Contenimento degli animali selvatici e risarcimenti equi: le proposte Cia al nuovo Piano faunistico - Agrimpresaonline Webzine

Contenimento degli animali selvatici e risarcimenti equi: le proposte Cia al nuovo Piano faunistico

Aprile 2017

Piero Peri

È iniziato il confronto sul Piano faunistico venatorio regionale, lo strumento di pianificazione che regola la gestione della fauna cacciabile e l’uso del territorio ai fini faunistici-venatori.

Si tratta di una sorta di “piano regolatore” che per cinque anni definisce le regole che i diversi soggetti coinvolti nella gestione e nell’esercizio della caccia devono rispettare.
Strumento quindi di grande rilevanza, che assume maggior rilievo considerato che questo è il primo Piano regionale che è predisposto a seguito delle recenti modifiche istituzionali, che hanno visto il passaggio delle competenze, prima in capo alle Province, alla Regione.

La Cia, nella consapevolezza dei limiti normativi nazionali, e di conseguenza regionali, ha inoltrato le proprie osservazioni alla bozza del documento prospettato, avanzando proposte e richieste di modifica. È stato dato particolare rilievo alle problematiche più evidenti determinate dai danni arrecati alle produzioni e alle coltivazioni, all’esigenza di definire delle norme che diano maggiori certezze nelle azioni di prelievo e contenimento degli animali per raggiungere, in tempi ragionevoli, un equilibrio tra fauna e attività agricole che da tempo si è interrotto.

La Confederazione ha inoltre sottolineato l’esigenza di definire norme certe che regolino l’accertamento e il risarcimento dei danni, così come la possibilità concessa dalla Legge agli agricoltori di gestire iniziative private, che non possono vedersi limitate da arbitrarie applicazioni.

La problematica della gestione faunistica ha infatti, da troppo tempo, assunto una dimensione che pare sfuggita di controllo. Le popolazioni eccessive di ungulati (non solo cinghiali) in vaste aree della nostra regione stanno mettendo a rischio la tenuta di numerose aziende agricole, proprio in quei territori dove tutti affermano che occorre mantenere la presenza dell’uomo agricoltore. I ricorrenti ingenti danni, i continui contenziosi che si susseguono nel tentativo di ottenere un parziale risarcimento, hanno esasperato il clima e i rapporti tra agricoltori, cacciatori e istituzioni preposte alla programmazione, al controllo e alla gestione.

Il prossimo Piano faunistico è probabilmente ‘l’ultima spiaggia’ che abbiamo a disposizione prima di certificare definitivamente il fallimento di un’impostazione normativa che regola la gestione faunistica e l’attività venatoria, che non ha eguali in Europa. Dalle scelte che la Regione farà nell’approvare il nuovo Piano avremo la possibilità di verificare la coerenza tra quanto è affermato e tra quello che poi effettivamente è fatto.
Ormai non c’è più spazio per scelte ambigue o equilibri che non vogliono scontentare nessuno.

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