Controllo sul cinghiale: le regole dell’ ‘autodifesa’ per gli agricoltori - Agrimpresaonline Webzine

Controllo sul cinghiale: le regole dell’ ‘autodifesa’ per gli agricoltori

autodifesa

Piero Peri

Nel mese di novembre 2021 la Giunta Regionale ha approvato il “piano di controllo del cinghiale” valido sino alla fine del 2026 e, per la prima volta unico su tutto il territorio regionale, anche in quelle province che, fino ad oggi, ne erano sprovviste.

Il piano di controllo si è reso necessario in quanto i cinghiali presenti nei nostri territori sono da anni troppo numerosi, sono stati importati dai Paesi dell’Est europeo negli anni ’80, presentano dimensioni decisamente molto maggiori e sono molto più prolifici di quelli che erano presenti nei nostri boschi (ogni anno l’incremento varia dal 200-250% rispetto all’anno precedente). Ciò ha fatto sì che negli ultimi decenni la presenza massiccia di questo ungulato sia stata causa di ingentissimi danni al comparto agricolo, oltre che causa di incidenti stradali.

Come fare per attivare la procedura che consente agli agricoltori di limitare i danni nei loro terreni

A seguito delle nostre pressanti richieste e proteste la regione ha approvato la DGR n. 1973/2021, poi integrata con la DGR n. 2093/2021, che consentono agli imprenditori agricoli di intervenire direttamente a difesa delle proprie produzioni e colture.

Coloro che sono in possesso di abilitazione all’esercizio venatorio alla specie cinghiale possono agire direttamente nei propri terreni, avvalendosi dei famigliari o dipendenti in possesso di abilitazione all’attività di controllo (coadiutori).

Chi, diversamente, non è in possesso di licenza può esercitare il diritto di difendere le proprie coltivazioni avvalendosi, fino al numero massimo di due, di “coadiutori” abilitati di propria fiducia comunque iscritti all’albo provinciale su cui ricadono i terreni oggetto di intervento.
Gli agricoltori che vorranno avvalersi di questa facoltà devono comunicarlo alla Polizia provinciale del proprio territorio, la quale rilascerà apposita autorizzazione, di durata quinquennale, nella quale saranno riportati anche i nomi dei famigliari, dipendenti o coadiutori indicati dall’agricoltore stesso.

Qualora i terreni agricoli ricadano anche in zone di caccia, l’agricoltore dovrà inoltrare il proprio provvedimento autorizzativo al titolare della gestione venatoria (Atc, azienda venatoria). Nelle aree e nei giorni dove si esercita la caccia collettiva l’agricoltore potrà intervenire con gli abbattimenti solo nelle ore notturne.

Va ricordato infine che, per le finalità sopra descritte, l’attuazione del piano di controllo è ritenuta un “Servizio di pubblica utilità” e, di conseguenza, il personale coinvolto opera nell’interesse pubblico. Pertanto, l’intralcio o l’interruzione volontaria di tale attività è da considerarsi pertanto punibile ai sensi dell’art.340 del codice penale.

Il modulo è scaricabile al seguente link https://bit.ly/modulo-autodifesa.
Per informazioni rivolgersi agli uffici territoriali della Confederazione.

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