È nata la nuova Camera di commercio della Romagna: Forlì-Cesena e Rimini - Agrimpresaonline Webzine

È nata la nuova Camera di commercio della Romagna: Forlì-Cesena e Rimini

Febbraio 2017

FORLI-CESENA – Il 19 dicembre scorso, con l’insediamento del Consiglio, si è costituita ufficialmente la Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini. È così giunto a compimento il processo di accorpamento avviato un anno fa dai Consigli delle Camere di commercio di Forlì-Cesena e di Rimini, primo in Emilia Romagna e ottavo a livello nazionale.

Il Consiglio, nominato con decreto del presidente della giunta della Regione Emilia Romagna, per il quinquennio 2016-2021 ha eletto presidente Fabrizio Moretti, già presidente della Camera di Rimini. Il Consiglio della nuova Camera è composto da 33 membri. Il territorio nel quale il nuovo ente eserciterà le proprie funzioni ha una superficie di oltre 3.240 kmq, 56 comuni, più di 730.000 abitanti, quasi 100.000 imprese e un valore aggiunto totale di oltre 19,5 miliardi di euro. Tra gli eletti del Consiglio anche la direttrice della Cia di Forlì-Cesena, Mara Biguzzi, della quale ospitiamo di seguito un commento.

Una fusione a metà

Quando l’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna ha deliberato la Legge di riordino istituzionale, dando il via libera alla creazione delle Aree vaste, in molti hanno visto schiudersi, finalmente, la possibilità di dare corpo ad un forte polo socio-economico romagnolo, impostato su una nuova visione unitaria tra i territori ravennate, forlivese, cesenate e riminese.
Poiché, nello stesso periodo di tempo, si è concretizzata la magica congiunzione astrale dell’urgente ricomposizione del sistema delle Camere di commercio, in parte autodeterminata, ma soprattutto stimolata dal Governo Renzi, è parsa aprirsi una strada larga e logicamente praticabile, lungo la quale poter finalmente ridisegnare un quadro territoriale unitario: una dimensione, l’Area Vasta, che si sostituisce alle Provincie e incardinandosi con il sistema delle Camere di Commercio di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini, da vita, finalmente, ad una Romagna governabile e compattata.
Le tre Camere di commercio, così come previsto dalla normativa vigente, si potevano fondere in una unica Camera della Romagna, il tutto a beneficio di una comunità che, dell’essere romagnoli, ha fatto un potente fattore distintivo, positivo e mai discriminante.
Tutto talmente logico e sensato da sembrare scontato, se non che, ancora una volta, è emersa la scarsa lungimiranza di alcuni dirigenti di questo territorio, il loro ancoraggio a schemi superati e del passato. Spesso anche si scopre l’esistenza di un muro difficile da scalare, in grado di bloccare il cammino del buon senso, di piegare l’interesse comune all’interesse particolare. In questo contesto, la cronica incapacità del sistema camerale di comunicare le molte utilità messe in campo a sostegno dell’economia reale delle nostre comunità, fa sì che la sorte delle Camere di commercio sia valutata con indifferenza dalla maggior parte dei nostri imprenditori e lasciata agli ultimi posti delle questioni a cui dar importanza.
Si tratta di un errore poiché gli Enti camerali sono oggi l’unica istituzione in cui i rappresentanti delle Associazioni di categoria possono esprimere con forza la loro volontà ed incidere nella realtà economica delle nostre comunità, non solo nei servizi resi ma, ad esempio, decidendo le politiche di sostegno ai Confidi, per il credito alle piccole e medie imprese, oppure attraverso la presenza nelle società partecipate, che determinano fasi importanti dello sviluppo territoriale. Fare la cosa giusta al momento giusto significava favorire un percorso di fusione delle Camere di commercio a dimensione romagnola, finalmente in armonia con un indirizzo istituzionale, quello delle aree vaste.
Significava e per me significa ancora, fare una scelta capace di rafforzare una cabina di regia con evidenti benefici e specifiche ragioni economiche, amministrative, culturali.
La responsabilità della mancata attuazione di questo percorso, ricade pressoché per intero sul vertice della Camera di commercio di Ravenna, che da oltre un anno ha sostanzialmente impedito questa logica e motivata soluzione, non tenendo minimamente in conto delle volontà più volte espresse e delle delibere prese dai Consigli camerali di Forlì Cesena e di Rimini, orientati ad una unica Camera di commercio della Romagna, continuando a dichiararsi disponibile solo nel voler portare avanti un’ipotesi di fusione a quattro, che oltre alle tre Camere di Commercio romagnole, prevedesse anche l’allargamento alla Camera di commercio di Ferrara. Ipotesi, peraltro, che non ha avuto alcuna adesione.
Tutto questo, senza che la Camera di commercio di Ferrara abbia mai preso una delibera a favore di questa opzione a quattro, mentre ha esaminato quali ipotesi, tre possibili opportunità, vale a dire fondersi con Bologna, fondersi con Modena, oppure fondersi con Ravenna.
Il dipanarsi di questa situazione, a meno di interventi governativi, ha ora una fase certa: la fusione a dimensione romagnola si è avviata e ha interessato le due Camere di Commercio di Forlì Cesena e di Rimini. Come Consigliere della Camera di commercio di Forlì Cesena ho sempre manifestato il mio impegno affinché si giungesse alla fusione in una unica Camera della Romagna.
L’ho fatto perché mi pareva il modo giusto per creare i presupposti per rappresentare al meglio gli interessi dei nostri imprenditori e perché mi sembrava del tutto logico muoversi assieme, in relazione alla nascente Area Vasta. Mi pareva più stimolante e produttivo darsi degli strumenti a dimensione romagnola, utili a dimostrare la nostra vitalità e la nostra voglia di essere protagonisti della ripartenza, auspicata da tutte le parti, dell’economia del nostro Paese.

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