Imprese femminili della provincia: una realtà importante

Novembre 2013

Mara Biguzzi

Forlì-Cesena – La Camera di commercio di Forlì-Cesena, nell’ambito dell’attività di monitoraggio statistico delle diverse realtà presenti sul territorio, analizza l’andamento delle imprese femminili, studiandone lo stato e le tendenze.

L’ultimo pubblicato è quello relativo al I semestre 2013.
Secondo l’analisi effettuata, risultano attive, al 30/6/2013, 8.607 imprese femminili su un totale di 39.234 imprese, che corrispondono al 21,9% del totale; l’incidenza è lievemente superiore a quella regionale (21,1%), ma inferiore a quella nazionale (24,3%).

Con riferimento allo stesso periodo 2012, si nota una flessione a livello provinciale, pari al -1,4%, superiore a quella dell’Emilia Romagna (-0,4%) e dell’Italia (-0,8%). Il trend dal 2007, a livello provinciale, appare crescente (+0,7%), seppure costantemente inferiore a quello regionale (+3,5%) e nazionale (+1,9%).
Per quanto riguarda la disaggregazione per settore di attività, in provincia il 26,9% delle imprese femminili appartiene al commercio ed il 18,7% all’agricoltura, con 1.607 imprese su 7.505 imprese agricole attive (21,4% sul totale imprese agricole).

Seguono, in ordine di importanza, le “altre attività dei servizi” (11,3%), il settore degli “alberghi e ristoranti” (11,3%), il settore manifatturiero (8,4%) e le attività immobiliari (6,4%). Il comparto a più elevata presenza femminile risulta “altre attività di servizi” (comprendente attività quali lavanderie, estetiste, parrucchiere ecc..), con oltre la metà delle imprese (55,4%).
Con riferimento alla distribuzione territoriale delle imprese femminili (per comune e aggregato), il 51,8% ha sede nei due principali comuni della provincia (Forlì e Cesena), con un’incidenza sul totale delle imprese attive pari rispettivamente al 20,8% per il primo e 21,9% per il secondo.

In pianura si concentra circa l’80% delle imprese femminili della provincia. La maggiore incidenza di aziende femminili si riscontra nel comune di Santa Sofia (30%), mentre quella più bassa a Longiano (17,9%). La “montagna forlivese” è l’aggregato territoriale con la maggiore incidenza di tale tipo di imprese (28,4%).

Anche se in provincia di Forlì-Cesena la situazione occupazionale e di rappresentatività femminile nel settore agricolo è migliore che nel resto del Paese, esistono comunque elementi di disparità che rendono le donne, ancora e soprattutto oggi, la parte debole del mercato del lavoro.

L’agricoltura sta attraversando una complessa fase di crisi e di trasformazione, producendo al proprio interno cambiamenti sostanziali non solo di assetto organizzativo e gestionale, ma anche e soprattutto di ridefinizione del proprio ruolo socioeconomico.

In questo contesto, un elemento innovativo è costituito dalla crescente presenza di una imprenditoria agricola femminile rilevante, proprio perché portatrice di modalità inedite di impatto col mercato e perché innestata talvolta su scelte di vita e suggestioni culturali particolarmente elevate oltre che diversificate.
È significativo constatare, a tale proposito, come siano cambiate le motivazioni di “accesso” oltre che i ruoli agiti, per non parlare della crescente propensione alla innovazione e al legame sempre più stretto tra scelte di vita e opzioni lavorative.

L’attaccamento delle donne all’attività agricola, come si evince da tutti gli studi e le ricerche fin qui condotte, si pone come un elemento di forza ed anzi come condizione indispensabile per la loro realizzazione in termini lavorativi e personali.

Sempre più protagoniste di una scelta professionale e di vita, le donne agricoltrici si fanno, nello stesso tempo, artefici e portatrici di cambiamento, attente come sono alla riscoperta di valori sociali e ambientali, di modelli di vita più rispondenti ai ritmi naturali, di tradizioni locali, da rileggere e re–interpretare a proprio piacimento, con lo sguardo rivolto al futuro, appunto.
Su questo piano occorrerà insistere e soprattutto in questa direzione occorrerà, a breve e medio termine, moltiplicare l’impegno delle istituzioni, degli enti locali, delle strutture sindacali e associative, contando sull’apporto di studi, ricerche, elaborazioni e buone prassi di tutti gli operatori, istituzionali e non, che hanno lavorato e lavorano nel campo delle pari opportunità.

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