Danni da cinghiale: “incentivare il controllo in selezione per contenerli”

altana per la caccia

Claudio Ferri

Il castanicoltore Massimo Tedeschi applica l’autodifesa con successo ma subisce ripercussioni da ignoti

LOIANO (Bologna) – “Per dieci anni sono stato rappresentante della Cia in Atc. Quando ho visto che la situazione era statica ho pensato di tutelarmi da solo con l’autodifesa, prendendo all’età di sessanta anni la licenza di caccia: ora sono tre anni che applico questo metodo, con ottimi risultati, nel contenimento dei danni da cinghiale”.

Massimo Tedeschi, castanicoltore di Scascoli – località di Loiano – segnala una situazione incandescente su un problema che non si è mai sopito, ovvero le incursioni degli ungulati nelle colture agricole e, in questo caso, nei suoi tre ettari di castagneto.

“Applico questa forma di protezione, in parte anche nel castagneto, con grande difficoltà – spiega – nonostante la recinzione con il filo elettrico perché i cinghiali la spezzano costantemente ed entrano nel bosco cibandosi dei marroni. Sono costretto a raccogliere i frutti di sera per evitare che i suidi se li mangino di notte. Per questo ho deciso di installare una  altana in un campo, vicino al castagneto, perché è una zona di transito dei selvatici. Ci vado io con i miei figli che sono diventati cacciatori e collaborano con me”. La famiglia si difende in autonomia dagli animali con un metodo che ha dato buoni risultati per contrastare i danni, in parte attenuati dalla predazione del lupo la cui presenza sta contenendo il numero degli animali. “Nonostante sia difficile eliminarli completamente, mi sembra una pratica da incentivare – commenta Tedeschi – e l’ideale sarebbe poter avvalersi di selettori (personale abilitato, o coadiutori, ndr) qualificati e di fiducia perché quando coinvolgo i cacciatori aderenti alle squadre di braccata spesso non vengono o trovano scuse”. Tedeschi lamenta, quindi, una situazione che sfocia in ‘dispetti’ e azioni volte a disincentivare il controllo dei suidi in selezione.

“Nell’area sottostante le altane da autodifesa, in vicinanza del castagneto – racconta l’agricoltore – è già l’ennesima volta che qualche individuo fa ‘dispetti’ spargendo sul terreno repellenti come naftalina o altri prodotti chimici al fine di allontanare dagli appostamenti gli animali. Una sorta di ritorsione nei nostri confronti, come dire ‘i cinghiali sono nostri e li cacciamo noi’. Questo atteggiamento rappresenta un danno perché durante la raccolta gli animali vanno direttamente nel castagneto a mangiare i marroni”.

L’agricoltore parla di ‘un monopolio’ della caccia al cinghiale. “Non è corretto questo comportamento – sottolinea Tedeschi – perché anche coloro che fanno selezione nelle aziende agricole sono stati oggetto di episodi di teppismo: un atteggiamento non collaborativo. Ribadisco che è diritto degli agricoltori ricorrere all’autodifesa che dà buoni risultati ed è efficace. Inoltre i cinghiali prelevati vanno conferiti alla filiera della carne della Regione Emilia Romagna attraverso macelli autorizzati. “La Regione – conclude infineTedeschi – prenda atto di questo atteggiamento e tolga il monopolio esclusivo ai cacciatori di braccata incentivando i selecontrollori da affiancare alle aziende agricole”.

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