Carni bianche, le più consumate dagli italiani nel 2021 - Agrimpresaonline Webzine

Carni bianche, le più consumate dagli italiani nel 2021

carni bianche

Alessandra Giovannini

Il Covid non ferma l’ascesa delle carni bianche. A confermarlo Unaitalia, l’associazione che rappresenta oltre il 90% della produzione avicola nazionale con un fatturato di 5,7 miliardi di euro nel 2020 (+3,8% sul 2019), 6.000 allevamenti professionali e 64mila addetti (38.500 allevatori e 25.500 addetti alla trasformazione).

Secondo i dati Unaitalia, nei primi sei mesi del 2021, a fronte di una produzione di 511.228 tonnellate di pollo e 152.709 tonnellate di tacchino, le esportazioni di carni avicole e preparazioni risultano in aumento di circa il 4% a volume (95.000 tonnellate).

Con il 35% delle quote di mercato a volume, le carni avicole rimangono le più acquistate dagli italiani, seguite dalle carni bovine (33%) e dalle suine (21%).
Crescono anche gli acquisti domestici (+10% a valore e +7,7% a volume sul 2019) e i consumi pro-capite arrivati a 21,5 kg (+1,93%).

Il trend della spesa in aumento è confermato anche nel primo trimestre 2021: +1% sullo stesso periodo dell’anno precedente (dati Ismea). Merito della parziale conversione dei consumi fuori casa in consumi domestici, combinata al valore aggiunto dei prodotti.

L’avicolo è, infatti, il settore zootecnico che più di tutti ha sviluppato la linea degli elaborati e dei confezionati, riuscendo nel 2020 e nel 2021 a dar maggior durabilità e flessibilità a una buona parte della produzione.

È anche exploit per le uova: dopo il boom del lockdown, si confermano il segmento più dinamico nella spesa degli italiani con +14,5% (dati Ismea-Nielsen). Oggi se ne consumano circa 12,9 miliardi, pari a 216 a testa (+3,23% sul 2019), e sempre più da galline allevate a terra (+21,1%), all’aperto (+13,4%) e da allevamenti bio (+4%) (elaborazioni dati Ismea-Nielsen Market Track). E le stime 2021 parlano di una produzione stabile, con una lieve crescita, nell’ordine del 0,3% a volume (Fonte tavolo esperti Commissione Ue).

Secondo i dati diffusi dal presidente di Unaitalia Antonio Forlini, nel 2020 crescono sia il fatturato (+3,82%), che si attesta a 5,7 miliardi di euro (4,56 mld per le carni e 1,15 miliardi per le uova per la sola parte agricola), che la produzione di carni bianche (pari a 1.389.900 tonnellate +1,8 % sul 2019) e di uova (12,3 miliardi, + 0,7%).
A registrare il trend migliore sono soprattutto il tacchino (+4%, 313mila tonnellate) e il pollo (+1,68%), che rappresentano il 74% della produzione di carni bianche.
Per il presidente di Unaitalia, “Il settore delle carni avicole italiane nell’anno del Covid ha mostrato la sua forte resilienza confermandosi al quinto posto tra i produttori Ue, con una produzione in crescita dell’1,8%, in controtendenza alla media europea (-0,1%). E, secondo le stime della Commissione Ue, l’Italia nel 2021 sarà l’unico fra i primi cinque Paesi produttori Ue a segno più (+0,1%) con una produzione sulle 1,39 mln di tonnellate, in linea con l’anno precedente. Il settore ha tenuto meglio degli altri grazie a una filiera nazionale caratterizzata da forte integrazione verticale e autosufficienza (107,5%) che ha permesso di adeguare in tempo reale la produzione alla domanda.

L’Italia al quinto posto per produzione in Europa, in Romagna si concentra la maggior parte delle aziende
A registrare il trend migliore sono soprattutto il tacchino e il pollo

Permane, però, una forte incertezza sul fronte della redditività, visto il rialzo vertiginoso dei prezzi delle materie prime, cresciute da gennaio a maggio del 42%, che deve essere riconosciuto dalla Grande distribuzione per non indebolire la produzione italiana, al pari dei maggiori costi di produzione, inevitabili per conseguire gli obiettivi sulla sostenibilità richiesti dalla strategia From Farm to Fork.

L’Emilia Romagna, ha ricordato la Cia Romagna in occasione della presentazione dell’Annata Agraria 2021, è caratterizzata da una forte vocazione avicola del sistema agro alimentare, sia per quanto riguarda la produzione (il 29% del totale nazionale per la carne, il 20% della produzione di uova) che per la presenza di importanti realtà di trasformazione e commercializzazione (il 45% degli ovoprodotti nazionali ha origine nella regione), con conseguenti ricadute positive su occupazione e sviluppo di valore per il territorio.
La Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli regionali. Il pollame e le uova rappresentano due settori particolarmente dinamici, sia in termini di innovazione di prodotto che trend del consumo, e più di altri prodotti di origine animale hanno saputo intercettare le preferenze dei consumatori in epoca Covid.

Maggiore attenzione all’ambiente e al benessere degli animali, spiccato orientamento verso il prodotto e il taglio naturale ed elevata fidelizzazione del cliente sono alcune tra le prospettive che interessano il comparto.
Restano pressoché invariati gli allevamenti in Romagna, con un leggero incremento per quelli di galline ovaiole a Forlì-Cesena a fronte di un decremento di quelli di polli da carne.

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