Settembre 2016
Cresce la produzione di soia in Italia e cresce la voglia dei produttori di veder riconosciuta la qualità di un prodotto attraverso un marchio distintivo, che certifichi una modalità produttiva priva di Ogm.
Il primo passo verso un vero e proprio “brand” italiano della soia è stato fatto da Cia – Agricoltori Italiani Ferrara e Confagricoltura Ferrara che hanno invitato a Ferrara, nei giorni scorsi, Ivan Nardone del Dipartimento di Sviluppo agroalimentare e Territorio di Cia Nazionale; Mario Salvi, responsabile Area produzioni cerealicole di Confagricoltura e i rappresentanti delle associazioni di Veneto e Lombardia per discutere del futuro di una coltura che a livello di consumo alimentare fa certamente tendenza.
Nel corso del coordinamento sono stati analizzati due fattori davvero rilevanti a livello di produzione e consumo di soia. A livello produttivo nel 2016 c’è stato un aumento di superfici investite del 10-12% e la produzione stimata è di circa 1.250.000 tonnellate, mai così alta dagli anni ’90.
Ma, nonostante questa notevole impennata, la quantità di soia prodotta copre solo il 7% circa del fabbisogno europeo e il resto viene importato da Stati Uniti e Sud America, dove l’utilizzo degli Ogm è all’ordine del giorno.
Aumenta a due cifre, circa il 10%, anche il consumo di soia a livello alimentare perché gli alimenti a base di proteine vegetali vanno a coprire la richiesta di mercato di vegetariani e vegani che peraltro chiedono prodotti bio e certificati.
“Sembra davvero un ottimo momento – spiegano Cia e Confagricoltura – per parlare di un marchio che certifichi la soia italiana No Ogm. Un marchio che da un lato valorizzi la qualità del prodotto italiano e il lavoro dei produttori in termini di prezzo e dall’altro tuteli la salute di chi sceglie alimenti a base di soia. La nostra idea è, infatti, quella di un marchio di filiera che renda più remunerativo per gli agricoltori coltivare la soia, sia appetibile per le aziende di trasformazione che vedrebbero soddisfatto maggiormente il fabbisogno di soia italiana e ricorrerebbero meno a soia Ogm e naturalmente per i consumatori che saprebbero esattamente quello che arriva sulle loro tavole.
Siamo consapevoli – continuano le associazioni – che i passi da fare sono ancora molti, perché sarà necessario mettere a punto un disciplinare, fare ricerca per migliorare la qualità del prodotto e soddisfare al meglio la richiesta dell’industria e naturalmente fare accordi precisi di filiera, ma crediamo che occorra ascoltare le richieste di un mercato che non è più solo una nicchia.
Lo dimostrano le scelte di grandi aziende alimentari che stanno lanciando sul mercato prodotti a base di soia accanto, ad esempio, a latte e formaggi tradizionali.
Naturalmente non vogliamo certo porci in concorrenza con altri settori agroalimentari, ma andare a intercettare una richiesta precisa attraverso un sistema di qualità che pensiamo possa fare davvero la differenza per tutta la filiera della soia italiana no Ogm”.



