Vite, note dolenti per i costi elevati dell’impiantistica - Agrimpresaonline Webzine

Vite, note dolenti per i costi elevati dell’impiantistica

Lucia Betti

Casola Valsenio (Ravenna) – Le aziende ortofrutticole hanno alle spalle due anni che definire difficili è un eufemismo: fra pandemia, due annate consecutive con gelate tardive, danni da fauna selvatica, parlare di fare reddito è pressoché impossibile.
Anche nel 2021 la produzione è venuta a mancare segnando mediamente un meno 25%, con molte differenziazioni fra colture e fra territori.

La situazione è ancora in divenire, ma il vaccino ha dato una speranza: sono ripartiti gli ordini da parte di tutti i settori e questo ha scatenato una domanda di prodotti tale che ha innescato un’impennata dei prezzi delle materie prime.

Graziano Caroli, dell’Azienda agricola Mariano di Casola Valsenio (Ra), porta l’esempio della vite: “Da un lato nel 2021 si è raccolto in media un 20-25% in meno di uva, in collina anche un meno 50% causa siccità. Dall’altro – sottolinea Caroli – sono aumentati i costi di energia elettrica, gasolio, metano, e ciò si ripercuote sul sistema di irrigazione, sui mezzi di trazione utilizzati per le lavorazioni, sui costi di riscaldamento. Queste componenti hanno messo in moto tanti altri incrementi, dai trasporti, alle materie prime, ai concimi: il costo degli azotati è aumentato del 100%; quello dei fosfati del 50%. L’impiantistica è un’altra nota dolente”.

GrazianoCaroli

Graziano Caroli, dell’Azienda agricola Mariano di Casola Valsenio (Ra)

Un impianto di vigneto costa fino al doppio rispetto all’anno scorso: pali, fili, plastica, materiale per l’irrigazione è aumentato almeno del 50%. “Il costo di un impianto di vigneto a ettaro, chiavi in mano, si aggirava intorno ai 30 mila euro, ora bisogna considerare almeno 15 mila euro in più di costi per l’impiantistica”.

Nell’attuale situazione gli investimenti vanno ancor più ponderati. “Mio figlio ha deciso di intraprendere questa attività, mi ritengo fortunato. Dove ci sono giovani non si può non investire, è l’unico modo per cercare di fare reddito. Poi ci assicuriamo per la grandine, per le colture maggiormente di pregio anche per gelo e brina e su una parte di actinidia abbiamo l’impianto antibrina. Si provano tutte per salvare la produzione”.

L’azienda agricola Mariano, che è anche agrituristica, è composta da 13 ettari in proprietà e altri in affitto per un totale di 34 ettari: 4 di actinidia verde; 3 di pesco, 3 di cachi, 11 di vite e gli ettari restanti a seminativi ed è fra la ventina di aziende servite da due invasi realizzati nel 1980 e nel 2000, “che danno una bella mano”, sottolinea Caroli.

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