
Agosto 2014
“Con l’ennesima crisi dell’ortofrutta corriamo il rischio che le imprese agricole non ce la facciano più e si riconvertano ad altre produzioni con un impatto negativo sull’occupazione e l’indotto (trasporti, servizi, artigianato, commercio ecc.), che il settore ortofrutticolo genera. Da qui si evince che il problema non è solo agricolo ma di tutta l’economia del territorio”.
Lo sostiene la Cia di Ravenna che commenta il difficile momento per il settore. “La situazione va valutata in tre fasi distinte, la prima è la congiuntura che ha portato a questa situazione, la seconda fase è come intervenire per cambiare la situazione nell’immediato e la terza è come superare i problemi strutturali per rimanere competitivi sul mercato in futuro e quindi dare prospettiva al settore”.
“Per quanto riguarda la congiuntura si tratta di una concomitanza di fattori negativi legati alla situazione di crisi economica nazionale ed internazionale, che ha determinato una riduzione del potere di acquisto dei consumatori, all’andamento climatico non favorevole, ed in parte alla stessa intrinseca natura del prodotto, facilmente deperibile e quindi con un ridotto tempo di commercializzazione. Per l’immediato quello che si può fare e si sta facendo sono l’attivazione delle misure straordinarie secondo quanto previsto dall’Ocm unica, tavoli di confronto tra regioni produttrici e Ministero per concordare misure di promozione, governo dell’offerta e controllo della dinamica dei prezzi, il programma di valorizzazione del prodotto predisposto dall’Organismo interprofessionale, l’applicazione del salario di crisi previsto dall’ultimo contratto di lavoro provinciale dei braccianti agricoli”.
In prospettiva la Cia ritiene che nella nuova Ocm si devono individuare gli strumenti che consentano, in caso di crisi gravi come quella presente, la salvaguardia di un minimo reddito per i produttori come la programmazione delle produzioni frutticole, l’attivazione dei fondi mutualistici, utilizzando risorse che spettano al settore sulla base di una più giusta ripartizione dei fondi fra i vari comparti dell’agroalimentare.
“Occorre il funzionamento dell’Organismo interprofessionale con una modifica che regoli la sua attività in sede comunitaria e nazionale e che fissi regole per la produzione, commercializzazione e la vendita che tengano conto di una giusta remunerazione per tutti gli attori della filiera. Inoltre – prosegue la Cia – e questo tema lo sosteniamo da tempo in quando riguarda tutti i settori della nostra economia, dobbiamo superare gli svantaggi competitivi in ambito Ue legati agli oneri fiscali e contributivi, l’utilizzo di prodotti fitosanitari autorizzati, costo dei mezzi tecnici, energetici e di quelli relativi ai costi della burocrazia: in pratica ci serve un ‘sistema Paese’ che ricominci a funzionare. Su questi ultimi temi – conclude la Cia – è da tempo che stiamo lavorando in quanto riteniamo indispensabile che per lo sviluppo del nostro Paese la valorizzazione dei prodotti agricoli nazionali e di qualità e soprattutto l’equa remunerazione reddituale dei vari protagonisti della catena alimentare a cominciare da chi ne cura l’origine produttiva, sia un obiettivo di tutti coloro che hanno a cuore il futuro del settore agricolo in ambito Ue”.



