In crescita le produzioni biologiche di albicocche mentre l’export guarda ai mercati arabi

Giugno 2016

Alessandra Giovannini

DALLA REDAZIONE – “In Emilia Romagna non sarà un’annata di piena produzione, ma le albicocche certamente non mancheranno”. 

Questa la prima considerazione di Ugo Palara, responsabile dell’ufficio tecnico di Agrintesa sulla situazione di questo frutto estivo che ha subito un andamento climatico piuttosto altalenante. “Una fioritura così anticipata, addirittura nella prima decade di febbraio – sottolinea ancora Palara – non l’avevo mai vista nella nostra regione. L’inverno è stato mite e la pianta ha fiorito prima, subendo poi le avversità climatiche di una pioggia persistente e degli sbalzi termici. Una situazione che non ha certo aiutato il movimento delle api e l’impollinazione”. Un andamento climatico incerto che ha caratterizzato tutta l’Europa, come è stato evidenziato al consueto convegno di Europech a Perpignan (Francia), l’occasione per un primo scambio di informazioni sulla situazione attuale delle albicocche in Europa. Inverno mite per tutti, con alcune gelate che hanno interessato tra fine febbraio e marzo diverse zone, in particolare la regione di Murcia in Spagna, mentre in Francia si sono verificate grandinate nel mese di aprile.

“Tutto questo – spiega il Cso (Centro servizi ortofrutticoli) – ha contribuito a delineare un quadro produttivo a livello europeo inferiore allo scorso anno: con circa 443.000 tonnellate previste, il raccolto di albicocche si pone sull’11% in meno rispetto allo scorso anno. L’Italia, in particolare, prevede un calo del 19% (circa 163.000 tonnellate) rispetto al 2015, in Spagna il raccolto dovrebbe essere di circa l’1% in meno rispetto allo scorso anno, la Francia stima un raccolto in flessione del 26%, la Grecia, infine, prevede una crescita a 54.800 tonnellate”. Dunque aumenti e cali per una produzione che, almeno nella nostra regione, dovrebbe essere difforme per territorio e varietà. “In alcuni casi occorrerà diradare – dice ancora Palara – quindi ci sarà buon raccolto, in altri si avranno alberi “scarichi”. Siamo meno pessimisti di due mesi fa perché le varietà autofertili, protagoniste importanti di un recente rinnovamento, ci aiutano”.

A confermare queste situazioni i pareri dei produttori. “Sono abbastanza contento – ci dice Dario Bertuzzi, 26 anni, presidente dell’Agia Cia di Imola che coltiva nelle prime colline imolesi circa 3 ettari di albicocche. – Per ora non mi lamento ma aspetto la fine di maggio quando comincerò a raccogliere i primi frutti. Certo è stata una strana fioritura, soprattutto per alcune varietà tipo la Pink-cot che ha anticipato i tempi e ha avuto problemi per l’impollinazione. Ho avuto difficoltà anche con la precoce Aurora ma per Portici stiamo diradando e per l’autofertile Faralia sono molto ottimista”. Una coltivazione in cui il giovane Dario crede molto. “Con gli albicocchi mi trovo bene – racconta ancora – è una coltivazione che mi appassiona. In collina ho poca acqua e la pianta si è adattata bene, è una valida opzione. In annate normali si produce molto poi, come sempre accade, occorre fare le scelte giuste. Abbiamo molti impianti giovani anche perché, dopo sei anni che non andava a frutto, ho tolto la Primaria e a novembre sono già pronto per un nuovo impianto di mezzo ettaro di albicocco. Il pesco vuole più acqua, la vite è costosa da mantenere e la produzione è più bassa rispetto alla pianura”.

Ma c’è anche chi la pensa diversamente. “Per me l’albicocca è una novità, l’ho piantata solo 5 anni fa perché ho paura che per noi sia più complicato”.
Ė il parere di Danilo Zelani che segue tre ettari del frutto estivo nella pianura a Casola Canina, frazione di Imola. “Qui è più facile coltivare la pesca, d’inverno è più freddo, abbiamo anche le barriere antigelo. Tengo le albicocche per avere un’alternativa, perché occorre più tempo per raccoglierle, è più delicata e i costi sono maggiori. Quest’anno la produzione sarà più scarsa per la cattiva impollinazione, la pioggia e il freddo e, in più, negli ultimi giorni di aprile abbiamo avuto raffiche di vento anche a 60 Km orari e molti frutti cadranno. Va bene come prova, ma non esageriamo”. E poi c’è chi ha avuto seri problemi.

