostra suinicoltura, soprattutto in Emilia Romagna, ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, la sfida sarà rendere sostenibile l’applicazione di queste norme.

Per quanto riguarda gli allevamenti, in Emilia Romagna la produzione di suini per le Dop è rimasta stabile nel 2021: oltre 1 milione 100mila capi. La Lombardia rimane la regione regina della produzione con poco meno di 5 milioni e la nostra regione è stata superata anche dalla produzione del Piemonte. Manteniamo, invece, circa un terzo delle macellazioni italiane nel territorio regionale”.


L’altra sfida che il settore dovrà affrontare “è quello del benessere animale. Oggi il sistema di allevamento va oltre il semplice rispetto delle normative: è controllato attraverso sistemi come il Classifarm, sono sotto la responsabilità del veterinario aziendale e del sistema veterinario nazionale che è il più efficiente a livello europeo. Bene i controlli, ma attenzione a non penalizzare gli allevatori con verifiche indirizzate essenzialmente agli aspetti formali e non sostanziali”.

In queste settimane è arrivata un’importante novità: la fusione tra Asser (Associazione suinicoltori dell’Emilia Romagna) e la cooperativa Opas di Migliarina di Carpi. È finita un’esperienza di 27 anni come associazione regionale, ma come associazione interprovinciale è nata nel 1978. Asser ha svolto un servizio di commercializzazione, soprattutto per le piccole e medie aziende.
Questo tipo di attività è, però, andata sempre più scemando rispetto alle esigenze di una filiera che ha visto gli allevamenti crescere di dimensioni e la sempre maggiore concentrazione di macelli.
Per queste ragioni, la sua attività specifica aveva ormai finito la ragione di essere.
Opas ha dimostrato sul campo di essere una positiva realtà di macellazione che punta a valorizzare la produzione suinicola dei soci.

“La strada intrapresa dà anche modo di continuare un elemento caratterizzante l’associazione dei suinicoltori, importanti progetti di ricerca, realizzati grazie anche alla Regione e in collaborazione con Crpa e Università. Le basi per un futuro di miglioramento e crescita ci sono tutte”.


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