Grano duro, impennata delle semine in Europa e nel mondo

Claudio Ferri

Cereali: Marco Bergami (Gie cereali Emilia Romagna) commenta le dinamiche produttive

DALLA REDAZIONE – Il grano duro è interessato da una forte impennata in tutto il mondo, in termini di superfici seminate, un incremento che interessa l’Europa a 28 ma anche tutti i Paesi del globo. Ci saranno quindi, ma è una previsione, maggiori scorte di frumento.

“Di fronte a questi eventi come sempre siamo in assenza di programmazione – afferma Marco Bergami, coordinatore regionale del Gie, il Gruppo di interesse economico della Cia. Il dato fondamentale è che per superare le difficoltà dovremo nel futuro procedere con le semine ‘con un contratto in mano’. Mi riferisco agli accordi di filiera che possono in qualche modo tutelare il produttore dalla volatilità dei mercati e invasi da prodotti che vengono dall’estero. Adesso la qualità dei grani è medio alta ovunque nel mondo perché tutti sanno produrre bene e con qualità. Il prezzo è globale – aggiunge – e per avere margini accettabili dovremo valorizzare la provenienza, ovvero il ‘made in italy’, in collaborazione con trasformatori e pastai. Noi siamo capaci di produrre bene, ma non altrettanto nel dare valore aggiunto a ciò che coltiviamo.
azienda BergamiCi vuole coerenza ed oculatezza anche nel scegliere le varietà: non tutte sono idonee per determinate trasformazioni e non possiamo coltivare un ventaglio troppo ampio. Nei contratti di filiera vanno indicate varietà e caratteristiche delle stesse, ma soprattutto vanno individuate quelle che danno garanzia di omogeneità nel prodotto finito. Grazie alla ricchezza di biodiversità – osserva ancora Bergami – possiamo anche privilegiare quelle farine che non creano problemi di intolleranza ai consumatori, ottenute quindi da frumenti appositamente seminati per tale scopo e di cui l’Italia è ricca: se riusciamo a coinvolgere l’industria in questo senso potremmo ottenere buoni risultati, produttivi ed economici”.

Riguardo al grano tenero, le superfici sono stabili. Ha meno difficoltà produttive rispetto ad ‘duro’ che manifesta maggiore sensibilità nel territorio emiliano romagnolo.

“Ci sarà invece un tracollo delle superfici seminate a mais – prosegue Bergami – fatta eccezione per quello destinato a biomassa, mentre è ormai certo un aumento del sorgo e delle superfici investite a girasole da seme”.

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