“Non sono contento. – dichiara Maurizio Camaggi, 5 ettari di albicocco a Casalfiumanese di cui 2 bio – Se faccio la media degli ultimi 5 anni ho fatto meno reddito che per il pesco e il vigneto. La pioggia in fioritura, la pioggia in raccolta, tre grandinate e problemi con il mercato non mi hanno certo aiutato. Quest’anno mi mancherà il 50% della produzione. L’acqua è caduta per venti giorni in piena fioritura e per il bio le difficoltà sono state maggiori. Fare biologico per l’albicocco è sempre più complicato, era più semplice anche solo 10 anni fa. Oggi il clima è cambiato, il mercato è sempre più esigente e la resa per ettaro è più bassa rispetto ad altri frutti”. Per Camaggi le cose non migliorano anche se parliamo di altri frutti. “La pesca ha problemi di mercato con costi di produzione alti e resa bassa, per la vite prevedo guai dopo la liberalizzazione delle quote. Per l’albicocca, che per me è ancora il protagonista del nostro territorio, occorrerebbe lavorare sulla ricerca, migliorare le varietà, valorizzare la Bella d’Imola e Portici che erano più resistenti ma meno apprezzate perché meno belle. Le albicocche francesi e spagnole sono più rosse, la Reale è più pallidina e meno appetibile, ma essere più bella non significa essere anche migliore. Forse sono troppo pessimista, spero di sbagliarmi ma, comunque, bisogna intervenire”. Eppure risulta che in Emilia Romagna i consumatori sono sempre più interessati al prodotto locale.

“Sì è vero. – conferma Claudio Buscaroli del Crpv (Centro ricerche produzioni vegetali) – I consumatori del nostro territorio sono molto legati alla loro terra e a questo non siamo preparati, anche se come Centro abbiamo avuto un riscontro positivo grazie al progetto avviato con Coop Estense, oggi in Coop Alleanza 3.0, dedicato alla valorizzazione dei frutti del territorio. Occorre una maggiore programmazione per avvicinare i produttori al mercato. Sulle nuove varietà c’è la certezza di poter vendere alla grande distribuzione, sulle altre no. Ci vorrebbe una nuova logistica perché oggi c’è un interesse nuovo per le varietà antiche di qualità elevata ma non si riesce a trovarne quantitativi adeguati per soddisfare le richieste”. Autoctone a parte, ci sono alcuni rilievi interessanti da rilevare. “I consumi di frutta in Emilia Romagna stanno aumentando – dice ancora Buscaroli – nonostante la superficie complessiva di pesche, albicocche e susino stia diminuendo. Questa fetta di mercato se la sta conquistando il sud Italia e altri paesi come la Spagna. A parte l’annata sicuramente particolare, con una produzione che sarà inferiore al potenziale, l’albicocco in questi ultimi 5 anni nella nostra regione è notevolmente aumentato in tutti i campi a discapito del pesco che ha visto un calo del 40% negli ultimi dieci anni.
Grazie a varietà tardive oggi in Emilia Romagna abbiamo albicocche sulle nostre tavole dal 20 maggio a tutto agosto, con prezzi notevoli e in un prossimo futuro, fra cinque o sei anni, potremmo arrivare fino a settembre. Anzi, ce ne sono già in produzione ma non sono ancora buone. E si potrebbe fare ancora molto di più se avessimo più tutela nei brevetti per le nuove varietà come accade per Francia e Stati Uniti”. Cosa non si fa per accontentare i consumatori. Si creano, ad esempio, nuove varietà di frutta e Apofruit punta allora sulle albicocche rosse e su un incrocio fra susino e albicocco chiamato susincocco.

“C’è molto spazio per le novità. – precisa Ilenio Bastoni, direttore generale di Apofruit – I nuovi prodotti che presentiamo sono molto buoni e hanno la particolarità di essere a buccia rossa, quindi particolarmente distinguibili da altri e adatti per aumentare il consumo e coprire le esigenze di un mercato che si sta segmentando”. Nuove varietà che offrono più prodotto per un periodo più lungo, quindi aumento del consumo e dell’export. Un mercato che per Apofruit vuol dire anche Emirati Arabi. “Ė il secondo anno che esportiamo in quello Stato e durante il Ramadan, in giugno, il consumo di frutta aumenta notevolmente”. E in quest’ottica c’è anche il rapporto tra il nord e il sud Italia. “Possiamo avere albicocche da fine aprile, grazie alle serre della Basilicata, fino a settembre inoltrato grazie alle tardive dell’Emilia Romagna. – dice ancora Bastoni – Questa non è competizione ma integrazione. E poi ci aiutano anche le nuove confezioni che, come chiede il mercato, preservano la qualità e danno identità al prodotto”.
Altro elemento da sottolineare è il biologico. “C’è una forte crescita di questo settore. – precisa Bastoni – Apofruit copre il 20% delle superfici totali e dà soddisfazione sia per il prodotto fresco sia per quello finalizzato alla trasformazione. Il futuro per la specie? Qualità, segmentazione e distintività”.

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